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Alphabet sale del 7% dopo Muse: il rischio Meta che il mercato sembra ignorare

Gene Munster vede in Muse di Meta un rischio più profondo di ChatGPT per la ricerca Google, mentre Alphabet resta in rialzo dal lancio.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Alphabet sale del 7% dopo Muse: il rischio Meta che il mercato sembra ignorare

Alphabet (Google) resta al centro del dibattito sull’intelligenza artificiale dopo l’avvertimento di Gene Munster e Doug Clinton, co-gestori di Deepwater Asset Management, sul possibile impatto di Muse, l’agente personale di Meta Platforms. Stocktwits ha riportato che, per i due analisti, il nuovo assistente di Meta potrebbe rappresentare nel lungo periodo una minaccia più rilevante di ChatGPT per il motore di ricerca di Google. Il punto non è solo la risposta alle domande, ma il passaggio dall’informazione all’azione, un terreno su cui Muse può cambiare le abitudini degli utenti.

La tesi di Munster e Clinton parte da una distinzione netta: gli strumenti conversazionali hanno intercettato molte richieste che Google monetizzava solo in parte, mentre gli agenti personali possono arrivare fino alla transazione. Deepwater ha ricordato che Google ha costruito un’attività nella ricerca da circa 250 miliardi di dollari anche indirizzando gli utenti verso acquisti, prenotazioni e servizi. Se una parte di questi passaggi avvenisse dentro agenti autonomi, la struttura economica della ricerca potrebbe essere messa sotto pressione.

Muse, secondo quanto riportato da Stocktwits, ha iniziato la distribuzione negli Stati Uniti a inizio settembre. L’assistente è progettato per fissare appuntamenti, negoziare tariffe, completare acquisti e proseguire attività in background senza attendere ogni volta un nuovo comando dell’utente. È una dinamica vicina a quella descritta anche nel nostro approfondimento sul lancio di Muse Wonder e la reazione del titolo Meta a Wall Street, dove la competizione sull’intelligenza artificiale è emersa come uno dei principali temi per le grandi piattaforme tecnologiche.

La reazione del mercato, però, finora non ha confermato l’allarme. Dall’avvio di Muse negli Stati Uniti, le azioni di Alphabet sono salite di circa 7%, contro un progresso del Nasdaq intorno al 3% nello stesso periodo, un andamento che Munster ha definito inatteso rispetto al rischio competitivo. La resilienza del titolo suggerisce che gli investitori stanno ancora pesando la minaccia più come scenario strategico che come impatto immediato sui ricavi.

Google ha risposto integrando il precedente agente Spark dentro l’esperienza principale di Gemini, con una modalità orientata alle attività chiamata Task. In questo modo gli utenti possono avviare progetti continuativi, seguirne l’avanzamento e pianificare azioni senza uscire dall’ambiente di Gemini. La scelta conferma che la partita non riguarda soltanto la qualità delle risposte, ma la capacità di trattenere l’utente dentro un flusso operativo completo.

Il tema si inserisce in un confronto più ampio tra le grandi società tecnologiche, già analizzato nella nostra lettura sul duello tra Alphabet e Meta nell’intelligenza artificiale. Gli agenti IA stanno diventando un possibile punto di contatto tra ricerca, commercio elettronico, pagamenti e servizi digitali. Non a caso, anche il nostro articolo sugli agenti IA e i pagamenti in criptovalute su x402 mostrava come l’automazione delle decisioni economiche sia ormai un tema trasversale, non limitato alle piattaforme social.

In Borsa, Alphabet scambia a 347,64 dollari, in calo dell’1,74% nelle ultime 24 ore. Il movimento giornaliero non cambia però il quadro più rilevante: la quotazione delle azioni Alphabet continua a incorporare aspettative elevate sulla capacità del gruppo di difendere ricerca, pubblicità e intelligenza artificiale. La domanda per il mercato è se l’integrazione di Gemini sarà sufficiente a mantenere Google al centro delle transazioni digitali.

Per ora, la minaccia resta soprattutto strategica. Ma il passaggio dagli assistenti che rispondono agli agenti che eseguono compiti crea un rischio di disintermediazione più concreto per il modello storico della ricerca. Se Muse e prodotti simili riuscissero a gestire prenotazioni, acquisti e negoziazioni senza passare da una pagina di risultati, il valore economico della ricerca potrebbe spostarsi verso chi controlla l’ultima azione dell’utente.

Fonti - Stocktwits

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