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Alphabet arretra a Wall Street: Buffett e Abel restano esposti al nodo IA

Alphabet cede ancora dopo settimane difficili: il mercato pesa investimenti IA, aumento di capitale e la scelta di Berkshire di restare esposta.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Alphabet arretra a Wall Street: Buffett e Abel restano esposti al nodo IA

Alphabet (Google) resta sotto pressione a Wall Street, con il titolo a 337,39 dollari e una flessione dell’1,84% nella seduta. Il movimento arriva dopo un arretramento a doppia cifra nelle ultime settimane, che ha riaperto il dibattito sulla sostenibilità degli investimenti del gruppo nell’intelligenza artificiale. The Motley Fool ha ricostruito il caso partendo da Berkshire Hathaway, che negli ultimi trimestri ha aumentato in modo significativo l’esposizione alla società madre di Google.

Warren Buffett aveva avviato la posizione lo scorso anno, dopo avere in passato riconosciuto di non essere entrato prima sul titolo, mentre Greg Abel, subentrato alla guida operativa del conglomerato dopo l’uscita di Buffett dal ruolo di amministratore delegato a fine 2025, ha più che triplicato la quota. La partecipazione è ora indicata come la quinta maggiore posizione nel portafoglio azionario di Berkshire. Il primo elemento che pesa sulle azioni Alphabet riguarda il forte aumento delle spese in conto capitale.

La società ha indicato per il 2026 investimenti compresi tra 180 e 190 miliardi di dollari, una cifra che il mercato collega soprattutto alla costruzione di capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale. È lo stesso tema che sta attraversando tutto il comparto tecnologico, come mostrato anche dal recente approfondimento su NVIDIA e il debito per finanziare l’IA. Il secondo punto è l’operazione annunciata a giugno per raccogliere 80 miliardi di dollari tramite collocamenti privati di azioni.

The Motley Fool ha indicato che l’operazione è legata al finanziamento dell’infrastruttura di calcolo necessaria a sostenere la domanda di servizi basati su intelligenza artificiale. Per gli azionisti, però, un aumento di capitale di queste dimensioni apre anche il tema della diluizione e della disciplina finanziaria. La tensione non riguarda solo Alphabet.

Negli ultimi giorni il mercato ha penalizzato diversi titoli legati alla filiera dell’intelligenza artificiale, dai produttori di chip ai fornitori di infrastrutture cloud, perché gli investitori stanno cercando di capire quando le spese si tradurranno in ritorni misurabili. In questo quadro si inserisce anche la notizia su Google e Meta alle prese con capacità IA limitata e chip sotto pressione, che segnala come la domanda resti elevata ma non priva di colli di bottiglia. Per Berkshire, la questione è diversa da quella di un movimento tattico di breve periodo.

Il conglomerato ha costruito storicamente posizioni concentrate su società con vantaggi competitivi ampi, flussi di cassa robusti e capacità di difendere margini nel tempo. Alphabet conserva ancora questi elementi nel motore di ricerca, nella pubblicità digitale e nel cloud, ma il mercato sta chiedendo maggiore visibilità sui ritorni degli investimenti in intelligenza artificiale. Il contesto macroeconomico aggiunge un ulteriore livello di prudenza.

Se i tassi restano elevati o la Federal Reserve mantiene condizioni finanziarie restrittive, i titoli a forte crescita tendono a essere valutati con maggiore severità. Non a caso Wall Street segue con attenzione anche scenari alternativi di stretta monetaria, come emerso nell’analisi su Warsh e il rischio di una stretta senza rialzo del tasso ufficiale. La correzione di Alphabet, quindi, non nasce da un singolo evento ma dall’incrocio tra investimenti record, raccolta di nuovo capitale e valutazioni elevate del settore tecnologico.

Per chi monitora le migliori azioni da comprare, il caso resta un banco di prova: non basta più la crescita dell’intelligenza artificiale in sé, ma conta la capacità delle società di trasformarla in utili sostenibili. La scelta di Berkshire suggerisce un orizzonte di lungo periodo, mentre il mercato continua a giudicare il titolo trimestre dopo trimestre.

Fonti - The Motley Fool

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