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Bitcoin resta a 64.000 dollari mentre Hormuz riapre il nervosismo dei trader

Bitcoin resta vicino a 64.000 dollari mentre il rischio Hormuz pesa sui colloqui Usa-Iran e sulle principali altcoin globali.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bitcoin resta a 64.000 dollari mentre Hormuz riapre il nervosismo dei trader

Bitcoin resta agganciato all’area dei 64.000 dollari dopo il recupero parziale dal calo di venerdì, mentre il mercato valuta il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran e una nuova minaccia sullo Stretto di Hormuz. La criptovaluta scambia a 64.030,49 dollari, in flessione dello 0,30% nelle ultime 24 ore, segnale di un equilibrio ancora fragile più che di una ripartenza convinta. CoinDesk ha riportato che nel fine settimana il token si è stabilizzato dopo essere sceso sotto 63.000 dollari venerdì, quando la riduzione dell’esposizione al rischio aveva colpito anche gli asset digitali.

Il quadro resta coerente con quanto emerso nella nostra analisi su Bitcoin resta fragile mentre DeFi e contratti intelligenti guidano le perdite, dove la pressione sulle criptovalute era già legata a liquidità più selettiva e maggiore cautela degli operatori. Il nodo geopolitico è tornato centrale perché lo Stretto di Hormuz resta uno dei passaggi più sensibili per i flussi energetici globali. CoinDesk ha indicato che funzionari statunitensi e iraniani, con la partecipazione del vicepresidente JD Vance, dovrebbero aprire in Svizzera colloqui per una tregua permanente, dopo il memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana dal presidente Donald Trump con una finestra di 60 giorni prorogabile.

La tensione su Hormuz non riguarda solo le materie prime, ma attraversa anche criptovalute e indici azionari. Il tema era già emerso nel nostro aggiornamento su Hormuz che scuote i future Usa, con NEAR Protocol sotto pressione insieme ad alcuni titoli tecnologici, confermando come il mercato stia trattando la crisi come un fattore trasversale di rischio. Tra le principali criptovalute, il movimento è stato disomogeneo ma senza panico diffuso. Solana è risalita a 73 dollari, mentre TRON ha segnato un progresso giornaliero; Dogecoin è rimasta invece tra le più deboli sui sette giorni, penalizzata dalla minore propensione al rischio sulle monete a maggiore componente speculativa.

Il caso più vivace resta Hyperliquid, con HYPE ancora indicata da CoinDesk come la migliore tra le maggiori criptovalute su base settimanale nonostante una flessione giornaliera. Il movimento si inserisce nel dibattito già affrontato nel nostro approfondimento su ETF su XRP e HYPE e rischio altcoin, dove la ricerca di rendimento su strumenti più aggressivi veniva bilanciata da rischi di correzione improvvisa. Per Bitcoin, il saldo settimanale quasi invariato racconta un mercato in attesa di conferme.

Dopo il rimbalzo iniziale legato all’accordo sull’Iran, la vendita di venerdì e la stabilizzazione del fine settimana, gli operatori guardano ora alla capacità dei negoziati di ridurre il premio al rischio; in questo contesto, anche chi segue strategie di comprare Bitcoin deve fare i conti con una volatilità guidata più dalla geopolitica che da notizie interne alla rete. Resta aperto anche il fronte degli investitori istituzionali esposti a BTC attraverso società quotate e strumenti finanziari collegati. Le tensioni recenti intorno a Strategy, richiamate nell’articolo su Hayes e l’ambiguità di Saylor sui Bitcoin Strategy, mostrano che il prezzo spot non è l’unico indicatore osservato: leva, tesorerie aziendali e strumenti derivati possono amplificare la reazione del mercato a ogni nuovo segnale da Hormuz.

Fonti - CoinDesk

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