Citi e Coinbase portano i pagamenti in criptovalute stabili alle aziende
Citi integra Coinbase nei pagamenti aziendali: clienti corporate potranno accettare criptovalute stabili con conversione in moneta legale.

Citi e Coinbase hanno esteso la loro intesa per consentire ai clienti aziendali della banca di accettare pagamenti in criptovalute stabili senza dover detenere direttamente i token. L’operazione porta l’infrastruttura di pagamento di Coinbase dentro Spring by Citi, la piattaforma usata dalla banca per i pagamenti dei commercianti e delle imprese. Decrypt ha riportato che il nuovo collegamento permette ai clienti istituzionali di Citi di offrire il pagamento in criptovalute stabili al momento dell’acquisto, mentre Coinbase si occupa della conversione in moneta legale.
Citi resta la banca di regolamento, un dettaglio importante perché mantiene il rapporto contabile e operativo dentro un perimetro bancario tradizionale. La novità amplia quanto già emerso nel nostro aggiornamento su Citi e Coinbase per le criptovalute stabili aziendali, ma aggiunge un elemento operativo: l’integrazione non riguarda solo il trasferimento tra sistemi, bensì anche l’accettazione al punto di pagamento. Per le imprese, il vantaggio dichiarato è ridurre la necessità di costruire internamente un’infrastruttura doppia, bancaria e su registri distribuiti, con conversione automatizzata tra token e valuta tradizionale.
Il secondo fronte dell’accordo va nella direzione opposta: Coinbase utilizza il Virtual Account Wallet di Citi per alimentare i Coinbase Virtual Accounts. The Block ha indicato che questi conti virtuali sono pensati per aziende che sviluppano servizi su Coinbase e che vogliono ricevere, detenere e inviare denaro con un funzionamento vicino a quello di un conto bancario. Gli incassi in valuta, come il dollaro, possono essere convertiti automaticamente in criptovalute stabili.
Il lancio parte dagli Stati Uniti, con ulteriori funzionalità previste nei prossimi mesi. Decrypt ha indicato che Coinbase stima in oltre 150 milioni i detentori di criptovalute stabili nel mondo, una platea che spiega l’interesse delle grandi banche per strumenti di pagamento disponibili senza interruzioni orarie. Per chi segue il trading criptovalute, il punto non è solo la speculazione sui token, ma l’uso dell’infrastruttura in processi commerciali ordinari.
La tecnologia alla base di Bitcoin continua così a entrare nei circuiti finanziari tradizionali, pur con casi d’uso diversi dal trasferimento nativo della criptovaluta. Bitcoin Magazine ha scritto che Citi aveva già indicato il mese scorso l’intenzione di consentire agli investitori istituzionali di custodire asset tradizionali e bitcoin dentro un unico schema operativo. Il tema si collega anche alla spinta sulla tokenizzazione, dopo la nostra analisi sulla via aperta dalla Sec a Coinbase oltre le criptovalute.
Per il settore, l’accordo segnala una fase in cui le banche non cercano necessariamente di esporre i clienti corporate alla volatilità degli asset digitali, ma di usare registri distribuiti e token ancorati a valute sovrane per accelerare pagamenti e regolamenti. Il confronto con Bitcoin resta comunque centrale per misurare l’interesse istituzionale, come mostra anche il recente caso Strive arrivata a 27.462 BTC nelle tesorerie aziendali. In parallelo, la domanda di strumenti legati agli asset digitali continua a muoversi tra pagamenti, custodia e strategie di bilancio, inclusi casi come Strategy e i dividendi giornalieri.