Berkshire compra Alphabet per 10 miliardi: quota a 36,6 miliardi
Berkshire ha acquistato 10 miliardi di azioni Alphabet in collocamento privato: la partecipazione sale a 36,6 miliardi, terza in portafoglio.

Berkshire Hathaway ha accelerato sulla tecnologia con un acquisto da 10 miliardi di dollari in azioni di Alphabet (Google), sottoscritte direttamente dalla società a giugno tramite collocamento privato. The Motley Fool ha riportato che l’operazione, sommata agli acquisti sul mercato, ha portato nel secondo trimestre a un aumento della posizione di circa 17 miliardi, fino a 36,6 miliardi di dollari. La controllante di Google è così diventata la terza maggiore partecipazione azionaria del portafoglio della holding di Omaha.
La mossa attribuita a Greg Abel alimenta il confronto con il precedente investimento nel gruppo di Cupertino, ma la struttura dell’operazione è diversa. Il titolo Apple scambia a 341,07 dollari, in rialzo dell’1,53%, e resta il riferimento storico per molti osservatori quando si parla delle grandi scommesse tecnologiche di Berkshire. Nel caso della controllante di Google, però, il passaggio diretto con la società segna una differenza rispetto all’accumulo costruito in passato solo tramite acquisti sul mercato.
Il paragone nasce anche dal fatto che entrambe le società appartengono al gruppo delle Sette Magnifiche e sono considerate centrali nella corsa all’intelligenza artificiale. Ma l’investimento non può essere letto automaticamente come una replica del modello precedente: il collocamento privato suggerisce una transazione negoziata, non soltanto una progressiva costruzione di posizione in Borsa. Per chi segue le migliori azioni da comprare, il punto centrale resta distinguere tra qualità del business, prezzo pagato e modalità di ingresso nel capitale.
Il contesto competitivo è cambiato rapidamente, soprattutto nel settore dell’intelligenza artificiale. Nei giorni scorsi abbiamo analizzato l’operazione Anthropic da 2.000 miliardi, che ha riacceso il confronto tra le grandi piattaforme tecnologiche statunitensi. La nuova esposizione di Berkshire arriva quindi in una fase in cui gli investitori stanno rivalutando il peso delle infrastrutture, dei modelli e della pubblicità digitale nei bilanci dei principali gruppi.
La tempistica è rilevante anche perché il titolo Google era già finito sotto osservazione dopo la pressione sul titolo Google legata alla concorrenza nell’intelligenza artificiale e alle mosse di Meta. Un ingresso di queste dimensioni da parte di Berkshire non elimina i rischi industriali, ma segnala che la holding vede valore in una società capace di generare cassa e di finanziare internamente investimenti molto elevati. Il fatto che la partecipazione sia salita al terzo posto nel portafoglio rende la scelta più difficile da derubricare a semplice aggiustamento tattico.
A Wall Street, la rotazione dentro la tecnologia resta selettiva. La forza della tecnologia a Wall Street ha mostrato come Microsoft e Meta continuino ad attirare attenzione anche in presenza di rendimenti obbligazionari elevati. Allo stesso tempo, la trattativa di NVIDIA sull’Ipo Anthropic conferma che il capitale si sta concentrando sulle società considerate più esposte alla nuova domanda di calcolo e servizi di intelligenza artificiale.
Per Berkshire, la dimensione dell’operazione indica una decisione già maturata nel secondo trimestre, non una reazione di breve periodo alle oscillazioni giornaliere. Le prossime comunicazioni regolamentari saranno decisive per capire se la holding continuerà ad aumentare l’esposizione o se il salto registrato tra acquisti diretti e mercato aperto resterà concentrato in quella finestra. La domanda se la controllante di Google possa diventare il nuovo grande pilastro tecnologico di Omaha resta aperta, ma il segnale inviato al mercato è già concreto.