Su cosa investire a maggio 2019

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Analizziamo il contesto attuale e riflettiamo su cosa investire a maggio 2019

Se vi state chiedendo su cosa investire a maggio 2019, questo articolo vi potrebbe offrire degli spunti interessanti. Non abbiamo la presunzione di sapere quali siano i migliori investimenti possibili, perciò prendete il contenuto di questo articolo come qualcosa da considerare per valutazioni personali. Perciò, questo articolo non rappresenta una sollecitazione all’investimento, piuttosto un’analisi del contesto attuale dei mercati finanziari.

Su tutto ciò di cui parleremo e tanto altro, si può negoziare con il trading online di CFD tramite la piattaforma eToro, che può essere testata personalmente anche in modalità demo senza deposito richiesto.

Conflitto in Libia: Petrolio in aumento?

Il petrolio si potrebbe definire come la commodity delle guerre. Quando si inaspriscono le tensioni, si creano conflitti o scoppiano guerre (anche di rilievo minore, s’intende, rispetto alle “grandi” guerre), il prezzo del petrolio tende ad aumentare.

In questi primi giorni di aprile 2019 si è aperta una grave crisi in Libia, dove il generale Haftar ha deciso di attaccare il governo in carica, guidato da Al Serraj. La Libia, fortemente divisa dalle contrapposizioni politiche e militari presenti sul territorio, sembra giunta al nodo del pettine, in cui i contendenti sono pronti alla resa dei conti definitiva.

Questa situazione potrebbe portare importanti conseguenze anche per l’Italia, considerando che in Libia la Eni è presente da molti anni con diversi stabilimenti.

Ad ogni modo, colpire i pozzi petroliferi non gioverebbe né ad uno né all’altro contendente, tuttavia non si possono escludere rappresaglie in caso di “ultima arma”, ovvero per minacciare qualcuno per avere più forza nei negoziati. In conflitti meno recenti, abbiamo visto come l’incendio dei pozzi petroliferi sia stato effettuato proprio per vendicarsi contro la parte che avrebbe vinto.

Quindi, la situazione, per quanto riguarda il prezzo del petrolio, è da considerarsi da allerta. Il prezzo potrebbe salire nel caso di atti gravi o di un inasprimento eccessivo dei conflitti.

A margine di questo ragionamento, è doveroso chiarire che occorre fare il tifo per la pace, prima di tutto, poiché in gioco ci sono le vite umane. Inoltre, sul petrolio si può sempre negoziare anche al ribasso. Perciò, speriamo che non si creino ulteriori danni e che soprattutto non vi siano vittime tra i civili.

Oggi, lunedì 8 aprile 2019, l’attacco dell’aeroporto di Tripoli da parte di Haftar ha causato l’impennata del prezzo di 1$ in poche ore, passando da 63,3 a 64,3 dollari al barile (WTI), con un rialzo del +1,40%.

Per approfondire leggi il nostro articolo su come fare trading sul petrolio.

Aumento dell’oro in vista? La questione iraniana

Mike Pompeo, Segretario di Stato degli USA, ha recentemente dichiarato su Twitter che “le guardie rivoluzionarie iraniane sono un’organizzazione terroristica“. Questa dichiarazione, già di per sé pesantissima, arriva in seguito alla rottura degli accordi sull’Iran per il nucleare. Si aggiunge, in pratica, benzina sul fuoco.

L’Iran è un paese molto potente che gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio medio-orientale.  Oltre che da un punto di vista militare, occorre considerare che l’Iran è uno dei principali produttori di petrolio del mondo. Ora, a parte il fatto che questo elemento potrebbe aggiungersi alla crisi libica per l’aumento del prezzo del petrolio, va considerato che quando le crisi politiche e militari riguardano gli Stati Uniti, il prezzo dell’oro tende a salire.

Quindi, si tratta di una congiuntura che vede petrolio e oro come due probabili protagonisti delle prossime settimane di contrattazione. A partire da aprile, ma sicuramente anche per maggio 2019, considerando le eventuali ripercussioni che si potranno avere anche nel prossimo mese (anche semplicemente per un eventuale “rientro” verso la normalità).

Per approfondire consulta il nostro articolo su come negoziare sull’oro con il trading online.

Piazza Affari, FTSE MIB al rialzo o al ribasso?

Fermo restando che alcuni importanti titoli azionari come ENI potrebbero subire ripercussioni a seguito del conflitto in Libia (ufficialmente partito oggi 8 aprile 2019), si apre un periodo in cui l’indice potrebbe essere influenzato da quanto sta avvenendo in Europa. Detta più semplicemente: le elezioni europee. Queste si terranno tra il 23 e il 26 maggio.

L’esito è molto incerto, ma ciò che è certo è che aumenterà la spaccatura per via del probabile recupero delle fazioni nazionaliste, sia che si parli di anti-europeisti, sia che si parli di quei movimenti che vorrebbero un modo di governare l’Europa molto diverso da quello attuale.

In tutto ciò, si inserisce anche la Brexit, di cui parleremo tra poco.

Il FTSE MIB, in compagnia degli altri indici azionari europei, è pronto a pagare il dazio dell’incertezza. Ad ogni modo, il trading online consente di investire sia al rialzo che al ribasso, perciò in base a come credete che vadano a finire le elezioni potreste tradare di conseguenza.

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Molto probabilmente, una forte spaccatura o un successo delle forze più radicali metterebbero più incertezza ai mercati, poiché tendenzialmente ai mercati piace la sicurezza, piace “restare in pantofole”. Quindi, non è un discorso politico, questo, ma semplicemente un dato di fatto. Ai mercati piace mettere le basi e costruire, continuando nell’ottica di un termine più lungo possibile. Rivoluzionare, quand’anche teoricamente si trattasse della migliore ricostruzione possibile, verrebbe vista comunque con sospetto dai mercati.

Se le attuali forze di governo europeiste invece mantenessero salde le loro posizioni e si dimostrassero indipendenti per il funzionamento del governo successivamente alle elezioni, i mercati apprezzerebbero. Sempre per il discorso della maggiore stabilità.

Brexit, che succede alla Sterlina?

L’economia inglese inizia a perdere colpi, a causa della Brexit “in progress”. Tuttavia, il mercato Forex che generalmente è più stabile rispetto a quello azionario, potrebbe iniziare a tremare quando verranno prese delle decisioni definitive.

Per ora, è tutto in alto mare. Talmente in alto mare che la Gran Bretagna “fuori dall’Europa” di fatto ancora ci sta dentro e si ritroverà con le elezioni Europee. Questo, attenzione, potrebbe creare una crisi nel momento in cui vi fosse un’alta affluenza. Infatti, non essendo stata offerta la possibilità di un secondo referendum, gli europeisti inglesi potrebbero far valere il loro numero proprio in questo modo. Potrebbero prendere due piccioni con una fava e dimostrare alla May che sono davvero la “vera” maggioranza.

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