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Credito digitale sotto stress: STRC e SATA travolti dalla leva

STRC e SATA scendono sotto il valore nominale da 100 dollari. Strive attribuisce la caduta a liquidazioni a leva, non al credito di base nel mercato.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Credito digitale sotto stress: STRC e SATA travolti dalla leva

Il mercato del credito digitale legato alle società di tesoreria in Bitcoin ha vissuto una delle sedute più tese della sua breve storia, con STRC e SATA finiti sotto forte pressione giovedì. CoinDesk ha riportato che l’amministratore delegato di Strive Asset Management, Matt Cole, ha attribuito il movimento a liquidazioni a leva, non a un peggioramento della qualità del credito sottostante. STRC, lo strumento collegato a Strategy, è sceso fino a 82,50 dollari prima di recuperare verso 89 dollari, mentre SATA di Strive è passato dall’area del valore nominale a livelli inferiori a 93 dollari, per poi risalire verso 97 dollari.

The Block ha indicato che entrambi i prodotti sono costruiti per scambiare vicino a 100 dollari, soglia che rappresenta il valore nominale di riferimento. Decrypt ha riportato che Matt Cole ha difeso la struttura degli strumenti, sostenendo che il problema sia nato dall’uso eccessivo di capitale preso a prestito da parte di alcuni investitori. Quando i prezzi hanno iniziato a scendere, le richieste di margine avrebbero innescato vendite obbligate, amplificando il ribasso in modo indipendente dalla solvibilità percepita degli emittenti.

Il punto sensibile è il profilo di rendimento. Secondo CoinDesk, STRC e SATA offrono rendimenti a doppia cifra, caratteristica che può attirare operatori disposti ad aumentare l’esposizione con leva per accrescere il ritorno atteso. In un mercato già abituato a oscillazioni rapide, come ricordiamo nella nostra guida al trading di criptovalute, la combinazione tra reddito elevato e finanziamento a margine può trasformare un aggiustamento ordinario in una discesa accelerata.

Il movimento arriva mentre BTC scambia a 62.992,02 dollari, in rialzo dello 0,18% nelle ultime 24 ore, segnale che la tensione non ha prodotto una fuga generalizzata dall’asset principale. La distinzione è rilevante: qui il nodo riguarda strumenti ibridi collegati a tesorerie in criptovalute e non il prezzo spot della moneta digitale in sé. Negli ultimi giorni il mercato aveva già mostrato maggiore attenzione alla liquidità, come emerso nell’analisi su tassi Fed e confronto con il dollaro e nel focus su opzioni put e deflussi dagli ETF.

La seduta conferma anche una maggiore selettività tra strumenti legati agli asset digitali. Il caso non riguarda direttamente NEAR Protocol, ma si inserisce in una fase di rotazione del rischio già visibile su più segmenti del mercato delle criptovalute, come segnalato dal nostro recente approfondimento su pressioni tra reti alternative e mercati tradizionali. Anche la ricerca di reddito tramite prodotti finanziari collegati a BTC resta sotto osservazione dopo il caso dell’ETF a dividendi di Franklin Templeton.

Per gli emittenti, il passaggio più delicato è separare il rischio di liquidità dalla valutazione del merito creditizio. Cole, secondo CoinDesk, ha paragonato l’episodio a precedenti tensioni nei fondi speculativi esposti con leva ai Treasury statunitensi: in quei casi, la pressione sui prezzi non implicava automaticamente un deterioramento dell’attività sottostante. La stessa lettura viene ora applicata alle tesorerie in BTC, dove la struttura del capitale e la profondità del mercato possono incidere quanto la qualità degli attivi.

La prova dei prossimi giorni sarà capire se il recupero parziale di STRC e SATA basterà a stabilizzare la fiducia o se altri operatori ridurranno l’esposizione per contenere il rischio. Per ora, la lettura dominante fornita da Strive resta centrata sulle liquidazioni forzate e non sui fondamentali del credito, ma la seduta ha mostrato quanto rapidamente la leva possa cambiare il comportamento di prodotti pensati per muoversi vicino al valore nominale.

Fonti - Decrypt

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