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G7 in allerta su Hormuz: energia, tassi e Bitcoin sotto pressione

I ministri finanziari del G7 si riuniscono a Parigi con il rischio Hormuz al centro: energia, inflazione e tassi pesano sui mercati.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
G7 in allerta su Hormuz: energia, tassi e Bitcoin sotto pressione

I ministri finanziari del G7 si preparano a riunirsi lunedì a Parigi con la crisi nello Stretto di Hormuz al centro dell’agenda. CNBC ha riportato che un alto rappresentante europeo ha avvertito sui rischi economici di una chiusura prolungata della rotta, mentre i mercati valutano le ricadute su energia, inflazione e costo del debito.

Il messaggio è arrivato dal presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, che partecipa al vertice anche nella sua veste di ministro delle Finanze greco. Nella nota ripresa da CNBC, Pierrakakis ha indicato la riapertura dello Stretto di Hormuz e una conclusione duratura del conflitto come passaggi centrali per contenere l’impatto sull’economia. L’Eurogruppo riunisce i ministri dell’area euro, mentre il G7 comprende Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone.

La preoccupazione principale riguarda il canale energetico. CNBC ha segnalato che nelle ultime settimane i costi di finanziamento a lungo termine sono aumentati in diverse economie del G7, con gli investitori timorosi che forniture più tese di petrolio e gas possano alimentare nuova inflazione. La cornice geopolitica resta quella della crisi con l’Iran, già ricostruita nel nostro aggiornamento su Hormuz e il mancato sblocco diplomatico.

Per le attività rischiose, criptovalute incluse, il punto non è solo il prezzo dell’energia, ma la traiettoria dei rendimenti obbligazionari. CNBC ha indicato che i rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti venerdì dopo una settimana di dati sull’inflazione difficili da interpretare, mentre gli operatori cercavano di prezzare la politica dei tassi sotto il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. In genere, rendimenti più elevati rendono più severo il confronto tra liquidità, obbligazioni e strumenti speculativi.

Sul mercato delle criptovalute, Bitcoin si muoveva a 78.111,12 dollari al momento della stesura, con una variazione nelle 24 ore pari a +0,01%, in base ai dati live forniti da TwelveData. La stabilità del prezzo, almeno nell’immediato, non elimina però il legame con il quadro macro: energia, inflazione e rendimenti restano variabili seguite dagli operatori quando valutano la propensione al rischio. Per una cornice tecnica sull’asset, è disponibile il nostro approfondimento sul protocollo.

Pierrakakis ha anche sostenuto, nella dichiarazione ripresa da CNBC, che l’economia europea ha mostrato resilienza durante la crisi energetica, ma che l’economia globale subirebbe comunque pressioni anche in caso di soluzione rapida del conflitto. È un passaggio rilevante per i mercati: la questione non riguarda solo l’interruzione fisica delle forniture, ma il rischio che aspettative di inflazione più alte condizionino banche centrali, debito sovrano e valutazioni degli attivi finanziari.

Il vertice di Parigi arriva quindi in una fase in cui la politica economica dei grandi Paesi industrializzati deve misurarsi con uno shock esterno potenzialmente persistente. Per BTC, la variabile da osservare nelle prossime sedute sarà meno la singola notizia geopolitica e più la risposta combinata di petrolio, rendimenti e aspettative sui tassi, lo stesso intreccio già emerso nel recente approfondimento su inflazione persistente e fase dei tassi alti.

Fonti

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