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Apple abbassa le commissioni Ue e prova a chiudere lo scontro

Apple modifica i termini dell'App Store nell'Ue: commissione standard al 26%, nuova aliquota del 5% e tentativo di chiudere il confronto con Bruxelles.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Apple abbassa le commissioni Ue e prova a chiudere lo scontro

Apple cambia i termini commerciali dell’App Store nell’Unione europea e riduce la commissione standard dal 30% al 26%. La società ha annunciato le nuove condizioni martedì 18 agosto, con adesione già aperta per gli sviluppatori ed entrata in vigore fissata al 1 ottobre. The Motley Fool ha riportato che il gruppo presenta la modifica come il risultato di un confronto ravvicinato con la Commissione europea.

Il passaggio più rilevante per il mercato non è solo il taglio delle aliquote, ma il tentativo di chiudere una disputa regolatoria che aveva già portato a una multa da 500 milioni di euro e lasciava aperto il rischio di ulteriori interventi. Il nuovo schema prevede che le applicazioni distribuite nell’App Store europeo paghino il 26% sulle vendite digitali. Quelle che usano sistemi di pagamento alternativi versano il 20%, mentre le applicazioni che rimandano al web per completare l’acquisto pagano il 15% sulle vendite concluse entro sette giorni dal clic.

Restano condizioni più leggere per gli sviluppatori inclusi nel programma per le piccole imprese, nel programma mini applicazioni e nel programma Video Partner, oltre agli abbonamenti con rinnovo automatico dopo il primo anno. In questi casi l’aliquota ordinaria resta al 15%, che scende al 10% quando si utilizzano pagamenti alternativi o collegamenti verso il web. La novità più strutturale riguarda la sostituzione della commissione più contestata con una aliquota unica del 5% sulle vendite digitali delle applicazioni distribuite fuori dall’App Store, attraverso mercati concorrenti o canali web.

Per Apple significa accettare margini inferiori su una parte delle transazioni, ma anche ridurre l’incertezza normativa in un’area dove Bruxelles ha spinto per una maggiore apertura degli ecosistemi digitali. Il tema tocca indirettamente anche il mondo delle criptovalute, perché pagamenti alternativi, portafogli digitali e applicazioni finanziarie operano sempre più spesso nello stesso perimetro regolatorio europeo. In questo quadro, anche servizi collegati a infrastrutture come Chainlink restano esposti al modo in cui gli ecosistemi mobili trattano distribuzione, commissioni e accesso agli utenti; per chi segue questi mercati, la nostra guida al trading di criptovalute offre il contesto di base senza confondere la notizia regolatoria con un segnale operativo.

Il confronto tra grandi piattaforme e autorità non riguarda solo l’Europa. Negli Stati Uniti, il dibattito sulle regole degli asset digitali è tornato centrale dopo il dossier su Ripple al tavolo CFTC, mentre a Wall Street l’attenzione resta divisa tra tecnologia, margini e regolamentazione, come emerso anche nell’analisi su Wall Street tra dazi e test Nvidia. Per il titolo Apple, il punto ora è valutare il bilanciamento tra minori ricavi unitari e riduzione del rischio legale.

Il dossier rientra nel più ampio monitoraggio sui grandi titoli tecnologici, lo stesso che ha riacceso l’interesse per software e intelligenza artificiale e che gli investitori confrontano con le valutazioni presenti nella nostra pagina sulle migliori azioni da comprare, senza che il taglio delle commissioni rappresenti da solo una svolta definitiva. La data chiave resta il 1 ottobre, quando le nuove condizioni entreranno formalmente in vigore. Da quel momento si capirà se l’aggiustamento basterà a stabilizzare il rapporto con Bruxelles o se la Commissione europea continuerà a chiedere ulteriori modifiche al modello dell’App Store.

Fonti - The Motley Fool

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