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Criptovalute Usa, Casa Bianca accelera sul Clarity Act a luglio

La Casa Bianca punta al 4 luglio per l’approvazione del Clarity Act, con un compromesso sulle monete stabili già al centro del negoziato.

Di Paolo Ferrari news
Clarity ActStati Unitimonete stabili
Criptovalute Usa, Casa Bianca accelera sul Clarity Act a luglio

La Casa Bianca vuole arrivare all’approvazione del Digital Asset Market Clarity Act entro il 4 luglio, anticipando una scadenza simbolica per la legislazione statunitense sugli asset digitali. Patrick Witt, direttore esecutivo del President’s Council of Advisors for Digital Assets, lo ha indicato mercoledì alla conferenza Consensus Miami, come riportato da CoinDesk; anche The Block ha riferito che l’amministrazione punta a chiudere l’iter entro quella data.

Il percorso delineato da Witt prevede un passaggio in commissione al Senato nel corso di maggio, seguito da quattro settimane utili di lavori parlamentari a giugno e da una finestra sufficiente per il voto della Camera prima dell’Independence Day, secondo quanto riportato da CoinDesk. La tempistica è ambiziosa perché richiede un coordinamento rapido tra Senato, Camera e amministrazione su un testo che mira a definire in modo più chiaro la supervisione dei mercati degli asset digitali negli Stati Uniti.

La tabella di marcia della Casa Bianca è più aggressiva rispetto a quella indicata dalla senatrice democratica Kirsten Gillibrand, che nella stessa sede aveva previsto l’arrivo del Clarity Act sulla scrivania del presidente nella prima settimana di agosto, secondo CoinDesk. La differenza tra le due scadenze segnala che il consenso politico esiste, ma che resta da verificare la capacità del Congresso di comprimere i tempi procedurali senza riaprire i nodi più controversi del provvedimento.

Uno dei punti centrali riguarda le monete stabili. Il percorso verso il voto in commissione si è sbloccato dopo che i senatori Thom Tillis e Angela Alsobrooks hanno presentato a inizio maggio un compromesso sulle remunerazioni collegate a questi strumenti, vietando rendimenti assimilabili a quelli dei depositi bancari e lasciando invece spazio a ricompense legate alla spesa, secondo CoinDesk. Il tema tocca direttamente il settore in cui rientra United Stables, perché il confine tra incentivo commerciale e prodotto finanziario simile a un deposito è uno degli elementi più sensibili per regolatori, banche ed emittenti.

Il dossier non si limita però alle monete stabili: una cornice federale più definita inciderebbe sull’intero mercato degli asset digitali, compreso l’ecosistema di Bitcoin. Il tema arriva mentre l’interesse delle istituzioni finanziarie tradizionali per i servizi su asset digitali continua a emergere, come nel caso del progetto di Morgan Stanley su E*Trade descritto in un nostro recente approfondimento sul trading di criptovalute a 50 punti base. La spinta normativa statunitense si inserisce quindi in una fase in cui operatori bancari, imprese del settore e autorità cercano regole più prevedibili.

Resta il rischio dei tempi. Witt ha descritto il calendario come stretto ma ancora raggiungibile, secondo CoinDesk, e il compromesso sulle monete stabili indica che nessuna delle parti ha ottenuto tutto ciò che voleva. Proprio per questo, la scadenza del 4 luglio diventa ora il primo test politico per capire se il Congresso statunitense riuscirà a trasformare l’intesa di massima in una legge organica sugli asset digitali.

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