Intel Foundry cresce del 31% ma perde 2,1 miliardi: la scommessa 2027 si complica
Intel Foundry aumenta i ricavi nel secondo trimestre, ma perde 2,1 miliardi di dollari. Il titolo cede mentre il mercato valuta il piano 2027.

Intel ha accelerato sui ricavi nel secondo trimestre, ma la divisione su cui poggia il rilancio industriale del gruppo continua a bruciare cassa. The Motley Fool ha riportato che Intel Foundry ha chiuso il periodo con ricavi per 5,8 miliardi di dollari e una perdita operativa di 2,1 miliardi. Il dato arriva dentro un trimestre in forte crescita per il gruppo, con ricavi complessivi saliti del 25% su base annua a 16,1 miliardi di dollari.
Il titolo scambia a 97,52 dollari, in calo del 4,06%, segnale che il mercato resta concentrato sulla sostenibilità del piano industriale più che sulla sola espansione del fatturato. La fotografia della fonderia è più sfumata di quanto suggerisca la perdita assoluta. Un anno prima, secondo i dati riportati da The Motley Fool, l’unità aveva perso 3,2 miliardi su 4,4 miliardi di ricavi: oggi la perdita per dollaro di fatturato risulta quasi dimezzata, un passaggio rilevante per chi segue il comparto nella prospettiva delle migliori azioni da comprare, pur senza trasformare il miglioramento operativo in un giudizio automatico sul titolo.
La traiettoria degli ultimi tre trimestri mostra una direzione coerente: i ricavi di Intel Foundry sono passati da 4,4 miliardi a 5,4 miliardi e poi a 5,8 miliardi, mentre la perdita operativa si è ridotta da 3,2 miliardi a 2,4 miliardi e quindi a 2,1 miliardi. La crescita annua del 31% nel secondo trimestre ha inoltre accelerato rispetto al 16% registrato nel primo trimestre. Il nodo resta il punto di pareggio, che la società ha indicato come obiettivo per il 2027.
La promessa è centrale anche alla luce delle esigenze di capitale: pochi giorni fa avevamo analizzato il piano con cui Intel prepara 15 miliardi di nuove azioni per finanziare l’IA, una mossa che rende ancora più sensibile il rapporto tra investimenti, diluizione e ritorni industriali. La società attribuisce parte del miglioramento alla dinamica delle fabbriche e al processo produttivo Intel 18A, indicato come una delle leve per aumentare l’efficienza. Il tema dei clienti esterni resta però decisivo: il recente accordo legato a Fortinet come cliente chiave per rilanciare le fonderie mostra perché il mercato guardi non solo ai volumi interni, ma anche alla capacità di convincere grandi committenti a usare le linee produttive del gruppo.
La competizione nei semiconduttori resta agganciata alla corsa dell’intelligenza artificiale, dove capitali e capacità produttiva stanno diventando variabili finanziarie oltre che tecnologiche. Non è un caso che la discussione su Intel arrivi mentre Wall Street valuta il ruolo dei chip come garanzia industriale, come emerso nel caso in cui Huang difende il piano IA: i chip diventano asset finanziabili, e mentre Microsoft cerca di ridurre la dipendenza da fornitori esterni con chip propri per ridurre il peso di NVIDIA. Per Intel, dunque, il secondo trimestre consegna una doppia lettura: la fonderia cresce più rapidamente, ma resta lontana dalla redditività.
Dopo un rialzo di oltre 160% nel 2026 indicato da The Motley Fool, il margine d’errore si assottiglia: il mercato sembra già prezzare una parte del recupero, mentre la prova decisiva sarà trasformare l’aumento dei ricavi in utili operativi entro la scadenza promessa.