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OKX-ICE, Tesla e SpaceX portano a 56 i no alle azioni tokenizzate

Tesla, SpaceX e Amazon si aggiungono agli emittenti che bloccano il listino tokenizzato OKX-ICE: i no salgono a 56 sotto le regole SEC.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
OKX-ICE, Tesla e SpaceX portano a 56 i no alle azioni tokenizzate

Il progetto OKX-ICE sulle azioni tokenizzate incassa un nuovo stop da parte di alcune delle società più osservate di Wall Street. Decrypt ha riportato che Tesla, SpaceX e Amazon figurano tra i nuovi emittenti contrari, portando il totale a 56 società. CoinDesk ha indicato che le obiezioni coprono ormai quasi l’80% della selezione iniziale prevista dalla sede OKX-ICE.

L’elenco aggiornato citato da Decrypt include sei nuovi emittenti: oltre ai due gruppi legati a Elon Musk e ad Amazon, compaiono anche Netflix, Lam Research e SoFi Technologies. La presenza di SoFi è rilevante perché la società opera anche nell’intermediazione di strumenti legati alle criptovalute. Il nuovo gruppo si aggiunge ai 50 nomi già emersi nella comunicazione del 30 ottobre, su cui avevamo ricostruito il primo allargamento dei no alle azioni tokenizzate OKX-ICE.

La progressione delle obiezioni mostra un’accelerazione netta. Decrypt ha ricordato che i contrari erano 9 il 15 ottobre, poi 38 il 28 ottobre e 50 due giorni più tardi, quando nel gruppo erano entrate anche NVIDIA, Costco e Nike. Il tema arriva in una fase in cui i grandi titoli tecnologici restano al centro del mercato, come conferma anche il recente rimbalzo dei semiconduttori a Wall Street.

Il quadro regolamentare deriva dall’esenzione per l’innovazione annunciata dalla SEC a settembre, dopo lo stallo del Clarity Act al Senato. In base all’ordine dell’autorità, una sede che voglia offrire una versione tokenizzata di azioni emesse da terzi deve avvisare la società interessata. Se l’emittente presenta un’opposizione scritta entro 30 giorni, quel titolo non può essere reso disponibile su quella specifica piattaforma.

Il punto centrale è che l’opposizione non equivale a un divieto generale contro la tokenizzazione delle azioni. Vale solo per la sede interessata, in questo caso OKX-ICE, e lascia aperta la possibilità che lo stesso emittente adotti una posizione diversa verso altre iniziative. Tra i grandi nomi già contrari figurano anche Microsoft e Alphabet, mentre il contesto resta legato alla valutazione delle grandi piattaforme tecnologiche, come emerso nella nostra analisi su Copilot e la scommessa sull’intelligenza artificiale.

Per gli operatori, il caso conferma che le azioni tokenizzate restano un terreno di confronto tra innovazione di mercato, tutela del marchio e controllo sulla distribuzione dei titoli. La resistenza delle megacap riduce la profondità iniziale del paniere e può rendere meno immediata l’adozione da parte degli investitori istituzionali. Il tema rientra nel più ampio perimetro degli strumenti digitali analizzato nella nostra guida al trading di criptovalute, ma qui il nodo principale non è il prezzo degli asset: è il consenso degli emittenti.

CoinDesk ha sottolineato che la quota di società contrarie è ormai vicina a quattro quinti della lista iniziale. Questo dato rende più complesso il lancio commerciale di una sede costruita proprio sull’accesso a grandi nomi azionari statunitensi. Per OKX e ICE, la prossima fase dipenderà dalla capacità di mantenere un’offerta credibile senza alcuni dei titoli più riconoscibili del mercato.

Fonti - Decrypt

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