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Alphabet cresce nel cloud dell’82% ma paga ancora NVIDIA: il duello IA cambia

Alphabet cresce nel cloud e usa chip propri, ma resta cliente di NVIDIA. Il nodo è quanto la spinta sui TPU possa pesare sui margini futuri.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Alphabet cresce nel cloud dell’82% ma paga ancora NVIDIA: il duello IA cambia

NVIDIA e Alphabet (Google) hanno mostrato nei conti estivi la stessa corsa all’intelligenza artificiale vista da due lati opposti: il fornitore dominante di acceleratori e il cliente che prova a internalizzare una parte del calcolo. 24/7 Wall St. ha indicato che Google Cloud è cresciuto dell’82%, mentre il gruppo guidato da Jensen Huang continua a incassare dagli iperscalatori pur davanti a un possibile spostamento verso chip proprietari. Il nodo è che Alphabet controlla una quota crescente della filiera: modelli, infrastruttura cloud e processori dedicati.

Google Cloud ha generato 24,77 miliardi di dollari di ricavi, sostenuto dalla domanda aziendale per infrastrutture di intelligenza artificiale, mentre Gemini gestisce fino a 22 miliardi di token tramite API al minuto. Questa capacità consente al gruppo di indirizzare parte dei carichi sui propri TPU, riducendo la dipendenza tecnica da fornitori esterni dove l’efficienza conta più della pura potenza generica. La fotografia dall’altra parte resta però molto favorevole a NVIDIA.

24/7 Wall St. ha riportato che i ricavi del gruppo sono aumentati del 105,8%, con il segmento data center a 89,02 miliardi di dollari e una crescita del networking del 138%. Il punto, già emerso nella nostra analisi su NVIDIA dopo il fair value a 327,70 dollari, è che i clienti non comprano più solo singoli chip, ma sistemi completi per trasformare il calcolo in capacità produttiva. In Borsa il titolo scambia a 230,86 dollari, in rialzo dell’1,09% nelle ultime 24 ore.

Il movimento conferma che il mercato continua a prezzare una domanda robusta, anche se il tema della concentrazione tra pochi grandi clienti resta centrale dopo il recente approfondimento sul riacquisto NVIDIA da 235 miliardi. La pressione non arriva da un crollo degli ordini, ma dalla possibilità che alcuni clienti molto grandi decidano di tenere in casa una quota crescente del valore. Per Alphabet, i TPU non sono solo una leva di costo.

Sono anche un modo per adattare l’hardware ai propri modelli, come mostrato dall’attenzione intorno a Gemini 4 Argon e al test software. Se il carico di lavoro è prevedibile e legato a servizi interni, un chip su misura può migliorare l’efficienza; se invece serve flessibilità su larga scala, l’ecosistema NVIDIA resta difficile da sostituire nel breve periodo. Il confronto si inserisce in una fase in cui tutto il settore dei semiconduttori sta cercando di ridisegnare le catene di valore dell’intelligenza artificiale.

La stessa direzione si è vista nell’accordo tra Qualcomm, Amazon e il mercato dei chip data center e nella sfida aperta da AMD con l’acquisto di World Labs. Il messaggio per Wall Street è chiaro: la domanda resta enorme, ma la distribuzione dei margini può cambiare. La minaccia di Alphabet non sembra quindi immediata, ma è strutturale.

NVIDIA resta al centro dell’espansione dei data center e beneficia di una domanda che supera la sola vendita di chip, mentre Google prova a spostare una parte del calcolo verso un’architettura proprietaria. Il vero rischio per i prossimi trimestri non è la scomparsa degli ordini, ma una maggiore selettività dei grandi clienti sui carichi da affidare alle piattaforme esterne. Per gli investitori, la questione non si riduce a scegliere un vincitore unico.

NVIDIA monetizza la fase di costruzione dell’infrastruttura, Alphabet cerca di catturare più valore lungo la filiera e il mercato valuta quanto queste due strategie possano convivere. Finché la domanda di capacità IA resterà superiore all’offerta, la relazione potrà rimanere redditizia per entrambe; se però i chip proprietari diventeranno più efficienti su larga scala, il rapporto di forza potrebbe cambiare gradualmente.

Fonti - 24/7 Wall St.

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