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Grantham affonda Bitcoin: vede un lento declino verso l’irrilevanza

Jeremy Grantham rinnova lo scetticismo su Bitcoin, definendolo speculativo e senza utilità. BTC resta vicino a 60.000 dollari.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Grantham affonda Bitcoin: vede un lento declino verso l’irrilevanza

La nuova bordata di Jeremy Grantham contro Bitcoin arriva mentre il mercato resta inchiodato vicino a una soglia tecnica delicata. Il cofondatore di GMO ha rilanciato venerdì 26 giugno la sua visione più negativa sull’asset, sostenendo che nel tempo possa perdere rilevanza senza un crollo improvviso. Bitcoin scambia a 59.722,49 dollari, con una variazione nelle 24 ore pari a +0,03%. CNBC ha riportato che Grantham, intervenuto a “Squawk Box”, ha definito Bitcoin un asset speculativo e privo di valore intrinseco.

Bitcoin Magazine ha ripreso le stesse dichiarazioni, sottolineando come l’investitore mantenga da anni una posizione fortemente critica verso la principale criptovaluta. La sua previsione è che l’asset possa svanire “non con uno scoppio, ma con un lamento”, in un processo distribuito su anni o decenni. Il punto centrale dell’attacco riguarda la funzione di riserva di valore.

Grantham ha contestato la stabilità di Bitcoin, osservando che il prezzo si è dimezzato pur in un contesto economico da lui descritto come solido. Ha inoltre sostenuto che l’uso quotidiano della criptovaluta resti limitato, sia per i pagamenti sia per le transazioni commerciali di ampia scala, mentre l’oro avrebbe mostrato una tenuta migliore nel periodo recente. Il tempismo delle dichiarazioni pesa perché BTC resta sotto pressione dopo il massimo storico vicino a 126.000 dollari indicato per ottobre 2025 da Bitcoin Magazine.

Da quel picco, il calo supera il 50% e il mercato continua a ruotare attorno all’area dei 60.000 dollari, già al centro della nostra analisi su Bitcoin sotto 60.000 dollari prima della maxi scadenza. Anche i flussi degli ETF Bitcoin restano osservati con attenzione, perché possono amplificare o attenuare le fasi di stress. La tesi di Grantham si inserisce in un dibattito più ampio sulla domanda istituzionale e sull’uso di BTC nei bilanci aziendali.

Negli ultimi mesi il tema delle tesorerie in BTC delle società quotate ha creato un ponte sempre più evidente tra mercato azionario e criptovalute. Proprio per questo, una critica così netta non riguarda soltanto il prezzo spot, ma anche la narrativa secondo cui Bitcoin sarebbe ormai un asset finanziario maturo. Il confronto si estende al resto del comparto, dove la propensione al rischio influenza anche criptovalute alternative come NEAR Protocol.

Per chi segue il mercato con un approccio operativo, la fase attuale conferma l’importanza di distinguere tra prezzo, liquidità e tesi di investimento, come spiegato nella nostra guida al trading criptovalute. La critica di Grantham non introduce un dato nuovo sulla rete, ma rimette al centro la domanda più scomoda: quale utilità concreta giustifica valutazioni così elevate? La reazione immediata del mercato resta contenuta, ma il quadro tecnico non offre ancora una risposta definitiva.

Se l’area dei 60.000 dollari dovesse cedere con decisione, gli analisti citati da Bitcoin Magazine vedono spazio per un ritorno verso la fascia dei 40.000 dollari. Per ora, la notizia rafforza soprattutto la polarizzazione tra chi considera Bitcoin una forma di denaro digitale e chi, come Grantham, lo vede destinato a un lento esaurimento d’interesse.

Fonti - Bitcoin Magazine

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