Intel perde il 45% a ottobre, fonderie ancora senza cliente chiave
Il crollo del titolo riapre i dubbi sul piano fonderie: PC deboli, ricavi sotto le attese e nessun grande cliente per i chip avanzati.

Intel è tornata al centro delle vendite dopo un ottobre da -45%, con Wall Street che mette in discussione la sostenibilità del piano per diventare un grande produttore di chip per conto terzi. CNBC ha riportato che il ribasso è arrivato dopo indicazioni più deboli sul mercato dei PC e dopo una guidance trimestrale inferiore alle attese degli analisti. La società ha indicato che i ricavi del trimestre in corso saranno inferiori di 1-2 miliardi di dollari rispetto alle stime, mentre la domanda di computer resta frenata dall’aumento dei costi di memorie e altri componenti.
Il segmento PC pesa ancora per circa metà del fatturato del gruppo, un vincolo che rende più complessa la lettura del titolo anche per chi segue le migliori azioni da comprare in un mercato tecnologico molto selettivo. Il nodo più delicato resta la produzione per clienti esterni, su cui il gruppo ha investito per circa cinque anni una parte rilevante dei 108 miliardi di dollari di spese in conto capitale citati da CNBC. L’obiettivo era sfidare Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., ma la società non ha ancora annunciato un cliente di primo piano per i chip più avanzati e continua a produrre soprattutto componenti destinati ai propri prodotti.
Il cambio di sentiment è brusco perché fino a pochi mesi fa il mercato aveva letto la storia in modo opposto. Dopo l’ingresso del governo statunitense con una quota del 10% nell’agosto 2025 e l’investimento da 5 miliardi di dollari di NVIDIA, il titolo era salito di sei volte in dieci mesi, toccando il massimo a giugno grazie anche alle attese sull’intelligenza artificiale agentica. Quel premio si è ridimensionato venerdì, quando il titolo ha perso 29% in una sola seduta, la peggiore dagli anni Settanta secondo CNBC.
La correzione si inserisce in una fase più ampia di nervosismo sui semiconduttori, già emersa nella nostra analisi su AMD e il test degli utili attesi e nel focus sui conti di metà novembre del leader degli acceleratori grafici. Per il mercato, la questione non è soltanto ciclica. Se i PC restano deboli e la divisione di produzione per terzi non conquista clienti esterni di peso, il gruppo rischia di dipendere troppo a lungo da un segmento maturo proprio mentre la spesa per l’IA spinge capitali verso società percepite come più direttamente esposte alla domanda di calcolo avanzato.
Il tema era già emerso nel precedente aggiornamento sulla guida debole nel comparto chip, che aveva anticipato la pressione sui multipli. Il nervosismo tecnologico si riflette anche su alcune attività digitali più sensibili alla propensione al rischio: Optimism scambia a 0,1089 dollari, in calo dell’1,98% nelle ultime 24 ore. Per gli operatori che seguono la relazione tra tecnologia, liquidità e asset digitali, il contesto resta utile da leggere accanto alla nostra guida al trading di criptovalute, senza confondere però la dinamica dei token con i fondamentali industriali dei semiconduttori.