Apple prepara l’IA per gli iPhone cinesi con Alibaba e Baidu
Apple lavora a un modello di intelligenza artificiale per la Cina con Alibaba e tecnologia Baidu, dopo il via libera regolatorio indicato da Reuters.

Apple accelera sul lancio della propria intelligenza artificiale generativa in Cina, puntando su una soluzione costruita con il supporto di Alibaba. Decrypt ha riportato, citando Reuters, che la società di Cupertino ha addestrato un modello dedicato al mercato cinese, nel tentativo di portare le nuove funzioni sugli iPhone venduti nel Paese. Il passaggio più rilevante riguarda la cornice normativa: l’autorità cinese per il controllo dello spazio digitale avrebbe registrato il servizio il mese scorso, superando un via libera regolatorio considerato decisivo.
La Cina mantiene infatti limiti stringenti sui sistemi generativi, mentre servizi come ChatGPT di OpenAI e Claude di Anthropic non sono disponibili nel Paese. Il dossier si inserisce nel percorso già seguito nel nostro approfondimento su Alibaba e il modello IA cinese. L’architettura tecnica resta però solo in parte definita.
Decrypt ha scritto che il modello proprietario della società statunitense dovrebbe essere affiancato da Qwen, la famiglia di modelli di Alibaba, e da tecnologia sviluppata da Baidu. Non è ancora chiaro quale ruolo operativo avranno i diversi sistemi, né quali funzioni arriveranno per prime sugli iPhone cinesi attraverso un futuro aggiornamento del sistema operativo. La partita cinese arriva in una fase delicata per la strategia globale della società nell’intelligenza artificiale.
A gennaio il gruppo aveva indicato che i suoi modelli fondativi di nuova generazione avrebbero usato Gemini di Google, dopo ritardi e un’accoglienza debole delle prime funzioni. Il tema della velocità di sviluppo è lo stesso emerso nell’analisi su Google e OpenAI che accelerano sui nuovi modelli IA e nelle trattative sugli editori e Siri, dove il controllo dei contenuti resta centrale. Sul piano commerciale, la pressione è doppia: recuperare terreno nelle funzioni generative e non perdere ulteriore spazio nel mercato cinese degli smartphone.
A maggio la società ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una controversia legata a presunte comunicazioni fuorvianti sulle funzioni IA non disponibili al lancio. Nel frattempo concorrenti locali come Huawei vendono già dispositivi con strumenti di intelligenza artificiale integrati, aumentando il confronto sul valore percepito dei nuovi telefoni. Per Wall Street, il progetto cinese è anche un test sulla capacità dei grandi gruppi tecnologici statunitensi di adattarsi a regole locali molto diverse.
Dopo il recente taglio del prezzo obiettivo Jefferies, le azioni Apple restano osservate non solo per i margini dell’iPhone, ma anche per la credibilità della roadmap IA. Il tema si collega alla più ampia rotazione del mercato verso infrastrutture, semiconduttori e applicazioni, già visibile nel caso di Nvidia e SpaceX al centro della sfida IA. La Cina resta quindi un banco di prova regolatorio, tecnologico e commerciale.
Se l’aggiornamento di iOS arriverà nei prossimi mesi, il gruppo dovrà dimostrare che l’integrazione tra modello proprietario, partner locali e vincoli normativi può funzionare senza indebolire l’esperienza utente. La traiettoria ricorda, per complessità geopolitica, anche il caso in cui Microsoft resta in Cina mentre l’IA cambia la strategia.