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Fidelity vuole rendere produttivo l’ETF su Ethereum: dividendi trimestrali in vista

Fidelity chiede alla SEC di aggiungere staking e distribuzioni trimestrali al suo ETF su Ethereum FETH, con quasi 900 milioni di asset negli USA.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Fidelity vuole rendere produttivo l’ETF su Ethereum: dividendi trimestrali in vista

Fidelity ha chiesto alla SEC di trasformare il suo ETF spot su Ethereum in un prodotto capace di generare rendimento attraverso la messa in staking degli ETH detenuti. Fidelity punta così a far evolvere il Fidelity Ethereum Fund, noto con il ticker FETH, da semplice veicolo indicizzato a strumento con potenziali pagamenti periodici agli investitori. Decrypt ha riportato che la società di gestione di Boston ha depositato un emendamento preliminare alla dichiarazione di registrazione l’11 agosto. La modifica cambierebbe l’obiettivo del fondo: non più soltanto replicare il Fidelity Ethereum Reference Rate al netto delle commissioni, ma aggiungere una componente legata alle ricompense da staking.

Per chi segue gli ETF su criptovalute, il passaggio è rilevante perché introduce una logica di reddito in un prodotto nato per l’esposizione passiva. CoinDesk ha indicato che FETH ha 898 milioni di dollari di patrimonio netto e, in condizioni ordinarie, potrebbe mettere in staking fino al 100% degli ether detenuti, pur senza un obbligo minimo. Il fondo manterrebbe comunque una quota di liquidità in ETH per rimborsi, spese e altre necessità operative.

Sul mercato, ETH scambia a 1.883,99 dollari, in rialzo dello 0,07% nelle ultime 24 ore. La messa in staking è il meccanismo con cui la rete contribuisce alla validazione delle transazioni e alla sicurezza dell’ecosistema di Ethereum. Nel caso di FETH, gli asset passerebbero attraverso custodi come Anchorage Digital, BitGo e Fidelity Digital Assets, mentre CoinDesk ha indicato Blockdaemon, Figment e Galaxy tra gli operatori dei nodi.

Questo assetto separa custodia, validazione e gestione del fondo, ma aggiunge anche una catena operativa più articolata rispetto a un ETF puramente passivo. Secondo CoinDesk, l’85% delle ricompense lorde da staking resterebbe al veicolo, mentre il restante 15% sarebbe destinato a sponsor, custodi e operatori dei nodi. Le ricompense nette servirebbero prima a coprire le spese del fondo e poi verrebbero utilizzate per distribuzioni trimestrali in contanti.

Decrypt ha aggiunto che il trust, prima delle spese, dovrebbe sovraperformare l’indice di riferimento proprio grazie a questa componente aggiuntiva. Il passaggio arriva dopo il regime di salvaguardia fiscale indicato da Tesoro e IRS nel novembre 2025, che consente a determinati trust su criptovalute di generare ricompense da staking senza perdere il proprio status fiscale. Fidelity non si muove in isolamento: Grayscale è stata citata da Decrypt come primo emittente statunitense di ETF a distribuire ricompense da staking su ETH, mentre CoinDesk ha richiamato anche 21Shares.

BlackRock, sempre secondo CoinDesk, avrebbe seguito un percorso diverso con un prodotto separato legato allo staking. La competizione tra emittenti si sta spostando dal solo accesso al mercato alla capacità di costruire prodotti con flussi potenziali. È una dinamica che ricorda, con strumenti diversi, l’attenzione verso gli ETF a reddito legati a Bitcoin, dopo l’operazione di Goldman Sachs su NEOS.

Il confronto con Bitcoin resta inevitabile perché gli ETF sulle principali criptovalute stanno diventando un campo di gara per commissioni, liquidità e rendimento accessorio. Per il mercato, il tema non riguarda solo il rendimento promesso, ma anche i rischi operativi. Lo staking può comportare vincoli di liquidità, dipendenza da operatori esterni e possibili penalizzazioni tecniche in caso di errori dei validatori.

L’interesse istituzionale per ETH resta comunque elevato, come mostrato anche dai recenti acquisti di Ethereum da parte di Bitmine, che hanno riportato l’attenzione sulle tesorerie aziendali esposte agli asset digitali. La proposta di Fidelity dovrà ora passare al vaglio della SEC, che negli ultimi anni ha trattato con cautela l’inclusione dello staking nei prodotti quotati. La questione si intreccia con il dibattito sulla sicurezza delle reti e sulla governance delle criptovalute, emerso anche in casi recenti come il bug critico di Ravencoin.

Se l’emendamento venisse accettato, FETH segnerebbe un ulteriore passo verso ETF su asset digitali meno statici e più vicini a strumenti con redditività incorporata.

Fonti - Decrypt

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