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MSCI cambia gli indici: rischio esclusione per Strategy dal 30 novembre

MSCI ha approvato nuove regole che possono escludere società di tesoreria Bitcoin dagli indici, con lista finale attesa l’11 novembre.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
MSCI cambia gli indici: rischio esclusione per Strategy dal 30 novembre

MSCI ha approvato nuove regole che potrebbero portare all’esclusione dagli indici azionari globali di società quotate la cui attività principale è detenere investimenti, inclusi grandi veicoli di tesoreria in Bitcoin come Strategy e Metaplanet. CoinDesk ha riportato che l’elenco definitivo delle società interessate sarà pubblicato l’11 novembre, mentre le modifiche entreranno in vigore alla chiusura del 30 novembre. La decisione riguarda i Global Investable Market Indexes di MSCI, una famiglia di indici seguita da fondi e strategie passive in tutto il mondo.

The Block ha indicato che, oltre a Strategy e Metaplanet, anche SharpLink rientra tra le società potenzialmente esposte alle nuove norme. Il punto centrale è la distinzione tra imprese operative e società considerate non operative, perché costruite soprattutto attorno alla detenzione di asset finanziari. L’impatto potenziale non è tecnico ma di domanda di mercato: quando un titolo esce da un indice, i fondi che lo replicano devono ridurre o azzerare la posizione, indipendentemente dal giudizio dei gestori.

È lo stesso meccanismo che rende il capitale passivo un fattore decisivo per molte società quotate, come abbiamo analizzato anche nel caso della strategia passiva sull’S&P 500. Per chi studia comprare Bitcoin tramite strumenti indiretti, la vicenda mostra quanto la struttura degli indici possa influenzare anche esposizioni apparentemente lontane dalla criptovaluta. Il caso più rilevante resta Strategy, diventata negli ultimi anni il principale esempio di società quotata con bilancio fortemente concentrato su Bitcoin.

CoinDesk ha indicato per Strategy una posizione di 848.250 BTC, per un valore di circa 69,67 miliardi di dollari al momento della rilevazione citata. La società era già al centro della nostra analisi su sette fattori dietro l’ondata bancaria su Bitcoin e del precedente focus sul premio di mercato incorporato nel titolo Strategy. Per Metaplanet e SharpLink il tema è simile: l’eventuale esclusione non dipenderebbe da un giudizio sulla solidità della singola società, ma dall’applicazione di un criterio generale sulla natura del business.

La misura non riguarda il funzionamento delle reti blockchain o dei protocolli, né asset digitali come Starknet, ma il modo in cui MSCI classifica le società quotate nei propri indici. In sostanza, il nodo è se una quotata debba essere trattata come impresa industriale o come veicolo di investimento. CoinDesk ha richiamato anche il tema della raccolta di capitale: una minore domanda passiva sulle azioni potrebbe rendere più difficile emettere nuove azioni a condizioni favorevoli.

Per società che hanno finanziato acquisti di Bitcoin anche tramite il mercato azionario, una finestra di emissioni azionarie più stretta può diventare un vincolo concreto. Il tema si aggiunge alle discussioni più ampie sulla custodia e sulla sicurezza dell’ecosistema, già emerse nel nostro approfondimento sulle difese quantistiche al centro del caso Bitcoin. L’eventuale uscita dagli indici MSCI non sarebbe un delisting e non impedirebbe la negoziazione dei titoli in Borsa.

Sarebbe però un cambiamento rilevante per la base azionaria, perché molti flussi passivi seguono regole automatiche e non decisioni discrezionali. Per gli investitori europei il punto da osservare è l’esposizione indiretta attraverso fondi globali, distinta dagli strumenti dedicati come gli ETF su criptovalute: in questo caso il rischio nasce dall’indice azionario, non dalla criptovaluta sottostante.

Fonti - CoinDesk

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