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IREN cambia pelle: dall’estrazione Bitcoin ai contratti IA

L’ex miner Iris Energy accelera sull’infrastruttura IA con accordi Microsoft e NVIDIA, mentre Bitcoin resta il punto di partenza del modello industriale.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
IREN cambia pelle: dall’estrazione Bitcoin ai contratti IA

Il passaggio di Iren dall’estrazione di Bitcoin ai servizi per l’intelligenza artificiale riporta al centro il tema delle infrastrutture energetiche dietro la nuova corsa tecnologica. La società, nata come Iris Energy e poi rinominata IREN, ha spostato il baricentro verso i centri dati per IA, con accordi rilevanti che coinvolgono Microsoft e NVIDIA. Il punto non è solo la domanda di potenza di calcolo, ma la disponibilità di energia e capacità logistica.

The Motley Fool ha indicato che IREN ha guadagnato quasi 150% negli ultimi dodici mesi e vale circa 14 miliardi di dollari. La lettura proposta mette il gruppo tra i possibili beneficiari indiretti del boom IA, in un mercato in cui NVIDIA resta il riferimento dominante per le GPU destinate ai grandi modelli linguistici. Il confronto è rilevante anche per chi segue il settore azionario attraverso la nostra pagina sulle migliori azioni da comprare, dove le valutazioni elevate rendono decisiva la distinzione tra crescita e prezzo già incorporato.

La trasformazione industriale è iniziata dopo l’esperienza nell’estrazione di Bitcoin, attività nella quale Iris Energy aveva puntato sull’uso di energia rinnovabile. Nel 2024 la società ha cambiato nome in IREN e ha iniziato a comprare GPU H100 e H200 di NVIDIA, spostando progressivamente l’attenzione verso la fornitura di capacità di calcolo. Nel 2025, secondo The Motley Fool, capitale, logistica e infrastrutture energetiche sono stati indirizzati soprattutto verso IA e calcolo ad alte prestazioni, più che verso l’espansione dell’estrazione di criptovalute.

Il salto di scala è arrivato con due contratti di grande dimensione. A novembre IREN ha ottenuto un accordo quinquennale da 9,7 miliardi di dollari per servizi IA nella nuvola con Microsoft, mentre a maggio ha firmato un contratto da 3,4 miliardi di dollari con NVIDIA. Sono numeri che spiegano perché il mercato guardi al gruppo non più soltanto come a un ex minatore di Bitcoin, ma come a un fornitore di infrastruttura in una filiera dove energia, GPU e centri dati diventano colli di bottiglia.

Il caso si inserisce in una fase in cui gli investitori cercano alternative ai nomi già dominanti dell’IA. NVIDIA conserva una posizione centrale grazie alla propria architettura hardware e ai programmi proprietari che fidelizzano i clienti, ma la capitalizzazione indicata da The Motley Fool a 4,7 trilioni di dollari rende più complessa la ricerca di ulteriore espansione percentuale. È lo stesso tema emerso nella recente analisi su Palantir e l’intesa con NVIDIA, dove il mercato ha premiato anche componenti meno evidenti della catena IA.

La differenza, per IREN, è che l’eredità dell’estrazione di Bitcoin può diventare un vantaggio operativo. Le strutture nate per gestire carichi elettrici elevati e continui sono riutilizzabili per centri dati IA, un segmento in cui l’accesso alla rete e ai siti adeguati può contare quanto l’acquisto delle GPU. Anche il dibattito sulla nuvola IA di Meta contro Amazon, Microsoft e Google ha mostrato come la competizione non riguardi solo gli algoritmi, ma la disponibilità fisica di capacità di calcolo.

Sul fronte criptovalutario, Bitcoin scambia a 62.163,63 dollari, in rialzo dell’1,11% nelle ultime 24 ore. Il prezzo resta importante per la narrativa storica di IREN, ma oggi pesa meno nella lettura del titolo rispetto alla capacità di monetizzare energia e centri dati per clienti IA. Il tema resta comunque collegato al ciclo delle criptovalute, come mostrano gli ultimi sviluppi sugli ETF Bitcoin dopo un giugno difficile e il dibattito sulle tesorerie aziendali esposte a BTC.

La scommessa del mercato, quindi, non è che IREN sostituisca NVIDIA, ma che riesca a catturare una parte della domanda infrastrutturale generata dalla stessa espansione dell’IA. Il rischio è che contratti, costi energetici e tempi di costruzione dei centri dati lascino poco margine d’errore, soprattutto dopo un rialzo già molto ampio del titolo. Per ora, la notizia conferma una tendenza: nell’intelligenza artificiale, l’infrastruttura può diventare una storia di mercato autonoma rispetto ai soli produttori di semiconduttori.

Fonti - The Motley Fool

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