NVIDIA e AMD, stessa corsa all’IA ma ricavi sempre più distanti
Il confronto tra NVIDIA e AMD resta legato all’IA, ma i ricavi mostrano strade diverse: centri dati dominanti per il leader, sfida aperta per AMD.

NVIDIA e AMD continuano a muoversi dentro la stessa grande narrazione di mercato: la domanda per processori e acceleratori destinati all’intelligenza artificiale. Ma dietro la corsa comune, il confronto tra i due gruppi mostra una distanza crescente nella composizione dei ricavi e nella percezione del rischio da parte degli investitori. The Motley Fool ha evidenziato che il vantaggio maturato dal gruppo guidato da Jensen Huang non dipende soltanto dal primato negli acceleratori per IA.
Quattro anni fa, nel primo trimestre dell’esercizio 2023 chiuso il 1 maggio 2022, la società era ancora più bilanciata: i centri dati erano appena diventati la principale area di attività, mentre videogiochi, visualizzazione professionale, automotive e robotica restavano segmenti rilevanti. La fotografia più recente è molto diversa. Nel primo trimestre dell’esercizio 2027, chiuso il 26 aprile 2026, i centri dati hanno generato il 92% dei ricavi del gruppo, secondo la ricostruzione della testata statunitense.
Il titolo scambia a 202,81 dollari, in calo del 2,21% nelle ultime 24 ore, segnale che il mercato continua a prezzare sia la forza del ciclo IA sia il rischio di una concentrazione sempre più marcata. Per la rivale, il tema è opposto: non difendere una posizione dominante, ma dimostrare di poter ridurre il divario in un mercato dove gli ordini per infrastrutture IA restano decisivi. La questione era già emersa nella nostra analisi su come AMD sfidi NVIDIA nei centri dati IA, con Microsoft e Meta alla ricerca di alternative per diversificare forniture e costi.
La pressione competitiva è tornata al centro anche dopo il caso Kimi K3 e i dubbi sui processori IA, che ha riaperto il tema della sostenibilità della domanda. Il punto, per Wall Street, non è più soltanto chi venda più acceleratori, ma quale società abbia il profilo più resistente se la spesa in IA dovesse rallentare o concentrarsi su pochi grandi clienti. Il dibattito si inserisce in un contesto in cui la spesa complessiva per l’IA viene ormai discussa su scale molto elevate, come indicato anche nel nostro approfondimento su Dimon e la spesa verso mille miliardi.
In parallelo, il recente calo che ha diviso Wall Street sul duello IA mostra quanto il settore resti sensibile a valutazioni, margini e aspettative. La concentrazione nei centri dati offre al leader una leva operativa potente quando la domanda accelera, ma aumenta anche la dipendenza da un’unica direttrice industriale. Per chi analizza il comparto all’interno delle migliori azioni da comprare, la distinzione tra crescita strutturale e rischio di valutazione diventa quindi centrale.
Nel caso della rivale, invece, la tesi di mercato resta legata alla capacità di trasformare la domanda potenziale in quote concrete e ricavi ricorrenti. Il confronto tra i due titoli resta così meno lineare di quanto suggerisca l’etichetta comune dell’IA. Da una parte c’è un gruppo ormai fortemente identificato con i centri dati; dall’altra una società che cerca spazio nello stesso mercato, ma con una traiettoria ancora da consolidare.
Per gli investitori, la divergenza non riguarda solo la dimensione in Borsa, ma la qualità e la distribuzione dei ricavi che sostengono le aspettative future.