Sospensione per eccesso di volatilità. Aiuta il mercato?

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borsa valori

Ogni scenario borsistico è caratterizzato da regole di disciplina diverse. Le regole sono particolarmente severe per Piazza Affari, più che per Wall Street o altri mercati.

Un caso-limite è rappresentato dalla sospensione per eccesso di volatilità. In buona sostanza, viene stabilito che il titolo è sospeso e durante quel periodo non si possono avviare negoziazioni sul titolo. Ciò può avvenire in vari casi ed ad ogni modo vi è sempre un certo legame con il fatto che viene captato il rischio di investimento speculativo. Ma l’obiettivo dell’arbitraggio (vendite allo scoperto ed acquisti successivi) non è ottenere un certo guadagno dalla differenza di valore quotato? Non è questo anche l’obiettivo delle negoziazioni di borsa? Ciò che abbiamo percepito come “clima di normalità”, in realtà, non trova il consenso sempre di tutti gli operatori. Non tutti sanno che le borse internazionali non funzionano tutte allo stesso modo e non in tutte è prevista la regola, da noi istituita, della sospensione per eccesso di volatilità.

Un tema questo da sempre molto attuale che ha visto come protagonisti ancora una volta i titoli bancari, come non mai sotto pressione. Spiegheremo perché, da un certo punto di vista, vi è un certo criterio di giustizia in tutto ciò.

Non si tratta di una concezione di mercato

Piazza Affari rappresenta un caso, degno di attenzione, dato che, a differenza che negli altri scenari borsistici, la sospensione per eccesso di volatilità scatta in automatico quando il titolo o sale troppo o scende troppo. Allora, in un tono marcatamente più vicino al mercato verrebbe da affermare: “Ma il mercato non lo fanno gli investitori?”.

Questo forse, da un certo punto di vista, sarebbe vero se non esistessero le “mani forti” della finanza che, se lasciate troppe libere, renderebbero il clima di borsa non soltanto “effervescente” come stiamo assistendo ma, forse, un po’ troppo atipico.

Facciamo un esempio: gli azionisti di maggioranza sono intenzionati a far salire, oltre una certa soglia, le quotazioni di borsa per impedire ad altri di fare mercato, oppure per una società quotata in borsa in vendita si cerca di aumentare il valore capitalizzato, anche per una migliore presenza nel contesto delle contrattazioni. O pensiamo ai cosiddetti investitori istituzionali che in Italia sono rappresentati principalmente dalle banche (minore importanza dei fondi comuni di investimento) mentre negli Usa non sono niente di meno che gli Hedge Funds (sinonimo di fondo comune di investimento, separando le banche d’affari dalle banche commerciali). Per qualche anno, è trapelata voce che gli stessi siano quasi diventati “azionisti principali” proprio dei titoli bancari in listino. Sembrerebbe una sorta di “bufala” mediatica ma, in realtà, se volgiamo uno sguardo a quanti investitori esteri hanno messo le mani sui titoli bancari di Piazza Affari, ci stupiremmo. Tempo fa vi fu anche una soffiata sugli Emirati Arabi Uniti che stavano arraffando un po’ da qui ed un po’ da lì.

Capirete che la borsa, non solo ai fini dell’arbitraggio differenziale, ma anche per dei compratori/venditori interessati rappresenta la principale “valvola di sfogo” degli opportunismi che è bene frenare.

Allora, ben venga sia per il meccanismo automatico (anche se a volte sembra un tantino esagerato. Ma immaginate i danni per milioni di risparmiatori se, nel bel pieno della ri-capitalizzazione dei titoli bancari, gli investitori si fossero sfrenati a vendere i titoli allo scoperto. Ciò avrebbe letteralmente passato al setaccio, in modo devastante tutti i bancari coinvolti nella bocciatura agli stress test. Quanti risparmiatori hanno nelle mani le azioni delle banche coinvolte? Tali azioni sono sottoposte a pressione ogni anno, all’arrivo di nuovi stress test! E’ forse giusto? Non del tutto, perché perderebbero il loro valore conservativo di portafoglio e ciò è un danno per delle istituzioni finanziarie che, anche se aziende private o a partecipazione pubblica, hanno un’utilità sociale) così come quello preventivo.

E’ Borsa italiana che stabilisce quando dare l’avvio alla sospensione, anche sulla base degli ultimi comunicati ufficiali. La Consob rende atto della decisione di Borsa Italiana.

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