Bitcoin, si ferma anche la domanda delle tesorerie aziendali
La frenata degli acquisti aziendali di BTC si somma ai deflussi dagli ETF a pronti e riduce una fonte chiave di domanda marginale.

Bitcoin prova a stabilizzarsi dopo il forte arretramento dei giorni scorsi, ma il mercato deve fare i conti con un altro segnale di raffreddamento della domanda. BTC scambia a 62.829,74 dollari, in rialzo del 2,25% nelle ultime 24 ore, mentre l’attenzione non è più concentrata soltanto sui deflussi dagli ETF a pronti. CoinDesk ha riportato che anche gli acquisti delle società che accumulano BTC come asset di tesoreria si sono ridotti in modo marcato.
Il dato è rilevante perché queste imprese, spesso indicate come tesorerie in asset digitali, avevano rappresentato nei mesi recenti una componente importante della domanda marginale, accanto agli ETF su criptovalute e agli investitori istituzionali. Gli analisti di Glassnode, citati da CoinDesk, hanno indicato che quando BTC è sceso dall’area dei 70.000 dollari verso quota 60.000 dollari, gli afflussi netti provenienti dalle tesorerie aziendali si sono assottigliati rapidamente. Pur restando compratrici nette nel complesso, queste società sembrano aver adottato un atteggiamento più prudente proprio mentre il sentiment generale sul mercato rimane fragile.
Il cambio di passo appare netto se confrontato con aprile e maggio, quando CoinDesk ha segnalato diverse giornate con accumuli giornalieri superiori a 500 milioni di dollari. A giugno, invece, la domanda riconducibile a questo gruppo si sarebbe quasi prosciugata, contribuendo a spiegare la discesa rapida da circa 74.000 dollari a meno di 60.000 dollari registrata la scorsa settimana. La frenata arriva in parallelo alla pressione sugli strumenti quotati legati a BTC.
Il tema era già emerso nella nostra analisi sul rimbalzo dopo l’inflazione Usa e i deflussi dagli ETF, dove il recupero del prezzo non aveva cancellato i dubbi sulla tenuta dei flussi istituzionali. Anche il ritorno del patrimonio degli ETF a livelli già visti dopo la vittoria di Trump, ricostruito nel nostro approfondimento sui fondi quotati a pronti, aveva mostrato un mercato meno lineare rispetto alla fase di euforia iniziale. Il punto centrale è che la debolezza non riguarda una sola categoria di compratori.
Se gli ETF rallentano e le tesorerie aziendali riducono gli acquisti, il prezzo perde due canali che nelle fasi precedenti avevano assorbito offerta e sostenuto i rialzi. In questo quadro, anche le mosse di grandi acquirenti ricorrenti, come nella nostra analisi su Strategy e il mercato prudente, vengono lette dagli operatori con maggiore cautela. Il recupero sopra 62.000 dollari segnala che la pressione di vendita non si è trasformata, almeno per ora, in una nuova accelerazione ribassista.
Tuttavia la riduzione degli acquisti aziendali aggiunge un elemento di vulnerabilità: senza un ritorno dei flussi da ETF e tesorerie, il mercato resta più esposto a variazioni di sentiment, dati macroeconomici e movimenti di liquidità di breve periodo.