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Portafogli anti-quantistici, corsa prima di Bitcoin ed Ethereum

Le società del settore accelerano sui portafogli resistenti ai computer quantistici, mentre Bitcoin ed Ethereum potrebbero aggiornarsi in anni.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Portafogli anti-quantistici, corsa prima di Bitcoin ed Ethereum

Le società di criptovalute stanno accelerando sui portafogli resistenti ai computer quantistici, nel tentativo di proteggere prima l’infrastruttura usata dagli utenti rispetto agli aggiornamenti delle reti. Decrypt ha riportato che il settore guarda con crescente attenzione a soluzioni per Bitcoin ed Ethereum, perché le modifiche ai protocolli di base potrebbero richiedere anni. Il nodo è operativo: portafogli e custodia possono essere aggiornati più rapidamente delle catene pubbliche.

Il timore riguarda il possibile arrivo di computer quantistici capaci di indebolire gli schemi crittografici oggi usati per firmare le transazioni. Decrypt ha indicato che una stima recente colloca il cosiddetto giorno di rischio quantistico anche al 2030, una data abbastanza vicina da spingere alcune imprese a muoversi prima che le reti principali concordino interventi a livello di consenso. Il tema riguarda soprattutto le chiavi e le firme digitali, elementi centrali nel funzionamento spiegato nel nostro approfondimento su Bitcoin.

Tra le società citate c’è Silence Laboratories, che Decrypt ha descritto come impegnata nell’integrazione di firme distribuite, note anche come calcolo multipartitico, basate su ML-DSA. L’algoritmo è indicato come selezionato dal National Institute of Standards and Technology, l’ente statunitense che lavora agli standard crittografici. La società punta quindi a rafforzare strumenti usati da custodi e portafogli istituzionali, dove la firma non dipende da una singola chiave conservata in un unico punto.

Jay Prakash, amministratore delegato e cofondatore di Silence Laboratories, ha spiegato a Decrypt che il lavoro della società segue gli sviluppi della crittografia post-quantistica. Nella ricostruzione del sito, Prakash ha collegato l’attività anche alla valutazione di algoritmi come SPHINCS+, Falcon e CRYSTALS-Dilithium, esaminati negli ultimi sei mesi per sistemi di firma distribuita. Il punto non è soltanto teorico: nella custodia istituzionale, aggiornare la componente di firma può essere più realistico che attendere una modifica coordinata dell’intera rete.

La differenza di tempi è il cuore della notizia. Una blockchain pubblica deve ottenere consenso tra sviluppatori, operatori dei nodi, minatori o validatori e utenti prima di cambiare elementi crittografici essenziali. Al contrario, un fornitore di custodia può aggiornare i propri sistemi interni con meno passaggi, pur dovendo garantire compatibilità e sicurezza. Per questo la prima linea di difesa potrebbe spostarsi sui portafogli, almeno finché le reti non avranno definito un percorso condiviso.

Il tema si inserisce in una fase in cui i portafogli stanno diventando un terreno sempre più sensibile per sicurezza, automazione e gestione delle chiavi. Anche il recente dibattito sui portafogli di criptovalute ripensati per gli agenti IA autonomi mostra come la custodia resti un punto critico dell’infrastruttura. Nel caso della minaccia quantistica, però, la posta è più ampia: riguarda la resilienza di lungo periodo degli strumenti che permettono agli utenti di controllare gli asset digitali.

Per ora non si tratta di una notizia di mercato legata ai prezzi, ma di un passaggio tecnico con possibili conseguenze strutturali. Decrypt ha evidenziato che la corsa è già partita sul fronte dei prodotti, mentre gli aggiornamenti di rete restano un processo più lento. La domanda per il settore è se portafogli e custodi riusciranno a colmare il divario temporale prima che il rischio quantistico diventi concreto.

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