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Apple cerca chip cinesi in lista nera: perché Micron può restare tranquilla

Apple avrebbe chiesto via libera per acquistare memorie da CXMT, gruppo cinese in lista nera. Per Micron il rischio appare limitato.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Apple cerca chip cinesi in lista nera: perché Micron può restare tranquilla

Apple avrebbe avviato pressioni sull’amministrazione Trump per ottenere il permesso di acquistare chip di memoria da CXMT, produttore cinese inserito in una lista nera statunitense. 24/7 Wall St. ha riportato che la mossa nasce in un mercato delle memorie diventato molto più rigido con il boom dell’intelligenza artificiale, ma non rappresenterebbe una minaccia immediata per Micron. Il punto centrale è la qualità della memoria prodotta.

Secondo 24/7 Wall St., CXMT è attiva soprattutto nella DRAM di largo consumo, mentre il collo di bottiglia più redditizio e strategico riguarda le memorie ad alta larghezza di banda usate nei sistemi per l’IA. È lo stesso segmento che sostiene la domanda di chip avanzati legati a NVIDIA, tema già al centro della nostra analisi su NVIDIA e il rischio da 412 miliardi legato alle spese per l’IA. Per Micron, Samsung Electronics e SK hynix, la scarsità di memorie premium ha contribuito a una fase di profittabilità elevata.

La domanda per infrastrutture IA supera ancora l’offerta disponibile, soprattutto nei prodotti più sofisticati. In questo contesto, un eventuale ricorso di Apple a CXMT potrebbe alleviare tensioni su componenti più standard, ma non cambierebbe il quadro competitivo nelle memorie HBM. La vicenda ha anche una dimensione politica.

24/7 Wall St. ha ricordato che il Congresso aveva già messo in guardia Apple nel 2022 dall’acquistare chip da un altro produttore cinese finito sotto restrizioni, per timori legati alla sicurezza nazionale. CXMT porta con sé preoccupazioni simili, perché l’accesso di un grande gruppo statunitense a fornitori cinesi sensibili si inserisce nella più ampia competizione tecnologica tra Washington e Pechino. Il paradosso, secondo la ricostruzione di 24/7 Wall St., è che Apple si trova ora a cercare sollievo proprio dopo avere esercitato una forte pressione sui prezzi durante la precedente fase negativa del ciclo delle memorie.

Quelle trattative aggressive avrebbero scoraggiato parte degli investimenti dei fornitori, contribuendo alla scarsità attuale. Il tema si collega alla pressione sui costi già emersa nella nostra analisi su Apple e la stretta sulle memorie per l’IA. Per Wall Street la lettura resta quindi selettiva: non tutti i produttori di chip di memoria sono esposti allo stesso modo.

La domanda legata all’IA continua a favorire i gruppi meglio posizionati sulle componenti avanzate, mentre l’eventuale coinvolgimento di CXMT riguarderebbe una fascia meno pregiata. È una distinzione importante anche per chi segue il settore attraverso la nostra pagina sulle migliori azioni da comprare e i dossier recenti sui fornitori della filiera dei chip IA. Un chiarimento è necessario per evitare sovrapposizioni di ticker: Official Trump non è parte della vicenda industriale e non risulta coinvolto nelle decisioni su semiconduttori o forniture di memoria.

Il riferimento all’amministrazione Trump riguarda il perimetro politico statunitense, non il mercato delle criptovalute; per quell’area resta più pertinente la nostra guida al trading di criptovalute.

Fonti - 24/7 Wall St.

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