Lezione 23 – Carry Trade, approfondimento

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Nella scorsa lezione abbiamo accennato al carry trade a proposito della correlazione tra valute, tuttavia essendo l’argomento molto importante è bene approfondire il concetto. Quando nel gergo tecnico si dice “fare carry trade” si fa riferimento a delle operazioni su una valuta di un paese che ha tassi d’interesse più convenienti rispetto a quelli di un paese in cui si va a investire sulla valuta. Un esempio di carry trade potrebbe essere la vendita di una valuta A con il cui ricavato si vada ad acquistare valuta B.

– Paese A: tasso interesse 0,5%

– Paese B: tasso interesse 2%

Il carry trade consiste nella vendita della valuta del paese A e al conseguente acquisto (con il ricavato) di valuta del paese B. Il beneficio di tale operazione proverrebbe dal differenziale d’interesse tra i due paesi e quindi tra le due valute. A questo risultato va tuttavia sottratto il costo del cambio (disaggio).

Questa operazione è molto utilizzata dagli operatori finanziari poiché questi invece di investire il proprio denaro preferiscono indebitarsi. Considerato ciò, se ci si indebita in valuta A per poi comprare obbligazioni di stato del paese B, il guadagno netto dell’operazione sarà dell’1,5% (2% – 0,5 %) sempre al netto del disaggio. Si tratta di operazioni che sono perciò effettuate soprattutto dai grossi operatori finanziari che dispongono di grandi capitali.

Potreste essere sconvolti, ma queste operazioni costituiscono l’anima della finanza più pragmatica.

Facciamo Carry Trade!

Va bene, il carry trade ad alti livelli sarà prerogativa dei grandi operatori finanziari, ma ciò non vuol dire che anche noi nel nostro piccolo non possiamo farlo. Infatti, tale operazione così come l’abbiamo descritta può essere svolta su qualsiasi cross valutario. La cosa fondamentale, ovviamente, resta quella di individuare il giusto cross su cui fare carry trade. Inoltre, come sempre, occorre individuare il momento giusto per chiudere la posizione al fine di ottimizzare il nostro guadagno.

Quale elemento tenere in considerazione per la scelta? Beh, a questo punto dovreste averlo capito: i tassi d’interesse. Ricordatevi che per il carry trade si tratta principalmente (o quasi solo) di tassi d’interesse e della differenza tra due paesi di una stessa coppia valutaria.

Quello che serve ora sono tabelle comparative di tassi d’interesse dei vari paesi, cosa che potrete ottenere dalla rete, con dati sempre aggiornati. Quella che vi poniamo ora è una tabella dimostrativa, perciò procuratevi una nuova tabella di riferimento al periodo in cui leggete questo articolo. Potrete trovare una tabella che fa riferimento a durate di vario genere, come ad esempio una tabella con valori swap su un contratto da 1.000$ con scadenza a 24 ore.

tabella contratti swap

 

Come potete vedere dalla tabella, per ogni cross valutario vi è un diverso differenziale interesse (differenza tra i tassi d’interesse). Quindi immaginiamo che tra i tassi d’interesse europei (BCE) e americani (FED) vi sia un punto e mezzo percentuale di differenza. I PIP costituiscono l’unità di misura dei valori dei cross.

Swap Valutario

Abbiamo accennato agli swap e non è stato certo un caso dato che quando si ha a che fare con le valute spesso si può sentire parlare di swap valutario. Ma vediamo meglio in cosa consiste.

Quando si sottoscrive  un  currency swap, due controparti si impegnano a scambiare flussi di pagamento periodici in due diverse valute (es. Euro e Dollaro)  tenendo in considerazione capitale e interessi. Un contratto swap comporta:

  1. Uno scambio subito (a pronti) di una determinata quantità di una determinata valuta, in cambio di un’altra valuta al tasso di cambio corrente.
  2. Uno scambio a termine di segno opposto ma al medesimo tasso di cambio
  3. Il pagamento degli interessi da parte di entrambe le controparti degli interessi periodici calcolati sull’ammontare delle valute scambiate

In pratica, ciascuna delle controparti apre una posizione lunga ed una corta. La posizione lunga (acquisto) frutta interessi attivi nella valuta di denominazione della posizione lunga. La posizione corta (vendita) frutta interessi passivi nella valuta di denominazione  della posizione corta.

A che servono i contratti swap?

I contratti swap valutari sono molto popolari poiché tramite questi si possono perseguire diversi obiettivi quali:

  • Copertura contro il rischio di cambio, anche detta “hedge” o “hedging” di cui parleremo in un’altra lezione
  • Creazione di titoli ottenuti dalla combinazione delle caratteristiche di diversi strumenti finanziari anche detti titoli “sintetici”
  • Modifica di una passività, trasformando la valuta di denominazione e la modalità del tasso d’interesse

Se ad esempio otteniamo un finanziamento di 100.000$ e vogliamo coprirci dal rischio del cambio, possiamo stipulare un contratto Currency Swap EUR/USD (Euro contro Dollaro) con un nozionale pari all’importo del finanziamento. In questo modo ci impegneremo a corrispondere il tasso fisso su euro periodicamente, ottenendo in cambio il tasso variabile sul dollaro. Se ad esempio il cambio a pronti sia di 1,25 €/$  e quindi versiamo alla controparte del contratto i 100.000$ ottenuti col finanziamento. Otterremo in cambio 100.000$ x 1,25€ = 125.000€. Alla scadenza, otterremo dalla controparte i dollari che ci occorrono per rimborsare il capitale, in cambio di euro. Con questa operazione avremo trasformato un finanziamento in dollari a tasso variabile in un finanziamento in euro a tasso fisso.

Poiché lo scambio avviene sulla base del tasso di cambio al momento della stipulazione del contratto (1,25 €/$) non vi è alcun rischio di cambio sul capitale.

Passa alla lezione successiva – Hedging nel Forex

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