NVIDIA corre dopo i conti IA, Tesla accende i robotaxi: la sfida divide Wall Street
NVIDIA sale con ricavi IA in forte crescita mentre Tesla prova i robotaxi senza supervisione. Il mercato premia modelli molto diversi.

NVIDIA e Tesla tornano al centro di Wall Street con due storie di intelligenza artificiale molto diverse: da un lato i ricavi dei centri dati, dall’altro la promessa dei robotaxi. Il titolo NVDA scambia a 210,96 dollari, in rialzo del 4,03%, mentre gli investitori valutano se la crescita dell’IA infrastrutturale resti più solida della scommessa sulla guida autonoma. 24/7 Wall St. ha messo a confronto i due gruppi dopo risultati e aggiornamenti operativi che evidenziano traiettorie quasi opposte.
Per il produttore di semiconduttori, il primo trimestre dell’esercizio 2027 ha mostrato ricavi per 81,6 miliardi di dollari, in crescita dell’85,2% su base annua; per il costruttore di auto elettriche, l’attenzione è andata invece ai primi viaggi robotaxi senza supervisione a Dallas e Houston. Il cuore della forza del gruppo guidato da Jensen Huang resta nei centri dati, che hanno generato 75,25 miliardi di dollari nel trimestre. La divisione reti è cresciuta del 199% su base annua e il margine lordo rettificato è rimasto al 75%, numeri che rafforzano la narrativa sulle cosiddette fabbriche di IA.
Il consiglio ha inoltre autorizzato 80 miliardi di dollari di riacquisti di azioni proprie e aumentato il dividendo trimestrale a 0,25 dollari per azione. Il confronto arriva mentre l’intera filiera dei semiconduttori è sotto osservazione, come emerso anche nella nostra analisi su Intel e AMD dopo il rally dell’IA nei centri dati. La domanda di processori, reti e memorie continua a spingere gli ordini, ma rende più severo il giudizio del mercato su margini, capacità produttiva e dipendenza dai grandi clienti tecnologici.
In questo quadro, le azioni NVIDIA restano un barometro centrale per misurare la spesa globale in infrastrutture IA. La prova successiva indicata da 24/7 Wall St. riguarda il secondo trimestre, con aspettative fissate a 91 miliardi di dollari di ricavi e senza contributo dal calcolo avanzato venduto in Cina. È un passaggio delicato perché la crescita recente ha alzato molto l’asticella: anche un gruppo dominante può essere penalizzato se il mercato percepisce un rallentamento negli ordini o vincoli geopolitici più pesanti del previsto.
La casa automobilistica di Elon Musk ha invece riaperto il dossier autonomia con corse robotaxi senza supervisione in due città statunitensi. Il punto debole, secondo la lettura proposta da 24/7 Wall St., resta la distanza tra promessa industriale e valutazione: il titolo viene ancora associato a un multiplo di 382 volte gli utili degli ultimi dodici mesi. Le piattaforme di previsione citate dalla testata assegnano inoltre solo l’11,5% di probabilità a un lancio robotaxi in California entro fine anno, segnale di scetticismo sui tempi.
Il mercato sembra quindi distinguere tra IA già monetizzata e IA ancora da dimostrare su larga scala. La stessa tensione attraversa altri grandi nomi tecnologici, come mostrato dall’approfondimento su Microsoft e la spesa per data center già venduti e dall’analisi sul debito delle Big Tech legato all’IA. Per gli investitori che seguono le migliori azioni da comprare, il caso mette in evidenza una differenza cruciale: non tutte le storie di intelligenza artificiale hanno lo stesso grado di visibilità sui ricavi.
Il tema resta anche industriale, non solo finanziario. La corsa ai chip IA sta già influenzando memorie, energia e catene di fornitura, come segnalato nel nostro focus su Apple e il costo nascosto delle memorie per iPhone. In Borsa, però, la discriminante immediata resta la capacità di trasformare la domanda in utili: oggi il vantaggio percepito sembra andare al modello dei centri dati, mentre la scommessa robotaxi richiede ancora prove operative più ampie.