Bitcoin regge ai nuovi raid Usa sull’Iran, token rivali fermi
Bitcoin resta vicino a 64.000 dollari dopo nuovi attacchi Usa in Iran e chiusura dello Stretto di Hormuz: token rivali deboli.

Bitcoin resta quasi immobile nonostante il nuovo salto di tensione in Medio Oriente. Domenica 12 luglio 2026 BTC scambia a 63.943,87 dollari, con una variazione positiva dello 0,27% nelle ultime 24 ore, mentre il mercato assorbe i nuovi attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani. CoinDesk ha riportato che gli Stati Uniti hanno effettuato il terzo ciclo di attacchi contro l’Iran questa settimana, mentre Teheran ha dichiarato chiuso a tempo indeterminato lo Stretto di Hormuz.
Il passaggio resta centrale per i flussi energetici globali e, nelle ore asiatiche di domenica, i dati sul traffico marittimo indicavano ancora alcune navi in movimento. I volumi, però, risultavano inferiori alla normalità. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha indicato che gli attacchi sono stati ordinati dal presidente Trump dopo il colpo subito da una nave portacontainer battente bandiera cipriota.
L’obiettivo dichiarato era ridurre la capacità iraniana di colpire navi commerciali nella regione. I media statali iraniani hanno riferito esplosioni lungo la costa meridionale del Paese, compresi gli hub energetici di Bushehr e Asalouyeh e le aree portuali di Bandar Abbas e Bandar-e Dayyer. Il resto del mercato delle criptovalute ha mostrato movimenti contenuti.
Ether è rimasto vicino a 1.800 dollari, in rialzo di circa il 2% sulla settimana, mentre Solana è risultata la più debole tra le principali, a 76 dollari e in calo del 5% su sette giorni; XRP è scesa a 1,09 dollari e Dogecoin si è portata intorno a 0,07 dollari. Nel segmento più ampio restano osservati anche asset come NEAR Protocol e Official Trump, che appartengono a un’area di mercato più esposta alla volatilità del sentiment. La reazione limitata segna una differenza rispetto alle prime fasi della crisi.
CoinDesk ha ricordato che, quando l’Iran chiuse per la prima volta lo Stretto di Hormuz a inizio marzo, il Brent superò i 100 dollari al barile per la prima volta in quattro anni e arrivò poi vicino a 120 dollari. In quelle sedute BTC aveva accusato vendite più nette a ogni nuova escalation. Una parte della calma attuale dipende dal calendario.
Petrolio, azioni e obbligazioni sono chiusi nel weekend, lasciando alle criptovalute il ruolo di principale mercato globale aperto in tempo reale; è un punto che resta centrale anche per chi segue la nostra guida al trading di criptovalute. Il quadro arriva dopo gli afflussi tornati positivi sugli ETF e dopo il rimbalzo di giovedì, due segnali che avevano già riportato attenzione sulla tenuta del comparto. Il livello intorno a 64.000 dollari resta quindi la soglia operativa osservata dal mercato, più che un punto di rottura direzionale.
La prudenza rimane elevata perché la chiusura dello Stretto di Hormuz può avere ricadute su energia, inflazione e aspettative delle banche centrali, anche se per ora le criptovalute non stanno prezzando uno scenario di stress immediato. Sullo sfondo restano anche i movimenti delle tesorerie digitali, come mostrato da la scelta di Empery e da il caso Metaplanet.