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OKX-ICE: 26 società quotate si oppongono alle azioni tokenizzate

Intel, Oracle, IBM e IonQ si aggiungono agli emittenti contrari al piano OKX-ICE per scambiare azioni tokenizzate su registri distribuiti.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
OKX-ICE: 26 società quotate si oppongono alle azioni tokenizzate

Intel, Oracle, IBM e IonQ si sono aggiunte alla lista delle società contrarie al piano OKXICE per la negoziazione di azioni tokenizzate, portando il totale degli emittenti contrari a 26. CoinDesk e Decrypt hanno riportato che i nuovi nomi compaiono in un avviso pubblico aggiornato al 26 ottobre dalla società comune tra Intercontinental Exchange, proprietaria del NYSE, e la holding statunitense di OKX. Il progetto prevede una piattaforma per scambiare rappresentazioni tokenizzate di azioni, con una struttura paritetica tra ICE e OKX.

CoinDesk ha indicato che OKXICE intende usare pool di liquidità basati su Uniswap v4 sulla rete XLayer di OKX, con regolamento in monete stabili e creatori automatici di mercato al posto del tradizionale registro ordini; un modello che resta al centro della nostra guida al trading di criptovalute. La novità è rilevante perché trasferisce logiche della finanza decentralizzata su strumenti azionari regolati. Il quadro normativo citato dalle fonti è la Innovation Exemption quinquennale della SEC, pensata per consentire sperimentazioni controllate su scambi azionari basati su registri distribuiti.

Le piattaforme ammesse devono notificare gli emittenti e concedere 30 giorni per opporsi prima di offrire versioni tokenizzate delle loro azioni. Secondo CoinDesk, i quattro nuovi oppositori erano inclusi nell’elenco iniziale di 62 società proposte da OKXICE, portando a 23 le obiezioni dentro quel gruppo, pari a circa il 37%. La componente tecnologica domina l’elenco degli emittenti contrari: Microsoft, Alphabet, Broadcom, Qualcomm, Arm, Cisco, Intel e lo stesso nuovo gruppo di società citato nell’ultimo aggiornamento.

Nell’elenco figurano anche Goldman Sachs, Wells Fargo e UnitedHealth, segnale che le riserve non riguardano soltanto il comparto dei semiconduttori o dell’intelligenza artificiale. Il caso si innesta in una fase in cui Wall Street resta sensibile ai grandi nomi tecnologici, come mostrato anche dalla nostra analisi del 27 ottobre sul dato che ha agitato NVIDIA. Decrypt ha evidenziato che gli avvisi pubblici non chiariscono le motivazioni delle società né spiegano in modo definitivo quali effetti abbia l’obiezione sulla possibilità di trattare quei titoli sulla piattaforma.

Il punto centrale, per OKXICE, è costruire un mercato che non sia solo tecnicamente operativo, ma anche accettato dagli emittenti quotati: senza consenso, la profondità dell’offerta potrebbe risultare più limitata. Il tema della tokenizzazione degli strumenti finanziari tradizionali è già entrato nel dibattito europeo e statunitense, come visto anche nella recente tokenizzazione del fondo Aviva su XRP Ledger. Per il protocollo citato nell’architettura tecnica, la notizia non riguarda una decisione diretta sul token UNI, ma l’eventuale impiego di infrastrutture nate nel settore delle criptovalute per mercati azionari regolati.

È una distinzione importante: l’interesse istituzionale per i registri distribuiti non elimina i vincoli di governance, informativa societaria e tutela degli emittenti. La stessa intersezione tra tecnologia, mercati pubblici e finanziamento dell’intelligenza artificiale è al centro del nostro approfondimento sul debito IA e sui fornitori di chip. La progressione delle obiezioni mostra un’accelerazione netta: Decrypt ha ricostruito un passaggio da 9 società il 15 ottobre a 16 il 19 ottobre, poi a 22 il 23 ottobre e infine a 26 con l’ultimo aggiornamento.

In meno di due settimane, la lista è quasi triplicata. Per OKXICE, la prossima fase sarà quindi decisiva per capire se il progetto potrà presentarsi come un mercato ampio di azioni tokenizzate o se dovrà partire con un perimetro più ristretto rispetto alla selezione iniziale.

Fonti - Decrypt

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