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Fed divisa sui tassi: Wall Street teme mosse meno prevedibili

La Fed lascia i tassi al 3,5%-3,75%, ma dissenso interno e assenza di guidance aumentano l’incertezza su Wall Street dopo il cambio al vertice.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Fed divisa sui tassi: Wall Street teme mosse meno prevedibili

La Federal Reserve ha lasciato invariato il costo del denaro, ma il messaggio arrivato a Wall Street è tutt’altro che rassicurante. Il Comitato federale ha mantenuto il tasso obiettivo sui federal funds nel corridoio 3,5%-3,75%, mentre il mercato azionario ha reagito con vendite diffuse e maggiore nervosismo sulla traiettoria dei prossimi mesi. La seduta ha colpito soprattutto perché arriva in una fase già densa di trimestrali e aspettative elevate sui listini statunitensi. Dow Jones e S&P 500 sono finiti sotto pressione dopo la decisione, confermando quanto la politica monetaria resti il principale fattore di rischio per le quotazioni di Wall Street.

The Motley Fool ha riportato che la riunione di luglio ha mostrato un elemento non visto da circa dieci anni, in un contesto di banca centrale più divisa del solito. Il punto non è soltanto la scelta di non muovere i tassi, ma il grado di frammentazione interna ereditato dal nuovo presidente Kevin Warsh. Warsh, insediato il 22 maggio, è diventato il diciassettesimo presidente della Fed dalla nascita dell’istituzione nel 1913.

Il cambio al vertice ha coinciso con una modifica rilevante nella comunicazione: l’abbandono della guidance prospettica nei comunicati del Fomc, una scelta che rende più difficile per operatori e analisti stimare la prossima mossa sui tassi. La nuova impostazione pesa perché riduce la prevedibilità della banca centrale in un momento in cui l’economia statunitense resta osservata con attenzione. Per gli investitori che seguono le quotazioni azioni USA, l’assenza di indicazioni esplicite può amplificare la volatilità tra una riunione e l’altra, soprattutto quando i dati macroeconomici non offrono un segnale univoco.

Il precedente più vicino, secondo quanto riportato dalla stessa fonte, risale all’ultima riunione presieduta da Jerome Powell a fine aprile, quando quattro membri del Fomc espressero dissenso su diversi aspetti della decisione e del comunicato. Quel passaggio aveva già segnalato una Fed meno compatta; la riunione di luglio rafforza ora l’idea di un organismo più difficile da leggere. Il tema si inserisce in una settimana in cui la sensibilità dei mercati alla Fed era già emersa con forza, come mostrato dal nostro approfondimento sul Nasdaq in rosso dopo la Fed e il timore di tassi più a lungo.

Anche il quadro precedente alla decisione era stato dominato dall’attesa per dati macro e trimestrali, come nella lettura sui futures Usa in rialzo prima del test PCE. Il messaggio per il mercato è quindi meno lineare rispetto al passato: tassi fermi non significano necessariamente condizioni più favorevoli per gli asset rischiosi. Se la Fed continuerà a evitare indicazioni esplicite, ogni dato su inflazione, lavoro e consumi potrà diventare un test immediato per le valutazioni, in particolare nei comparti più sensibili al costo del capitale.

Per Wall Street, la vera novità non è il livello dei tassi, ma la combinazione tra dissenso interno e minore trasparenza prospettica. In una stagione di utili già complessa, questa incertezza può aumentare il premio al rischio richiesto dagli investitori e rendere più brusche le rotazioni tra settori, indici e singoli titoli.

Fonti - The Motley Fool

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