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Eisman avverte sull’IA: il boom dei big tech dipende da OpenAI e Anthropic

Steve Eisman segnala la concentrazione dei ricavi IA dei big tech su OpenAI e Anthropic. Microsoft sale, ma il mercato pesa il rischio.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Eisman avverte sull’IA: il boom dei big tech dipende da OpenAI e Anthropic

Steve Eisman ha acceso un nuovo campanello d’allarme sull’intelligenza artificiale a Wall Street: il boom non dipenderebbe solo dalla domanda diffusa delle imprese, ma da pochi clienti strategici. Quartz ha riportato che, secondo Eisman, OpenAI e Anthropic peserebbero per circa 70% dei ricavi legati all’IA di Microsoft, Amazon, Google e Oracle. Il punto sollevato dall’investitore è la concentrazione della domanda.

Se una quota così ampia dei ricavi IA dei grandi fornitori di nuvola e infrastruttura arriva da due società, il mercato deve valutare non solo la crescita, ma anche la qualità e la stabilità di quei flussi. Il titolo del gruppo di Redmond scambia a 498,7 dollari, in rialzo dell’1,27% nelle ultime 24 ore. Eisman, noto per la sua attenzione ai rischi sistemici nei cicli finanziari, non sta mettendo in discussione l’utilità dell’IA.

Il suo avvertimento riguarda piuttosto il modo in cui il mercato sta prezzando l’espansione dei ricavi: quando gli ordini sono legati a pochi nomi, una revisione dei piani di spesa può avere effetti amplificati sui fornitori. È un tema che si inserisce nel dibattito già aperto sulla strategia in Cina del gruppo di Redmond, dove l’IA sta ridisegnando priorità industriali e geografiche. La questione è particolarmente sensibile perché i grandi gruppi tecnologici stanno investendo somme crescenti in centri dati, chip e capacità di calcolo.

OpenAI e Anthropic sono tra i principali acquirenti di potenza computazionale per addestrare e distribuire modelli avanzati, e questo ha reso la loro domanda un indicatore chiave per l’intero settore. Il rischio evidenziato da Eisman è che il mercato confonda una domanda molto intensa, ma concentrata, con una domanda già pienamente distribuita su tutta l’economia. Per gli investitori azionari, il tema non è soltanto la crescita dei ricavi, ma il rapporto tra ricavi e spese in conto capitale.

Se i grandi fornitori continuano ad aumentare gli investimenti in infrastruttura mentre pochi clienti dominano l’assorbimento della capacità, la leva operativa può funzionare in entrambe le direzioni. Lo stesso nodo era emerso nel nostro approfondimento sul confronto tra software IA e semiconduttori, dove il mercato premiava più chiaramente i titoli legati ai chip rispetto ad alcune società software. La lettura di Eisman arriva inoltre mentre la competizione nella nuvola resta serrata.

Il mercato sta osservando chi riesce a trasformare la domanda dei laboratori IA in contratti ricorrenti, margini sostenibili e vantaggi infrastrutturali difficili da replicare. Non a caso, il tema del collo di bottiglia nella nuvola IA è diventato centrale per capire perché alcune piattaforme sembrino meglio posizionate di altre nella fase attuale. Il segnale, per Wall Street, non è necessariamente ribassista nel breve periodo.

La reazione positiva del titolo del gruppo di Redmond mostra che gli investitori continuano a dare valore alla posizione dei grandi fornitori nella filiera dell’IA. Ma l’avvertimento di Eisman sposta l’attenzione su un punto più fragile: se OpenAI o Anthropic dovessero rallentare la spesa, rinegoziare contratti o diversificare maggiormente i fornitori, il mercato potrebbe rivedere le aspettative su una parte rilevante dei ricavi futuri. La partita resta quindi aperta tra entusiasmo per la crescita e disciplina nell’analisi dei numeri.

La spinta verso i chip propri del gruppo di Redmond mostra che i grandi operatori vogliono controllare meglio costi e dipendenze tecnologiche. L’allarme di Eisman aggiunge un altro livello: nel boom dell’IA generativa, non conta solo quanto cresce la domanda, ma anche da chi arriva.

Fonti - Quartz

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