Berkshire riduce Apple e aumenta Alphabet: il segnale che intriga Wall Street
Berkshire resta esposta ad Apple ma aumenta Alphabet: il confronto tra i due Big Tech riaccende il dibattito su crescita, IA e valutazioni.

Apple resta la maggiore partecipazione azionaria di Berkshire Hathaway, ma il mercato guarda con crescente attenzione al rafforzamento della posizione in Alphabet (Google). Il confronto tra i due colossi tecnologici torna centrale perché il portafoglio legato a Warren Buffett continua a essere letto come un indicatore di prudenza, valore e disciplina finanziaria. Berkshire Hathaway ha ridotto in modo consistente l’esposizione al produttore dell’iPhone, mentre ha aumentato la presenza nella casa madre di Google. Motley Fool ha indicato che Apple pesa ora circa 21% del portafoglio azionario di Berkshire, una quota ancora superiore a quella attribuita ad Alphabet, indicata intorno all’8%.
La distanza rimane ampia, ma il movimento recente ha un peso simbolico: il conglomerato avrebbe venduto oltre 52 milioni di azioni Apple nell’ultimo anno, mentre ha incrementato la posizione su Alphabet. Per chi segue le azioni Apple, il dato non segnala un disimpegno totale, ma un riequilibrio dopo anni di forte concentrazione. Il titolo Apple scambia a 333,02 dollari, in rialzo del 3,53% nelle ultime 24 ore, sostenuto anche dall’aspettativa di un ciclo di aggiornamento dei dispositivi più favorevole.
Il gruppo di Cupertino beneficia ancora della forza dell’ecosistema iPhone, dei servizi e della fedeltà dei clienti, elementi che hanno storicamente giustificato multipli elevati. Tuttavia, il nodo per Wall Street è se questa stabilità basti a compensare una crescita meno esplosiva rispetto ad altri protagonisti della tecnologia. Alphabet, al contrario, continua a essere valutata anche attraverso la lente dell’intelligenza artificiale, della pubblicità digitale e del cloud.
Il tema è lo stesso che negli ultimi giorni ha attraversato diversi titoli tecnologici, come emerso nella nostra analisi su Alphabet e i costi dell’IA osservati da Bank of America. Il mercato sta premiando le società capaci di trasformare gli investimenti in infrastrutture e modelli generativi in margini sostenibili, ma resta sensibile al rischio che la spesa in capitale cresca più rapidamente dei ricavi. Il confronto tra Apple e Alphabet non riguarda soltanto le valutazioni correnti, ma anche il diverso profilo di rendimento.
Motley Fool ha ricordato che Alphabet ha generato ritorni superiori ad Apple sia nell’orizzonte a un anno sia in quello a cinque anni. È un elemento che rafforza l’idea di un possibile cambio di preferenza tra due nomi dei cosiddetti Magnifici Sette, pur senza cancellare il ruolo difensivo che Apple conserva in molti portafogli istituzionali. Il passaggio si inserisce in una fase in cui Wall Street sta ricalibrando le aspettative sull’intero comparto tecnologico.
Nei giorni scorsi abbiamo evidenziato come Big Tech resti sotto esame per il peso dell’IA sui conti, un tema che coinvolge direttamente Alphabet ma anche le società più esposte alla domanda di calcolo. La stessa filiera dei semiconduttori resta osservata speciale, come mostra il dossier su Nvidia e la memoria IA, perché la corsa all’intelligenza artificiale passa anche dalla capacità di garantirsi componenti critici. Per Berkshire, la lettura più prudente è quella di una diversificazione progressiva, non di una bocciatura di Apple.
Warren Buffett ha in passato riconosciuto di aver venduto Apple troppo presto, secondo quanto riportato da Motley Fool, ma le decisioni operative del conglomerato indicano una maggiore disponibilità a ridurre una posizione diventata enorme. In questo quadro, le valutazioni relative tra grandi tecnologici restano centrali anche per chi consulta una lista di migliori azioni da comprare con un approccio orientato ai fondamentali. La partita tra Apple e Alphabet resta quindi aperta: la prima offre scala, marchio e flussi di cassa robusti; la seconda un’esposizione più diretta a pubblicità, cloud e intelligenza artificiale.
Il segnale di Berkshire non equivale a una raccomandazione automatica, ma conferma che anche i grandi investitori stanno distinguendo sempre più tra qualità difensiva e potenziale di crescita. Per il mercato, il vero punto sarà capire se l’IA produrrà utili misurabili abbastanza in fretta da giustificare le aspettative incorporate nei prezzi.