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Licenze OCC alle società cripto, l’industria respinge Warren

Digital Chamber difende le licenze fiduciarie OCC concesse a società cripto dopo le accuse di illegalità mosse dalla senatrice Warren.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Licenze OCC alle società cripto, l’industria respinge Warren

Lo scontro sulle licenze fiduciarie nazionali concesse dall’OCC alle società di criptovalute si è riacceso a Washington. The Block ha riportato che la Digital Chamber ha respinto le accuse della senatrice Elizabeth Warren, secondo cui alcune autorizzazioni sarebbero state assegnate in modo improprio a operatori del settore. Decrypt ha indicato che la presa di posizione arriva pochi giorni dopo le critiche di Warren al Dipartimento del Tesoro, accusato di aver aperto la strada a una nuova ondata di autorizzazioni per imprese legate agli asset digitali. Il tema è rilevante per l’intero comparto delle criptovalute, perché tocca il confine tra custodia, servizi fiduciari e attività bancarie tradizionali. Al centro del dossier c’è l’Office of the Comptroller of the Currency, l’autorità federale che supervisiona le banche nazionali negli Stati Uniti. Secondo Decrypt, la Digital Chamber ha chiesto al responsabile dell’OCC, Jonathan Gould, di difendere le approvazioni già concesse e di proseguire nella definizione di criteri di vigilanza più chiari per le trust bank attive nei servizi legati agli asset digitali. Le autorizzazioni citate dalle fonti riguardano un gruppo ampio di società, tra cui Coinbase, Circle, Ripple, Paxos, BitGo, Fidelity, Crypto.com, Stripe e Protego. La questione era già emersa nel nostro approfondimento sulle licenze bancarie alle criptovalute e lo scontro con Warren, dove il nodo principale restava la possibilità che strumenti nati per funzioni fiduciarie vengano usati per offrire servizi più vicini all’attività bancaria ordinaria. Warren sostiene che questa evoluzione possa violare la normativa bancaria statunitense e aumentare i rischi sistemici, perché consentirebbe a società cripto di operare con vincoli diversi rispetto agli istituti tradizionali. L’industria ribatte che il quadro delle licenze può invece offrire regole più leggibili e una supervisione federale diretta, in una fase in cui molti operatori cercano percorsi regolamentati per custodia, pagamenti e tokenizzazione. Non è una notizia di mercato su singoli strumenti: Official Trump e Mastercard non sono indicati dalle fonti come destinatari delle licenze citate. Il caso, però, mostra perché gli investitori seguano sempre più da vicino la regolamentazione accanto ai prezzi, come avviene anche nella nostra guida al trading di criptovalute, soprattutto quando decisioni amministrative possono cambiare l’accesso degli operatori alle infrastrutture finanziarie. Per Ripple il confronto con i regolatori resta un fattore osservato anche dal mercato, dopo la recente debolezza di XRP analizzata nel pezzo su XRP e il supporto a 1,30 dollari. Più in generale, l’incertezza normativa si somma a un contesto già selettivo per gli asset digitali, come mostrato dai deflussi dagli ETF su Bitcoin ed Ethereum. La battaglia sulle licenze OCC diventa quindi un altro capitolo della normalizzazione istituzionale del settore negli Stati Uniti. ### Fonti - The Block

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