Parigi approva tassa da 5,5 centesimi per gigabyte sui colossi web
L'Assemblea francese approva un emendamento al bilancio 2027: prelievo da 0,055 euro per gigabyte sui grandi fornitori di contenuti web.

La Francia ha fatto un passo formale verso una nuova tassa sul traffico dati dei grandi fornitori di contenuti online. L’Assemblea nazionale ha approvato un emendamento alla legge di bilancio 2027 che prevede un prelievo di 0,055 euro per ogni gigabyte inviato agli abbonati degli operatori internet francesi. La misura colpirebbe società come Netflix, Alphabet (Google) e Meta Platforms, cioè gruppi che generano grandi volumi di traffico video, ricerca, socialità e servizi digitali.
24/7 Wall St. ha riportato che l’emendamento I-1358 è stato adottato venerdì 30 ottobre con 11 voti contro 10, in una seduta alla quale hanno partecipato solo 35 deputati sui 577 dell’Assemblea. Il testo porta la firma del deputato socialista Laurent Lhardit ed è passato nonostante l’opposizione del governo e del relatore generale del bilancio. La proposta era già stata respinta dalla commissione finanze all’inizio di ottobre, ma in Aula ha trovato il sostegno di deputati socialisti, ecologisti, della sinistra radicale e del gruppo GDR.
Il meccanismo non prevede che siano gli operatori telefonici a pagare il tributo: gli internet provider dovrebbero misurare i volumi sotto il controllo del regolatore Arcep e dell’amministrazione fiscale. La fattura resterebbe in capo alle società che inviano i dati, con un tetto pari al 15% dei ricavi francesi o al 2% dei ricavi mondiali, secondo quanto riportato da 24/7 Wall St. La notizia si inserisce in una fase in cui i colossi tecnologici sono già sotto pressione per costi infrastrutturali, intelligenza artificiale e rapporti con i regolatori.
Il caso francese arriva dopo le tensioni analizzate nel nostro approfondimento su Google e i titoli IA che attirano nuovi capitali e dopo il dossier su Meta e il finanziamento da 25 miliardi per l’IA. Per Parigi, il tema centrale è la ripartizione dei costi delle reti: i contenuti ad alto consumo di banda pesano sugli investimenti degli operatori, mentre i ricavi restano concentrati presso le piattaforme globali. Per le società interessate, invece, una tassa calcolata sui gigabyte potrebbe trasformarsi in un nuovo costo operativo ricorrente, soprattutto per servizi video e applicazioni con forte intensità di traffico.
Il provvedimento non è ancora legge definitiva. Dovrà superare il resto dell’iter parlamentare, incluso il passaggio al Senato, e potrebbe aprire un confronto politico più ampio con gli Stati Uniti se venisse percepito come una misura mirata contro le grandi aziende americane. Il dossier riguarda la fiscalità digitale e non i mercati delle criptovalute, ma mostra come la regolamentazione delle infrastrutture dati resti un fattore sempre più importante per l’intero ecosistema tecnologico.
Anche chi segue Chainlink o consulta la nostra guida al trading di criptovalute deve distinguere tra dinamiche di mercato e decisioni di policy che incidono sui costi delle reti.