Previsioni Forex: Analisi Fondamentale e Indicatori – Lezione 11

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Per negoziare sul Forex e più in generale per operare sui mercati finanziari occorre avere almeno una infarinatura generale sui concetti legati all’economia.

Per ottimizzare la propria attività, i propri sforzi e ottenere più guadagni è bene ed anzi consigliato un approfondimento nella materia economica.

In questo portale non vi proporremo un’intero corso universitario di economia o di finanza, ma vi regaleremo dei semi che sarete liberi di piantare per ottenere buoni frutti. In questa lezione tratteremo dei cosiddetti indicatori economici, caratterizzanti la cosiddetta analisi fondamentale.

Analisi Fondamentale, cosa è?

Sebbene il nome possa incutere timore, vi assicuriamo che si tratta di un argomento davvero affascinante. Se vi lascerete travolgere (positivamente) dalle dinamiche dell’analisi fondamentale, riuscirete a trovare sempre più passione per il trading sul forex.

Quindi, vediamo innanzitutto cosa è.

L’analisi fondamentale, insieme all’analisi “tecnica” (di cui parleremo più avanti nel corso), è lo studio volto a designare il “giusto prezzo” di un titolo tenendo in considerazione gli aspetti economici e finanziari a cui fa riferimento.

Bene, se per le azioni l’analisi fondamentale tiene conto di alcuni aspetti quali capitalizzazione, bilanci e così via, nel Forex l’analisi fondamentale tiene in considerazione fattori differenti, ovvero degli fattori macroeconomici che possono avere impatto su un determinato paese o una comunità associate ad una determinata valuta.

La vita di ogni giorno

I fattori presi in considerazione per l’analisi fondamentale nel Forex sono visibili nella vita di ogni giorno.

Li si possono notare nell’economia, nei prezzi delle case, nei prezzi al consumo, nel lavoro che c’è o che manca. Possiamo seguire i telegiornali e avere un’idea su come l’economia influenzi e si manifesti sulla vita di tutti noi, e di come sia praticamente impossibile non seguirla.

Ed ecco che vi presentiamo un’altra ottica: seguirla per ottimizzare i vostri guadagni. Non solo dai telegiornali, ma anche dai quotidiano specializzati come il Sole 24 ore online o da Bloomberg di Repubblica.

Sono soltanto esempi: potrete utilizzare le fonti che vorrete, purché siano aggiornate in continuazione e affidabili. L’aggiornamento, nel trading, è fondamentale.

I risultati migliori si ottengono proprio approfittando delle news e aprendo o chiudendo posizioni di conseguenza. Ad esempio, se Draghi annuncia un taglio dei tassi d’interesse, questo influenzerà sicuramente i rapporti per i cambi con l’EUR.

Tuttavia non sono solo i grandi organismi ad influenzare le scelte per il Forex, ma anche i singoli stati, come ad esempio in questi giorni si ha per il Jobs Act. Le valutazioni riguardanti le condizioni contrattuali dei lavoratori influenzano il risparmio e quindi i consumi. Questi ultimi sono importanti per il benessere macroeconomico di un paese, poiché vanno ad influire sugli investimenti, quindi sull’occupazione e ancora sul PIL.

I Rumour

Oltre ai fatti veri, l’analisi fondamentale può essere fatta anche di considerazioni particolari, che fanno riferimento ai cosiddetti “rumour”, ovvero voci ufficiose. Questi sentori, che a volte possono essere anche semplici previsioni, spesso influenzano l’andamento dei titoli e quindi l’analisi fondamentale potrebbe tenerla in considerazione per effettuare determinate correzioni.

Nella prossima lezione vedremo quali sono i fattori tenuti in considerazione nelle analisi fondamentali nel Forex.

Indicatori dell’Analisi Fondamentale nel Forex

indicatori economici analisi

Nella scorsa lezione abbiamo visto in cosa consiste l’analisi fondamentale e abbiamo fatto notare come questa permei la vita di ogni giorno e di come possiamo vederne gli effetti.

Qui di seguito vediamo nello specifico quali sono i fattori che si tengono in considerazione nell’analisi fondamentale, quali cioè sono gli indicatori economici di un determinato contesto.

Riteniamo opportuno fornire sia la dicitura italiana che quella inglese, poiché chi di voi si addentrerà maggiormente nello studio, potrebbe trovare delle difficoltà iniziali nella giusta traduzione di alcune voci.

Bene, ecco quindi gli indicatori economici maggiormente considerati per l’analisi fondamentale nel Forex:

  • Tasso d’interesse o tasso di riferimento
  • PIL o Prodotto Interno Lordo – GDP o Gross Domestic Product
  • Produzione industriale – Industrial Production
  • Ordini di beni durevoli – Durable Goods Orders
  • Vendite al dettaglio – Retail Sales
  • Scorte delle imprese – Business Inventories
  • Scorte dei grossisti – Wholesale Trade
  • Ordinativi all’Industria – Factory Orders
  • Redditi delle famiglie – Personal Income
  • Spese per consumi – PCE o Personal Spending, Personal consuptione Expenditure o Personal Expenditure
  • Tasso di Disoccupazione – Unemployment Rate
  • Bilancia Commerciale – Trade Balance

Come potete facilmente notare, si tratta di termini che si sentono ogni giorno negli approfondimenti economici dei telegiornali, oppure che fanno molta notizia in apertura. I dati del PIL, sono sicuramente i più risonanti, così come il Tasso di Disoccupazione e il Reddito delle famiglie.

Vediamo alcuni indicatori economici del Forex in maggiore dettaglio.

Tasso d’Interesse

Il primo indicatore economico di cui analizziamo gli effetti è il tasso d’interesse poiché lo incontreremo nella presentazione degli effetti di tutti gli altri indicatori.

Il tasso d’interesse è sicuramente la variabile che ha il maggiore impatto sul mercato del Forex, così sui mercati azionari e obbligazionari. Si può dire che si muove tutto in base ai tassi, ai loro trend e persino sulle loro previsioni.

A volte i mercati si basano così tanto sulle previsioni o gli annunci di un cambio di tasso, che quando poi questo arriva effettivamente, ormai non fa più effetto poiché i mercati si sono già adattati nell’attesa.

Sul mercato delle valute ovvero sul Forex, un aumento dei tassi d’interesse reali (ovvero al netto dell’inflazione) vede un aumento dell’attrazione dei capitali per via dei maggiori rendimenti. Questo fattore dovrebbe in teoria rafforzare la valuta all’interno del rapporto di coppia valutaria.

PIL (Prodotto Interno Lordo)

Partiamo dal PIL, ovvero dal Prodotto Interno Lordo (in inglese è Gross Domestic Product o GDP). A un PIL alto solitamente seguono dei rialzi del tasso d’interesse o per lo meno delle aspettative di rialzo dei tassi di interesse. Infatti, essendo un fattore positivo, questo induce lo stato ad aumentare i tassi per rinforzare la propria moneta. Questo, a meno che lo stato stesso non tema che una inflazione non riporti danni alla fiducia verso la stessa valuta. Ad esempio, se il Giappone ha un incremento nel proprio PIL e decide di aumentare i tassi d’interesse, lo YEN varrà di più, ma costerà di più anche per coloro che comprano dall’estero laddove il cambio si rafforzi a favore dello YEN. Perciò, se l’aumento dell’inflazione inficia sul benessere del paese, lo stato provvederà a non alzare i tassi d’interesse oppure a riportarli in breve al livello precedente.

I paesi che sono interessati ad attrarre capitali, sono preposti ad una bassa inflazione. Perciò, anche se hanno PIL alti, non sono interessati ad alzare i tassi d’interesse e quindi non presentano grandi variazioni nei rapporti valutari, ossia nelle coppie valutarie.

Alcuni indicatori sono in grado di anticipare l’evoluzione futura del PIL, poiché questo dipende dall’evoluzione della domanda aggregata. Secondo il modello macroeconomico, considerando il PIL come offerta, la domanda è costituita da consumi, investimenti, variazione delle scorte  ed export netto. Perciò, analizzando i componenti della domanda, si può arrivare ad indicare la possibile evoluzione del PIL. Sostanzialmente, è ciò su cui si basano le previsioni degli analisti per pronosticare la variazione delle percentuali di PIL in un periodo nel futuro. Si sente spesso dire ad esempio “nel 2015 il PIL crescerà dello 0,1%” (solitamente quando si parla d’Italia è sempre questione di pochissimo), ebbene ora sapete su quali fattori si basano quelle previsioni.

Produzione Industriale

La produzione industriale o Industrial Production solitamente è pubblicato insieme al tasso di utilizzazione della capacità produttiva. Se questo tasso supera l’85%, può portare a una grossi squilibri inflazionistici nel processo di produzione.

Vendite al Dettaglio

Una crescita delle vendite al dettaglio o retail sales costituiscono un rafforzamento, perciò come nel caso del PIL ci si può aspettare un aumento dei tassi, quindi si può puntare sul rafforzamento di una valuta in una coppia valutaria e quindi poter puntare al rialzo o ribasso di conseguenza.

Ordini Beni Durevoli

Se gli ordini dei beni durevoli o durable goods orders crescono è un segnale di rafforzamento dell’economia perciò anche in questo caso si può prevedere un rialzo dei tassi.

Ordinativi all’industria

Se crescono gli ordinativi all’industria o factory orders vuol dire che la produttività potenziale delle imprese cresce e quindi anche i loro profitti. Fattore che serve per valutare se in un futuro prossimo vi sarà una flessione dell’economia o meno. Ovviamente se aumentano gli ordinativi, questa flessione non ci sarà, ma anzi vi sarà un potenziamento delle società e degli indici azionari.

Scorte delle Imprese, Scorte dei Grossisti

Se le scorte delle imprese (business inventories) o le scorte dei grossisti (wholesale trade) diminuiscono, costituiscono un fattore positivo per l’economia, in special modo al termine dei periodi di recessione o in altri periodi delicati.

Redditi delle Famiglie

Ovviamente più alti sono i redditi delle famiglie (personal income) più vi è possibilità di consumo (in primis) e di risparmio. Il risparmio è diviso tra depositi in banca e investimenti. E’ di sicuro un termometro fondamentale per tastare il benessere di un paese.

Spese per Consumi

Il personal spending è sicuramente un fattore positivo poiché denota benessere, ma può anche diventare un fattore che scatena l’inflazione.

Bilancia Commerciale

Il trade balance ovvero la bilancia commerciale è particolarmente importante per il Forex, in quanto si parla di esportazioni e importazioni. Le esportazioni e i trend delle esportazioni determinano la forza della sua attività economica estera e della competitività. Le importazioni, invece sono il risultato dell’economia domestica. Una forte deficit commerciale è accompagnato da una divisa debole e perciò perde terreno nei rapporti dei cross valutari.

Disoccupazione

Come sappiamo bene anche noi italiani, il tasso di disoccupazione o unemployment rate, se molto alto causa l’abbassamento dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale.

Prezzi

L’inflazione crea incertezza e rende più difficile l’analisi dei dati in un contesto economico. Si traduce anche in un andamento negativo dei prezzi delle azioni, poiché le autorità per fronteggiare l’inflazione aumentano i tassi d’interesse e restringono la liquidità). Inoltre, l’inflazione causa l’indebolimento della valuta nazionale, soprattutto quando vi è la perdita di competitività delle merci esportate.

Questa tipologia di annuncio ha sempre degli effetti immediati sui cross valutari di riferimento perciò è sempre bene approfittarne, oppure chiudere le posizioni che possono diventare pericolose.

Il Benessere dell’economia

Tutti gli indicatori economici elencati qui sopra vanno a giocare un ruolo importante su ciò che possiamo definire come il benessere di una determinata economia.

Una economia che presenti valutazioni positive su tutti questi fattori è sicuramente un’economia sana. Ora: sarà semplice ma non banale specificare che tanto un’economia sta bene, è solida, più starà bene e sarà solida quella valuta.

Per questo motivo, vi consigliamo di tenere sempre come riferimento e come prodotto su cui investire, il dollaro americano. Gli Stati Uniti sono di sicuro l’economia più forte e stabile al mondo, con delle potenzialità sempre dietro l’angolo, alimentate da un carattere di mobilità sia nel lavoro che nel flusso d’investimenti.

abbiamo messo bene in risalto quanto sia importante trovare un equilibrio tra l’analisi fondamentale e l’analisi tecnica. La prima fa più riferimento alla macroeconomia, mentre la seconda fa più riferimento ad un aspetto meramente tecnico, ovvero i grafici e alla loro interpretazione. In questo articolo desideriamo fare una sintesi di alcuni termini che si sentono spesso ma con i quali spesso si può fare confusione: recessione, inflazione, deflazione, stagnazione, stagflazione. Conoscerli bene è molto importante non solo per un aspetto formativo, ma anche per non sbagliarsi quando si vuole cogliere al volo una dichiarazione che può influire sui prezzi del mercato. Se ad esempio Draghi se ne esce con un nuovo dato sulla deflazione, occorre capire di cosa si tratta, per poi agire di conseguenza, nel caso tale dato possa influire su un determinato titolo, come ad esempio una coppia valutaria.

I dati macroeconomici infatti hanno vanno spesso ad influire sulle coppie valutarie, poiché esse dipendono dal valore delle singole valute che a loro volta rappresentano il benessere di una data economia. Perciò, si può ben capire come una economia sana abbia una valuta più forte di una economia in recessione.

Si noti bene che quando parliamo di una valuta e dell’economia del paese di riferimento, possiamo riferirci sia ad un singolo paese (es. dollaro per gli USA), sia ad una comunità di paesi (es. Europa per l’Euro) . La differenza tra queste due tipologie sta nel fatto che mentre una situazione negativa di uno stato singolo influisce molto sulla sua valuta, in una comunità invece l’andamento di un singolo stato influenza in modo più diluito l’andamento della stessa valuta. Ad esempio, se l’Italia è in recessione, il suo indice azionario di riferimento sarà colpito, mentre l’Euro comprendendo più paesi vedrà degli effetti più diluiti. Se l’Italia è in recessione, l’Euro può contare su altri paesi (si prenda questo puramente come esempio, senza alcun riferimento a dati reali).

Procediamo ora con la definizione di queste diverse situazioni in cui si può trovare un’economia.

La Recessione

Per recessione si intende una situazione di un’economia in cui i livelli di produzione risultano più bassi di quelli che si potrebbero ottenere utilizzando in modo completo ed efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione. Più precisamente, si parla di recessione quando si verifica crescita negativa del PIL (Prodotto Interno Lordo) per due trimestri consecutivi in un ciclo economico con una durata compresa tra 6 e 18 mesi. Negli USA, invece, si parla di recessione quando il PIL reale diminuisce, sempre per due trimestri consecutivi. Ad ogni modo, vale soprattutto la prima definizione, più comunemente riconosciuta.

Cosa implica la recessione: la recessione è ovviamente un fattore negativo, che influisce negativamente sull’economia e può portare ad un deprezzamento della valuta soprattutto nel caso questa situazione si protragga nel tempo. Nel caso si consideri una coppia valutaria, va considerato il fatto che si tratta di un rapporto a due, perciò se entrambe le economie dei paesi delle valute sono in recessione, lo scarto si riduce o potrebbero procedere nello stesso modo.

Inflazione

Per inflazione si intende un aumento prolungato del livello medio dei prezzi, quindi prende in considerazione ciò che si può definire un lungo periodo, anche se tuttavia ormai vi si fa riferimento anche con dati mensili. L’aumento dell’inflazione genera un calo del potere di acquisto della moneta e quindi causa un calo della domanda in generale. Essendo i prezzi più alti, si possono acquistare meno beni e servizi rispetto ad una situazione in cui i prezzi sono più bassi, perciò l’inflazione è ciò che più colpisce i consumatori. Quando l’inflazione è causata dall’aumento dei prezzi delle materie prime si parla di agflazione, cosa che in questo periodo (fine 2014) praticamente non esiste, soprattutto per il petrolio.

Cosa implica l’inflazione: la questione è più complessa rispetto alla recessione. Infatti, l’inflazione può essere considerata sia da un punto di vista negativo, sia da un punto di vista positivo. Infatti, se ad un aumento dei prezzi si abbina un potere di acquisto non debole, vuol dire che l’economia di un dato paese è forte, è in salute e quindi avrà anche una forte valuta (soprattutto nel caso di paese “singolo”). Tuttavia, anche un paese forte può avere problemi di export se offre dei prezzi molto alti, poiché andrebbero a confrontarsi con una concorrenza che offre prezzi più bassi.
Al contrario, se ad una situazione di inflazione si abbina uno scarso potere d’acquisto, ecco che invece si ha un sintomo inequivocabile di un’economia in difficoltà.

Deflazione

Per deflazione si intende il contrario dell’inflazione. La deflazione infatti è un calo dei prezzi, causato solitamente dalla riduzione della disponibilità di credito. Come potete capire, se da una parte si tratta di una situazione positiva per il consumatore, dall’altra si crea una spirale negativa per i profitti delle aziende che rischiano la crisi, la chiusura, i licenziamenti, quindi disoccupazione e così via. Si pensi ad esempio a certi paesi in cui si può “comprare tutto a bassissimo prezzo”. Se andate ad approfondire il discorso, scoprirete che quel paese non se la passa benissimo economicamente.

Stagnazione

Per stagnazione s’intende una situazione economica in cui vi è calma piatta sul fronte del PIL e del reddito pro capite. Non si tratta di recessione in quanto non vi è un calo, ma semplicemente una situazione di persistenza e di non-crescita.

Stagflazione

Stagflazione è un termine che mischia Stagnazione e Inflazione, solitamente in presenza di alta disoccupazione. Si tratta di una situazione complessa in cui i governi possono sbattere la testa per diversi anni. Pensate che la stagflazione ha fatto la sua prima comparsa negli anni ’60 e che prima d’allora era ritenuta come una situazione impossibile dai principali economisti. La sua apparizione mise in crisi persino il famoso Keynes e la sua “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”. A spodestarlo fu un certo Milton Friedman che avviò il cosiddetto “Monetarismo”.

Storia dell’economia a parte, questa nuova situazione mise i governi occidentali a dura prova poiché dovevano contrastare qualcosa che non avevano mai affrontati. Si tratta di una situazione di stallo in cui le banche centrali dovrebbero ridurre la massa di moneta circolante per contenere la domanda di beni e servizi, cosa che comunque non favorirebbe la crescita economica e quindi non vi sarebbe il rientro della disoccupazione.

Euro contro Dollaro, la sfida infinita

Da quando esiste l’euro, l’EUR/USD è stata sempre la coppia valutaria più negoziata e le ragioni sono molteplici.

La più importante è la facilità relativa rispetto alle altre coppie, di pronosticare i suoi movimenti, soprattutto quelli più eccessivi, appunto legati agli annunci di cui sopra.

Questa coppia perciò si presenta ottima sia per iniziare, sia per proseguire una attività di trading sul Forex.

Impatto degli indicatori economici sul Forex

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Ora vediamo quali sono gli impatti degli elementi alla base degli indicatori economici sul Forex ovvero il mercato valutario. Si tratta di informazioni fondamentali che ogni buon trader dovrebbe conoscere perciò se state facendo pratica per le prime volte, tenete bene a mente quanto proporremo in questa lezione. Prima di elencare alcuni degli indicatori più importanti e i loro impatti sui mercati, è necessario offrirvi qualche indicazione per la lettura. Tenete in considerazione che:

  • Gli indicatori si rifanno ad elementi macroeconomici e li esamineremo in relazione ai vari mercati finanziari
  • Una relazione positiva è data quando ad un aumento dell’indicatore macro segue un rialzo nella quotazione di mercato
  • Una relazione negativa è data quando ad un aumento dell’indicatore macro segue un ribasso nella quotazione di mercato
  • Una relazione forte indica che la variazione di mercato è molto probabile quando vi è una variazione dell’indicatore
  • Una relazione debole indica che la variazione di mercato è più incerta (meno probabile) quando vi è una variazione dell’indicatore

Ora, come potete vedere si tratta di un argomento davvero interessante ed avvincente, poiché adesso inizierete a capire quando e perché i mercati seguono determinati eventi macroeconomici.

Relazioni Indicatore / Mercato Forex

Vediamo quindi insieme quello che accade per il mercato valutario, ovvero il Forex.

  • PIL: Positiva – Debole
  • Disoccupazione: Negativa – Debole
  • Inflazione: Negativa – Forte
  • Tassi d’interesse: Positiva – Forte

Bene, seguendo le indicazioni date nella prima parte dell’articolo, scopriamo che mentre i dati del PIL e della Disoccupazione hanno una rilevanza abbastanza incerta, i dati dell’inflazione e dei tassi d’interessa hanno una forte rilevanza poiché è molto probabile che ad una variazione di questi indicatori segui una variazione del mercato. Diremo che la relazione del PIL e della Disoccupazione  con il mercato Forex sono relazioni deboli, mentre la relazione dell’inflazione e del tasso d’interesse con il mercato Forex sono relazioni forti.

Se il PIL aumenta, c’è una probabilità sebbene incerta che dovrebbe aumentare anche il valore della valuta di riferimento.

Se la disoccupazione aumenta, c’è una probabilità sebbene incerta che dovrebbe diminuire il valore della valuta di riferimento.

Nel caso dell’inflazione la relazione è di tipo negativo-forte, perciò vuol dire che quando l’inflazione aumenta, il valore di mercato della valuta di riferimento diminuisce. Ovvero, facendo un esempio, se nell’area Euro l’inflazione sale, l’euro molto probabilmente scenderà di valore.

Nel caso dei tassi d’interesse, invece, la relazione è di tipo positivo, ovvero se i tassi d’interesse salgono, salirà anche il valore della valuta di riferimento. Perciò, se la BCE alza i tassi, probabilmente anche il valore dell’euro salirà.

Mentre nel mercato del Forex vi sono anche molte relazioni deboli, in altri mercati come quelli obbligazionari ed azionari la maggior parte delle relazioni è di tipo forte.

I dati relativi e il consensus

Finora abbiamo visto cosa sono gli indicatori economici e come possono influenzare il prezzo nei mercati delle valute a cui fanno riferimento. Ad ogni modo, va considerato che quelli da noi menzionati sono soltanto alcuni dei più importanti indicatori che si prendono in considerazione nell’analisi fondamentale.

Ogni giorno vengono pubblicati numerosissimi indicatori economici da governi, agenzie di rating, enti economici di vario genere. Come abbiamo già menzionato, questi dati oltre ad essere un bilancio del momento, rappresentano un vero e proprio stato di salute dell’economia presa in considerazione.

In questo caso facciamo riferimento all’economia di un singolo paese o di una comunità di paesi (es. UE). I dati, così ottenuti, vengono anche chiamati fondamentali, perciò ricordatevi che dietro questo termine vi sono indicatori macroeconomici come quelli che abbiamo visto nelle passate lezioni (PIL, disoccupazione, inflazione, tassi d’interesse, consumi, ecc.).

I Dati Relativi

I dati degli indicatori economici si possono suddividere in due grandi categorie: dati assoluti e dati relativi. Mentre i dati assoluti fanno riferimento ad un determinato periodo e basta, i dati relativi mettono a confronto più periodi.

Ad esempio, si possono avere delle comparazioni tra i dati del secondo trimestre e quelli del primo trimestre, così come comparazioni dei dati del primo trimestre 2014, con quelli del primo trimestre 2013. Ovviamente, oltre che di trimestre si può parlare di semestri, mesi ecc.

Il Consensus

Si sente poco parlare di questo termine ma capita più spesso del previsto, soltanto che lo si lascia cadere nel dimenticatoio dopo due secondi perché ci si scorda di andare a controllare cosa significa su wikipedia o sul vocabolario.

Eppure, il consensus riguardo agli indicatori economici è molto importante, poiché rappresenta i dati attesi dagli analisti.

Solitamente viene chiamato con un termine molto più comprensibile come “valore atteso” degli analisti, tuttavia a volte in alcuni approfondimenti economici viene chiamato con il suo nome tecnico, restando così comprensibile soltanto per gli addetti ai lavori.

Ebbene, il consensus non è soltanto un pronostico, ma assume molta importanza perché i pronostici degli analisti influenzano il mercato, a volte in modo decisivo.

Se ad esempio un’agenzia di rating prevede che il PIL per il Giappone avrà una variazione in negativo di 1 punto percentuale, quasi sicuramente gli investitori inizieranno a muoversi di conseguenza e quindi vi saranno effetti anche sul mercato Forex.

Reperire i Dati Consensus

Un buon trader deve saper fare buon uso anche di internet, collegandosi ai siti che offrono dati sui consensus così come dati ufficiali per i fondamentali.

Su internet si può avere informazione circa date e orari precisi in cui determinate informazioni vengono rilasciate, ovvero pubblicate.

Si tratta di comunicazioni che possono avere luogo tramite bollettino pubblicato da un sito ufficiale (es. ente governativo o agenzia di rating in caso di consensus) oppure tramite conferenza stampa. Sul nostro sito provvederemo presto a fornirvi fonti per indicatori economici e consensus.

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