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Bitcoin sfiora 82.000 dollari, Burry riaccende l’allarme Nasdaq

Il BTC resta sopra 81.000 dollari dopo il picco a 82.026, mentre Michael Burry avverte sui titoli tecnologici e il rischio macro aumenta in Asia.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bitcoin sfiora 82.000 dollari, Burry riaccende l’allarme Nasdaq

Bitcoin ha tenuto sopra quota 81.000 dollari nella mattinata asiatica di martedì, dopo aver toccato brevemente 82.026 dollari durante la notte, mentre il quadro macroeconomico diventava più ostile agli attivi rischiosi. CoinDesk ha riportato che le principali criptovalute hanno difeso i livelli recenti nonostante il rafforzamento del dollaro, l’aumento dei rendimenti statunitensi e nuove tensioni sul petrolio.

Nel gruppo delle maggiori attività digitali, SOL e DOGE sono stati indicati da CoinDesk come i movimenti più forti della seduta, con rialzi fino al 2% nell’arco della giornata. BNB è salito dell’1,7% a 662 dollari, mentre XRP è rimasto a 1,46 dollari con un progresso dello 0,9%; ether, invece, ha ceduto lo 0,8%. Il livello del token di Ripple resta in linea con il quadro già osservato nel nostro aggiornamento sul token di Ripple, mentre per un inquadramento generale sul mercato spot rimane disponibile la nostra pagina dedicata a BTC.

Al momento della scrittura, CoinMarketCap indica BTC a 80.952,51 dollari, con una variazione del +0,27% nelle ultime 24 ore e del -0,13% su sette giorni. La capitalizzazione di mercato risulta pari a 1.621,34 miliardi di dollari, un dato che conferma la stabilità relativa della criptovaluta rispetto alla pressione vista su altri segmenti dei mercati globali.

A pesare sul sentiment è stato anche Michael Burry, investitore noto per aver anticipato la crisi immobiliare del 2008. CoinDesk ha riferito che Burry, in un intervento su Substack, ha segnalato un Nasdaq 100 valutato a 43 volte gli utili, contro un livello implicito intorno a 30 volte. L’investitore ha collegato l’euforia sui titoli legati all’intelligenza artificiale a una dinamica parabolica delle valutazioni, richiamando in particolare il rally del 70% dell’indice Philadelphia Semiconductor dalla fine di marzo.

Il contesto macro ha aggiunto ulteriore pressione. Sempre secondo i dati riportati da CoinDesk, il Brent è salito di quasi l’1% oltre 105 dollari al barile dopo che il presidente Donald Trump ha messo in dubbio il cessate il fuoco con l’Iran. Il mercato ha così prezzato il rischio di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, mentre il rendimento del decennale statunitense è salito al 4,42% e il dollaro si è rafforzato contro tutte le valute del gruppo delle dieci principali economie.

La tensione si è riflessa anche sulle borse asiatiche, che hanno arretrato dai massimi recenti. CoinDesk ha segnalato un calo intraday del Kospi fino al 5,1%, dopo la proposta di un alto responsabile politico sudcoreano di distribuire ai cittadini un dividendo finanziato da imposte sui profitti dell’intelligenza artificiale. Il movimento ha mostrato quanto il tema delle valutazioni tecnologiche resti centrale anche fuori dagli Stati Uniti.

Per il mercato delle criptovalute, la seduta segnala una tenuta relativa più che una vera accelerazione. Il superamento temporaneo degli 82.000 dollari non si è trasformato in un allungo stabile, ma la capacità di BTC di restare poco sopra gli 81.000 dollari in un contesto di rendimenti più alti, dollaro forte e petrolio in rialzo suggerisce che gli operatori stanno ancora distinguendo tra stress azionario e domanda per gli attivi digitali più liquidi.

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