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Licenze bancarie alle criptovalute, l’industria sfida Warren

La Digital Chamber chiede all’OCC di difendere le licenze fiduciarie concesse a Coinbase, Ripple e altri operatori dopo le critiche di Warren.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Licenze bancarie alle criptovalute, l’industria sfida Warren

La battaglia politica sulle licenze bancarie concesse negli Stati Uniti a società legate alle criptovalute entra in una nuova fase. Decrypt ha riportato che la Digital Chamber, una delle principali associazioni del settore, ha chiesto all’Office of the Comptroller of the Currency di difendere le recenti approvazioni dopo le critiche della senatrice Elizabeth Warren, che le ha definite potenzialmente contrarie alla legge bancaria statunitense. Al centro dello scontro ci sono le licenze fiduciarie nazionali rilasciate dall’OCC a diversi operatori con attività nel settore degli asset digitali. Nell’ultimo anno, l’autorità ha autorizzato strutture di questo tipo per società tra cui Coinbase, Circle, Ripple, Paxos, BitGo, Fidelity, Crypto.com, Stripe e Protego. La questione tocca direttamente il confine tra innovazione finanziaria e vigilanza prudenziale, un tema ricorrente anche nella nostra copertura sulle criptovalute. Warren sostiene che l’amministrazione Trump stia permettendo a società del comparto digitale di usare licenze pensate per funzioni più ristrette, estendendole di fatto a servizi bancari più ampi. La senatrice democratica del Massachusetts ha collegato questa impostazione a possibili rischi sistemici per il sistema bancario statunitense. La contestazione arriva in un momento in cui Ripple resta sotto osservazione anche sui mercati, come emerso nell’analisi su XRP perde quota: il mercato guarda al supporto a 1,30 dollari. La risposta dell’industria è stata netta. La Digital Chamber ha invitato il responsabile dell’OCC, Jonathan Gould, a non arretrare e a proseguire nella definizione di criteri di supervisione chiari per le banche fiduciarie. Secondo l’associazione, la strada delle licenze nazionali può offrire un quadro più ordinato per custodia, regolamento e servizi collegati agli asset digitali, anziché lasciare il settore in una zona grigia. Il tema si intreccia con operazioni infrastrutturali come quella descritta nel caso Squid ottiene 6 milioni di dollari con Ripple per più reti. La disputa non riguarda token speculativi come Official Trump, ma la struttura regolamentare che potrebbe consentire agli operatori del settore di avvicinarsi a funzioni tipiche della finanza tradizionale. Per questo il dossier interessa anche il mondo dei pagamenti e delle reti finanziarie consolidate, dove società quotate come Mastercard operano dentro perimetri di vigilanza definiti. Il punto politico è se le licenze fiduciarie possano bastare per sostenere attività con impatto potenzialmente bancario. Il confronto con l’OCC si inserisce in una fase più ampia di ridefinizione delle regole statunitensi sugli asset digitali. Il Congresso discute iniziative su riserve, custodia e mercati regolamentati, mentre le autorità federali continuano a dividersi sulle competenze. Lo si è visto anche nelle discussioni su Riserva Bitcoin USA, la nuova bozza congela i BTC per 20 anni e nel nodo tra SEC e CFTC sulle opzioni su Bitcoin al Nasdaq. Per gli operatori, la partita è soprattutto istituzionale: ottenere una cornice nazionale potrebbe ridurre l’incertezza e rafforzare il dialogo con i supervisori. Per Warren e altri critici, invece, il rischio è che l’innovazione venga usata per aggirare norme nate per proteggere depositanti e stabilità finanziaria. La decisione dell’OCC di difendere o rivedere la propria linea sarà quindi un passaggio chiave per capire quanto spazio avranno le società di criptovalute nel sistema bancario statunitense. ### Fonti - Decrypt

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