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Dimon alza l’asticella sull’IA: spesa verso mille miliardi

Jamie Dimon stima investimenti in intelligenza artificiale oltre mille miliardi nel 2027, mentre le banche Usa beneficiano dell’attività di mercato.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Dimon alza l’asticella sull’IA: spesa verso mille miliardi

La previsione di JPMorgan Chase riporta l’intelligenza artificiale al centro del dibattito di Wall Street: Jamie Dimon stima che la spesa globale legata all’IA possa superare il trilione di dollari già il prossimo anno. Il messaggio arriva dopo una settimana positiva per le grandi banche statunitensi, sostenute da ricavi robusti nelle attività di mercato e nell’investment banking. The Motley Fool ha riportato che le cinque maggiori banche Usa hanno pubblicato risultati trimestrali solidi, con un contributo particolarmente evidente dalle operazioni legate ai mercati.

Nel secondo trimestre, i ricavi da investment banking sono saliti del 45% su base annua per la banca guidata da Dimon e del 55% per Goldman Sachs, segnale di una riapertura delle operazioni societarie dopo una fase più prudente. Durante la chiamata sui conti, Dimon ha collocato il tema dell’IA dentro una cornice più ampia di spese in conto capitale. Secondo la ricostruzione di The Motley Fool, il banchiere ha indicato una spesa complessiva di circa 4.000 miliardi di dollari, con la quota legata all’intelligenza artificiale passata da 400 miliardi lo scorso anno a 700 miliardi quest’anno e potenzialmente oltre 1.000 miliardi nel 2027.

Il dato è rilevante perché trasformerebbe l’IA da capitolo di crescita tecnologica a voce strutturale dei bilanci aziendali. Le azioni JPMorgan scambiano a 341,10 dollari, in calo dello 0,60% nelle ultime 24 ore, mentre il mercato valuta se la ripresa delle commissioni bancarie possa compensare il rischio di valutazioni già esigenti sui titoli legati al ciclo dell’innovazione. La stima di Dimon arriva in una fase in cui Wall Street alterna entusiasmo e prudenza sulle società più esposte alla corsa ai centri dati, ai semiconduttori e ai servizi cloud.

Il tema è lo stesso che ha attraversato il recente confronto su NVIDIA e il duello sull’IA a Wall Street, ma anche il caso di Palantir, tra crescita IA e valutazioni tese, dove la narrativa tecnologica continua a scontrarsi con multipli elevati. Dimon, tuttavia, non ha presentato la spesa in IA come una garanzia di mercato infinito. Ha avvertito che le condizioni attuali sono vicine a un punto molto favorevole, ma la loro durata resta incerta: un richiamo che pesa soprattutto in un contesto in cui i capitali si stanno concentrando su poche storie di crescita.

La stessa dinamica si vede nelle strategie industriali di Meta sui processori interni per l’IA e nel ricorso al debito da parte di Amazon con obbligazioni da 25 miliardi. Per il settore bancario, il punto non è soltanto finanziare nuove infrastrutture, ma intercettare fusioni, quotazioni e collocamenti che possono nascere dalla nuova ondata di investimenti. Per gli investitori che seguono le migliori azioni da comprare, la notizia rafforza l’idea che l’IA stia diventando una variabile trasversale: non riguarda più solo i produttori di chip, ma anche banche, credito, consulenza e mercati dei capitali.

Il nodo resta la sostenibilità economica di una spesa così ampia. Se il trilione indicato da Dimon diventerà realtà, le aziende dovranno dimostrare che i ritorni in produttività, automazione e nuovi ricavi giustificano investimenti di questa scala; in caso contrario, la selezione del mercato potrebbe diventare più severa proprio sui titoli che oggi beneficiano maggiormente della narrativa sull’intelligenza artificiale.

Fonti - The Motley Fool

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