Strategy vende Bitcoin e scopre perdite contabili miliardarie
Strategy vende 216 milioni di dollari in Bitcoin e registra 8,31 miliardi di perdite non realizzate, riaprendo il dossier sulle tesorerie aziendali.

La nuova vendita di Bitcoin da parte di Strategy riapre il dibattito sulla sostenibilità della sua politica di tesoreria. CoinDesk ha riportato che la società ha ceduto criptovaluta per 216 milioni di dollari, mentre il mercato osserva con maggiore attenzione il costo medio delle operazioni più recenti. Il punto più delicato non è solo la vendita, ma l’effetto sul bilancio dopo il calo dei prezzi nel trimestre.
CoinDesk ha indicato che Strategy ha registrato una perdita non realizzata di 8,31 miliardi di dollari sulle proprie riserve nel secondo trimestre, a fronte di una perdita realizzata di 0,9 milioni di dollari. La dinamica riflette la discesa della criptovaluta da circa 68.000 dollari a inizio aprile a circa 60.000 dollari a fine giugno, con un passaggio sotto 58.000 dollari la scorsa settimana. Lunedì, secondo CoinDesk, il rimbalzo dell’area 64.000 dollari è stato interrotto da una vendita di 3.558 bitcoin, dopo acquisti recenti effettuati a livelli più elevati.
The Block ha invece indicato una vendita di 3.588 BTC per 216 milioni di dollari, confermando comunque la sostanza dell’operazione. La testata ha aggiunto che le riserve complessive di Strategy valgono circa 52,3 miliardi di dollari e rappresentano oltre il 4% dell’offerta massima prevista di bitcoin, un dato che mantiene la società al centro del tema delle tesorerie aziendali, già analizzato nel nostro approfondimento su Strategy e le vendite da 216 milioni. Il mercato resta in una fase fragile: Bitcoin scambia a 63.654,24 dollari, in rialzo dello 0,12% nelle ultime 24 ore.
La stabilizzazione sopra quota 63.000 dollari, descritta nel nostro articolo su Bitcoin e il recupero delle criptovalute, non ha ancora cancellato le preoccupazioni emerse dopo il forte arretramento dai massimi, tema affrontato anche nell’analisi sul ritorno dei timori di ciclo ribassista. La vicenda pesa anche sul racconto costruito da Michael Saylor negli ultimi anni: accumulare la principale criptovaluta come riserva strategica e finanziarla attraverso operazioni sui mercati dei capitali. Per chi segue il tema del comprare Bitcoin, il caso Strategy mostra la differenza tra esposizione diretta all’asset e gestione societaria di una riserva finanziata anche con strumenti azionari o di debito.
Il tema non riguarda soltanto Strategy. La corsa delle società quotate verso riserve in criptovalute si sta allargando, come mostra il caso di Bitmine e gli acquisti in Ethereum, ma la volatilità rende più visibili i rischi di esecuzione. Quando gli acquisti avvengono a prezzi superiori alle vendite successive, l’allocazione del capitale diventa il vero punto sotto esame.
Resta aperta anche la questione del rapporto tra immagine di mercato e gestione operativa. Il precedente delle possibili vendite fino a 1,25 miliardi di dollari aveva già indebolito l’idea di una riserva intoccabile; le ultime operazioni confermano che, in una fase ribassista, anche la strategia più iconica deve fare i conti con liquidità, bilancio e prezzo medio di carico.