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Bridge su XRP bucato: sottratti 200 mila token dopo falsi depositi

Un difetto nel rilevamento dei depositi ha permesso a un attaccante di drenare quasi 200.000 XRP dal bridge di Tx, poi fermato dopo 97 minuti.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bridge su XRP bucato: sottratti 200 mila token dopo falsi depositi

Un bridge collegato a XRP Ledger è stato svuotato per quasi 200.000 token, pari a circa 200.000 dollari, dopo che un difetto software ha scambiato depositi inesistenti per movimenti reali. L’episodio, avvenuto il 9 agosto, è stato ricostruito da Decrypt e CoinDesk sulla base delle comunicazioni del progetto Tx. Secondo Decrypt, l’attaccante ha sfruttato la logica con cui il bridge riconosceva i depositi in ingresso, ottenendo token rappresentativi sulla Tx Chain senza aver trasferito XRP effettivi nella riserva.

Quei saldi non coperti sono stati poi riportati attraverso il bridge per ritirare token reali, trasformando un errore contabile del sistema in una perdita on-chain. CoinDesk ha indicato che il drenaggio è iniziato alle 19:16 UTC ed è durato 97 minuti prima dello stop del sistema. La stessa ricostruzione segnala che ogni pagamento è stato approvato da 17 dei 28 relayer del bridge, una maggioranza formalmente coerente con il funzionamento previsto, perché i registri interni trattavano i depositi come validi.

Il caso riguarda Tx, ecosistema nato a marzo dall’integrazione tra Coreum e Sologenic, piattaforma legata alla tokenizzazione e al trading su XRP Ledger. Per chi segue l’ecosistema, il tema si inserisce nel quadro più ampio illustrato nel nostro approfondimento su Ripple, dove la distinzione tra rete, token e infrastrutture collegate resta centrale per valutare i rischi operativi. Il meccanismo di un bridge è simile a una riserva con ricevute: l’utente deposita token su una catena e riceve una versione rappresentativa su un’altra.

In questo caso, secondo Tx, il software ha registrato come depositi alcune transazioni che non avevano consegnato alcun asset alla riserva, creando token sintetici non garantiti che l’attaccante ha poi convertito in XRP reali. Tx ha sostenuto che il bridge era stato sottoposto a verifiche interne e ad audit di terze parti prima del lancio, ma la vulnerabilità non era stata individuata. L’episodio richiama il rischio già emerso in altri incidenti infrastrutturali, come nel caso Ravencoin sul bug critico, dove il problema non era il prezzo del token ma l’affidabilità del software che regge la rete.

Sul mercato, XRP scambia a 1,01 dollari, in calo dell’1,37% nelle ultime 24 ore. Il movimento appare contenuto rispetto alla dimensione dell’incidente, ma il segnale resta rilevante per gli operatori che usano bridge e protocolli multichain, un’area da affrontare con la stessa prudenza discussa nella nostra guida al trading di criptovalute. La vicenda arriva in una fase in cui la sicurezza delle infrastrutture blockchain è tornata sotto osservazione anche per ragioni di governance, come mostrato dallo scontro tra sviluppatori Bitcoin sui BIP.

In parallelo, l’espansione di prodotti regolamentati e derivati, dal caso Coinbase nel Regno Unito alle novità sugli ETF Ethereum di Fidelity, rende più visibile il divario tra finanza istituzionale e rischi tecnici dei protocolli. Per ora la notizia resta confinata al perimetro del bridge Tx, senza indicazioni di un problema di consenso su XRP Ledger. Il punto critico è però la catena di fiducia tra software di rilevamento, relayer e riserve: quando una componente interpreta male i dati, anche firme corrette e procedure automatiche possono autorizzare prelievi non dovuti.

Fonti - Decrypt

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