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Bitcoin scivola sotto 64.000 dollari: l’inflazione calma i nervi, non il mercato

Bitcoin arretra vicino a 63.500 dollari dopo un dato sull’inflazione Usa in linea: la Fed resta il vero nodo per il mercato.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bitcoin scivola sotto 64.000 dollari: l’inflazione calma i nervi, non il mercato

Bitcoin ha perso quota giovedì, scivolando vicino a 63.500 dollari dopo un dato sull’inflazione statunitense che ha rassicurato solo in parte il mercato. Il movimento non ha prodotto una rottura direzionale forte: il prezzo resta nell’area dei 64.000 dollari, mentre gli operatori guardano già ai prossimi segnali della Federal Reserve. CoinDesk ha riportato che la flessione giornaliera è stata di poco superiore allo 0,5%, con un calo settimanale vicino al 2%.

The Block ha indicato che il passaggio sotto 64.000 dollari è arrivato dopo un indice dei prezzi al consumo di luglio sostanzialmente allineato alle attese: 3,4% annuo per il dato generale, con la componente di fondo in aumento dello 0,2% su base mensile e in rallentamento al 2,5% annuo. Il prezzo di mercato di Bitcoin è ora a 63.905,86 dollari, in rialzo dello 0,67% nelle ultime 24 ore, segnale di una reazione non lineare dopo la prima vendita. Nell’immediato dopo-dato, CoinDesk ha indicato un recupero più evidente dell’oro, salito dell’1,3%, mentre Bitcoin ed Ethereum hanno avuto movimenti più contenuti.

Il quadro resta coerente con una seduta guidata più dalla lettura sui tassi che da una nuova domanda strutturale. Tra le principali criptovalute, la dispersione è stata ampia. Hyperliquid, con il token HYPE, è stata l’eccezione positiva con un rialzo superiore al 3% verso 56 dollari, pur restando poco mossa sulla settimana. TRON ha guadagnato marginalmente restando poco sotto 34 centesimi, mentre Dogecoin è arretrata di quasi il 3% a 7 centesimi. XRP ha perso oltre l’1% a 1 dollaro ed è in calo di quasi il 5% su sette giorni, con BNB sotto pressione sopra 610 dollari e Solana in lieve ribasso intorno a 76 dollari.

La reazione dei contratti sui tassi mostra perché il dato non è bastato a cambiare il tono del mercato. Dopo la pubblicazione, le probabilità implicite di un rialzo della Fed a settembre sono scese a circa 38%, dal 46% precedente. Gabe Selby, responsabile della ricerca di CF Benchmarks, ha spiegato a CoinDesk che Bitcoin tende a muoversi con più forza quando l’inflazione costringe il mercato a rivedere rapidamente lo scenario sui tassi, non quando conferma le stime.

La partita resta quindi legata alla politica monetaria e alla capacità dei dati macroeconomici di sorprendere davvero. Per chi segue il mercato con un approccio più ampio, il caso conferma quanto sia importante distinguere tra volatilità di breve periodo e tendenza, un punto centrale anche nella nostra guida al trading di criptovalute. Sul fronte istituzionale, il contesto si intreccia con il recente interesse di Wall Street per gli strumenti collegati a Bitcoin, come emerso anche nell’operazione di Goldman Sachs sugli ETF Bitcoin.

La debolezza delle criptovalute alternative arriva inoltre in una fase in cui il mercato sta valutando anche rischi specifici dei singoli ecosistemi. Il caso del bridge su XRP colpito da falsi depositi ha riportato l’attenzione sulla sicurezza delle infrastrutture, mentre la discussione sulla governance di Bitcoin resta viva dopo lo scontro tra sviluppatori sui BIP. In assenza di una sorpresa macro, la liquidità continua a scegliere con cautela dove concentrarsi.

Il dato di luglio ha quindi tolto un rischio immediato, ma non ha dato al mercato una ragione sufficiente per riprezzare in modo aggressivo gli asset digitali. I prossimi test saranno i nuovi indicatori su crescita, occupazione e inflazione, perché solo un cambiamento netto delle aspettative sulla Fed potrebbe riaccendere un movimento più deciso. Per ora, la soglia dei 64.000 dollari resta il punto psicologico da osservare nella seduta.

Fonti - CoinDesk

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