Alphabet e Apple oltre 100 miliardi di ricavi: il rischio nascosto divide Wall Street
Alphabet e Apple hanno superato 100 miliardi di ricavi nel trimestre, ma la pressione regolatoria pesa in modo diverso sui flussi di cassa.

Alphabet (Google) e Apple hanno chiuso il trimestre di giugno con ricavi superiori ai 100 miliardi di dollari, ma il mercato si trova davanti a due rischi regolatori molto diversi. La prima resta esposta a procedimenti che toccano il cuore della pubblicità e della ricerca, mentre la seconda affronta soprattutto pressioni concentrate sull’App Store. 24/7 Wall St. ha messo a confronto i due gruppi dopo conti trimestrali molto forti, sottolineando una asimmetria che può pesare sulla lettura degli utili.
La tesi è che non tutte le indagini o decisioni giudiziarie abbiano lo stesso impatto: per Mountain View il rischio riguarda una fonte primaria di margini, per Cupertino una parte più circoscritta del modello servizi. Il gruppo di Mountain View ha registrato ricavi trimestrali per 119,80 miliardi di dollari, in aumento del 24,2% su base annua. La crescita è stata sostenuta anche da Google Cloud, indicato in accelerazione dell’82%, e dalla ricerca, salita del 17%; l’utile per azione di 9,11 dollari, però, è stato influenzato da un guadagno da partecipazioni azionarie da 99,03 miliardi di dollari, elemento che rende meno lineare il confronto con la redditività operativa.
La società di Cupertino ha riportato ricavi per 109,42 miliardi di dollari, con un progresso del 16,4% rispetto all’anno precedente. iPhone è cresciuto del 22% e Mac del 29%, mentre i servizi hanno raggiunto 30,7 miliardi di dollari; il gruppo ha inoltre indicato 1,5 miliardi di abbonamenti a pagamento, pur segnalando possibili effetti dalle decisioni statunitensi sulle transazioni con collegamenti esterni all’App Store. Il nodo principale resta la pressione antitrust. 24/7 Wall St. ha ricordato la multa da 3,5 miliardi di dollari della Commissione europea contro il gruppo di Mountain View e il procedimento del Dipartimento della Giustizia statunitense sulla ricerca, due dossier che colpiscono aree molto più vicine alla generazione di cassa rispetto alle controversie App Store della rivale.
Per chi segue le quotazioni azioni USA, la differenza non è solo legale ma anche finanziaria: una sanzione o un rimedio strutturale sui ricavi pubblicitari può incidere sulla qualità dei flussi di cassa futuri. Il tema si inserisce in un mercato già sensibile ai tassi e alle valutazioni, come emerso anche nel nostro aggiornamento sui future del 13 settembre. La vicenda conferma inoltre che la regolamentazione delle grandi piattaforme resta una variabile centrale per Wall Street.
Non riguarda solo i motori di ricerca o gli ecosistemi mobili: negli ultimi giorni il mercato ha osservato con attenzione anche il caso Meta in California sugli utenti più giovani, analizzato nel nostro approfondimento sull’effetto domino per Wall Street. L’altro punto di contatto è l’intelligenza artificiale, che sostiene investimenti e aspettative ma aumenta il bisogno di risultati verificabili. Dopo il dibattito su NVIDIA e la spesa per l’IA, ripreso nel nostro articolo su Zuckerberg e lo stop all’IA, il confronto tra i due colossi mostra come crescita, margini e rischio politico stiano diventando inseparabili.
Fuori dal perimetro diretto di questa notizia, anche gli investitori in asset digitali osservano il rapporto tra infrastrutture tecnologiche e regole: Chainlink non è coinvolta nei procedimenti citati, ma resta un esempio di settore in cui tecnologia e vigilanza convivono. Per chi vuole contestualizzare questi mercati, la nostra guida al trading di criptovalute offre un quadro generale senza sovrapporre dinamiche azionarie e token digitali.