S&P 500 perde il 2,68% nella settimana peggiore dal 2025: Wall Street trema
L’S&P 500 chiude la quarta settimana in rosso con un calo del 2,68%. Pressione su tecnologia, semiconduttori e attesa per CPI e NVIDIA.

Il S&P 500 ha chiuso la settimana terminata venerdì 6 novembre 2026 con un calo del 2,68%, il peggior bilancio da venerdì a venerdì dal crollo legato ai dazi dell’aprile 2025. La flessione non è stata uniforme su tutto il listino, ma ha colpito soprattutto le aree più esposte alla tecnologia e all’intelligenza artificiale. Per Wall Street è arrivata anche la quarta settimana consecutiva in territorio negativo.
24/7 Wall St. ha riportato che l’indice ha terminato venerdì a 7.376,86 punti, contro i 7.580,07 punti della settimana precedente. Il confronto più pesante resta quello con la settimana chiusa il 4 aprile 2025, quando la correzione legata ai dazi aveva prodotto un arretramento del 9,08%. Il dato attuale è quindi molto meno violento, ma segnala un deterioramento più persistente del tono di mercato.
La debolezza si è riflessa anche sul SPDR S&P 500 ETF, che nella stessa settimana ha perso 2,7%, scendendo da 755,72 a 735,29 dollari. Il movimento dell’ETF conferma che la correzione non riguarda solo singoli titoli, anche se la pressione più forte si è concentrata su un segmento preciso del mercato. Il tema resta la dipendenza degli indici statunitensi da pochi grandi nomi della tecnologia.
Al centro dell’attenzione ci sono i semiconduttori, con Intel indicata tra i titoli più osservati nella rotazione negativa del comparto e NVIDIA attesa alla prova dei conti. Il titolo NVIDIA vale 186,64 dollari, con una variazione a 24 ore del +2,78%, ma il dato non cancella la volatilità recente. Per chi segue il settore azionario, il confronto con le migliori azioni da comprare resta soprattutto un esercizio di selezione, non una lettura automatica del rimbalzo.
La correzione arriva dopo una fase in cui il mercato aveva già mostrato segnali di nervosismo sui grandi titoli tecnologici. Nei giorni scorsi avevamo segnalato che il Dow Jones aveva perso 500 punti mentre NVIDIA rimbalzava, confermando una Wall Street più fragile sotto la superficie. Anche il precedente approfondimento su NVIDIA in calo del 9,26% aveva evidenziato come il tema intelligenza artificiale non basti più, da solo, a sostenere valutazioni elevate.
Il calendario macroeconomico aggiunge un ulteriore elemento di cautela. Il mercato guarda al prossimo dato CPI statunitense, mentre gli utili di NVIDIA sono considerati un passaggio chiave per misurare la tenuta della spesa in infrastrutture di calcolo. In questo quadro, una sorpresa negativa sui prezzi o sui margini potrebbe amplificare movimenti già resi più nervosi dalla concentrazione degli indici.
La debolezza non riguarda soltanto i produttori di chip. Il recente articolo su Apple e la fragilità di Wall Street ha mostrato come il mercato stia valutando con più severità l’intero gruppo dei Big Tech. Allo stesso modo, il caso Amazon sotto pressione per l’impatto dell’IA conferma che la narrativa sulla crescita tecnologica è entrata in una fase più selettiva.
Il punto centrale è la concentrazione: pochi titoli continuano a pesare in modo decisivo sugli indici. Per ora, il ribasso settimanale dell’indice non ha le dimensioni di una crisi di mercato, ma cambia il tono di inizio novembre. Dopo quattro settimane negative, gli investitori guardano meno al singolo rimbalzo e più alla capacità degli utili e dei dati macro di giustificare le valutazioni raggiunte.
La prossima conferma arriverà dal comportamento dei titoli guida: se la tecnologia non ritroverà stabilità, il mese di novembre potrebbe restare complicato per Wall Street.