Criptovalute, oltre 200 firme spingono il Clarity Act al Senato
Oltre 200 società e gruppi delle criptovalute chiedono al Senato USA il voto sul Clarity Act, tra pressioni regolatorie e concorrenza globale.

Una coalizione di oltre 200 società e organizzazioni del settore delle criptovalute ha chiesto ai vertici del Senato degli Stati Uniti di portare il Digital Asset Market Clarity Act al voto dell’aula. Bitcoin Magazine ha riportato che l’iniziativa è stata promossa da Stand With Crypto insieme a un ampio gruppo di operatori, con l’obiettivo di accelerare il quadro normativo federale sugli asset digitali. La lettera è stata inviata il 7 giugno al leader della maggioranza repubblicana John Thune e al leader della minoranza democratica Chuck Schumer. The Block ha indicato che il documento sollecita un voto completo del Senato, dopo il passaggio del dibattito sulla necessità di regole più definite per le piattaforme, gli emittenti e gli intermediari del settore. Tra i promotori citati figurano Mason Lynaugh di Stand With Crypto, Summer Mersinger della Blockchain Association e Ji Hun Kim del Crypto Council for Innovation. Tra i firmatari indicati da Bitcoin Magazine compaiono Coinbase, Circle, Ripple, Kraken, Andreessen Horowitz, Binance.US, Multicoin Capital, Riot Platforms e Uniswap Labs. La lista comprende anche coalizioni locali legate alla catena a blocchi e gruppi universitari distribuiti in tutti i 50 Stati, un dettaglio che rafforza il messaggio politico dell’iniziativa: presentare la regolamentazione degli asset digitali come tema nazionale, non limitato ai grandi centri finanziari. Il punto centrale della lettera riguarda la leadership regolatoria degli Stati Uniti. Secondo la ricostruzione di Bitcoin Magazine, i firmatari sostengono che i mercati degli asset digitali siano ormai globali e che l’assenza di regole chiare possa spingere attività e capitali verso giurisdizioni estere considerate meno trasparenti. Il tema si inserisce in un confronto più ampio sulla supervisione delle criptovalute, già emerso anche nella nostra copertura su JPMorgan, Strategy e il peso della legge USA. Per gli operatori europei, il passaggio americano è osservato anche alla luce del quadro MiCA dell’Unione europea, che ha già introdotto una cornice dedicata ai prestatori di servizi su cripto-attività. Negli Stati Uniti, invece, il confronto resta più frammentato tra agenzie, Congresso e tribunali. Per questo il Clarity Act viene seguito da vicino da chi opera nelle criptovalute e da chi utilizza strumenti descritti nella nostra guida al trading di criptovalute, pur senza trasformare la notizia in un segnale operativo di breve periodo. Sul piano dei mercati, la richiesta al Senato non è una notizia di prezzo ma di infrastruttura normativa: può incidere sulle aspettative degli operatori, non determinare automaticamente una direzione delle quotazioni. Il confronto è diverso da quello delle grandi società quotate tradizionali, come Ferrari, perché qui il nodo riguarda la ripartizione della vigilanza sui mercati digitali. Il contesto resta comunque fragile, come mostrato dall’analisi su Bitcoin sotto esame tra inflazione ed ETF e dal focus su MetaMask e l’apertura agli agenti IA nella finanza decentralizzata. La pressione sul Clarity Act arriva quindi in una fase in cui l’industria cerca di spostare il baricentro dal contenzioso alla legislazione. Il prossimo passaggio dipenderà dal calendario del voto al Senato: senza una data fissata, la lettera resta un atto politico forte ma non ancora una svolta normativa. Per il settore, però, il messaggio è chiaro: la definizione delle regole negli Stati Uniti è diventata parte della competizione globale sugli asset digitali. ### Fonti - Bitcoin Magazine