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Botanix spegne il livello 2: su Bitcoin la domanda resta debole

Botanix fermerà la sua rete di secondo livello su Bitcoin e chiede i ritiri entro il 9 luglio: pesa la domanda debole per la finanza decentralizzata.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Botanix spegne il livello 2: su Bitcoin la domanda resta debole

Botanix chiuderà la sua rete di secondo livello costruita su Bitcoin, chiedendo agli utenti di ritirare i fondi prima della dismissione. Decrypt ha riportato che il progetto ha fissato al 9 luglio la scadenza oltre la quale gli asset rimasti sulla rete potrebbero non essere più recuperabili. La decisione arriva meno di un anno dopo il debutto operativo della rete, che puntava a portare sul protocollo più antico del mercato funzioni tipiche della finanza decentralizzata.

The Block ha indicato che Botanix ha motivato la chiusura anche con ricavi da commissioni insufficienti, segnale di un utilizzo rimasto sotto le aspettative. Botanix aveva provato a combinare elementi del modello di Ethereum con l’infrastruttura di Bitcoin, presentando la rete come un ambiente per scambiare, prestare, prendere a prestito e mettere a rendimento asset restando nell’ecosistema BTC. Il problema emerso, secondo quanto ricostruito da Decrypt, è che Bitcoin continua a essere percepito soprattutto come asset di riserva, più che come base applicativa per servizi finanziari complessi.

Il caso tocca un punto centrale per chi segue il trading criptovalute: non tutte le narrazioni infrastrutturali riescono a trasformarsi in domanda reale. Botanix ha riconosciuto che molti investitori preferiscono usare versioni tokenizzate di Bitcoin su reti generaliste di secondo livello, considerate più economiche e semplici da utilizzare, anche quando comportano rischi legati alla centralizzazione. Il confronto è rilevante perché il mercato continua a cercare soluzioni per impiegare BTC senza venderlo, ma la liquidità tende a concentrarsi dove l’esperienza d’uso è più immediata.

Non a caso, il tema del Bitcoin tokenizzato è tornato al centro anche con l’approfondimento su Circle e cirBTC su Ethereum, che ha mostrato come la competizione si stia spostando sulle infrastrutture già frequentate dalla finanza decentralizzata. La chiusura di Botanix non segnala un indebolimento tecnico di Bitcoin in sé, ma mette in evidenza la difficoltà di costruire applicazioni con domanda stabile attorno a una rete nata per finalità diverse. In parallelo, altri ecosistemi continuano a sperimentare nuovi casi d’uso, come nel caso di MetaMask e portafogli per la DeFi, dove l’obiettivo è automatizzare operazioni e accesso ai protocolli.

Per gli utenti coinvolti, l’aspetto più urgente resta operativo: Botanix ha chiesto il ritiro degli asset prima della scadenza indicata, perché dopo il 9 luglio il recupero non sarebbe garantito. La comunicazione riduce i margini di ambiguità e sposta l’attenzione sulla gestione dei fondi ancora presenti sulla rete. Il ridimensionamento del progetto arriva in una fase in cui Bitcoin resta al centro dei flussi istituzionali, ma con dinamiche molto diverse da quelle della finanza decentralizzata.

Il recente ritorno del patrimonio degli ETF Bitcoin su livelli elevati conferma che l’interesse per BTC può crescere anche senza un’espansione significativa delle applicazioni native. La lezione per il settore è che una rete di secondo livello non vive soltanto di tecnologia o di posizionamento narrativo. Senza commissioni, utenti ricorrenti e liquidità sufficiente, anche un progetto costruito attorno al marchio più forte del mercato delle criptovalute può essere costretto a fermarsi.

Fonti - Decrypt

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