Bitcoin risale a 82.710 dollari, ma dagli ETF escono 244 milioni
Bitcoin recupera quota dopo liquidazioni per 1 miliardo, ma gli ETF spot registrano deflussi per 244 milioni. In controtendenza i fondi XRP.

Bitcoin è tornato a scambiare a 82.710,01 dollari, in rialzo dell’1,17% nelle ultime 24 ore, dopo una fase di forte pressione legata a liquidazioni per circa 1 miliardo di dollari. La ripresa del prezzo non ha però cancellato il segnale arrivato dai fondi quotati: CoinDesk ha riportato che gli ETF su Bitcoin hanno registrato 244 milioni di dollari di deflussi nella giornata di giovedì. Il dato mette in evidenza una divergenza tra rimbalzo del mercato spot e flussi degli strumenti regolamentati, un tema centrale per chi segue gli ETF su criptovalute.
Nella stessa seduta, CoinDesk ha indicato che i fondi legati a XRP sono stati gli unici tra quelli sulle criptovalute a chiudere con afflussi, mentre il fondo ZEC ha proseguito la serie di uscite registrata in ottobre. La fotografia è rilevante perché gli ETF sono diventati uno dei canali principali attraverso cui il capitale istituzionale misura l’esposizione agli asset digitali. Il rimbalzo di Bitcoin sopra l’area degli 82.000 dollari segnala una domanda ancora presente sul mercato, ma i deflussi dagli strumenti quotati suggeriscono prudenza dopo l’ondata di liquidazioni.
Il confronto con gli altri prodotti resta altrettanto importante. Il caso Zcash era già tornato al centro dell’attenzione dopo il deposito dell’ETF WINK al Nasdaq, tema approfondito nel nostro articolo sui Winklevoss e l’ETF Zcash WINK, ma i flussi di ottobre indicano che l’interesse non si è ancora tradotto in acquisti netti stabili. Al contrario, la tenuta dei prodotti su XRP conferma che una parte del mercato continua a cercare esposizioni alternative rispetto ai due principali asset digitali.
Il contesto macroeconomico aggiunge un ulteriore livello di cautela. CoinDesk ha ricordato l’attenzione degli operatori per indicatori come il cosiddetto Misery Index e per una misura che combina costo della benzina e tasso medio dei mutui trentennali negli Stati Uniti, salita a 11,79. In Canada, inoltre, i dati governativi hanno indicato una perdita di 68.300 posti di lavoro a settembre, dopo il calo di agosto, contro attese di aumento dell’occupazione.
Questi elementi spiegano perché il recupero del prezzo non venga letto automaticamente come un ritorno pieno della propensione al rischio. Anche su asset come NEAR Protocol, il mercato tende a reagire non solo alle dinamiche interne delle reti, ma anche al quadro dei tassi, della crescita e della liquidità disponibile. Per gli investitori attivi nel trading criptovalute, la combinazione tra flussi ETF e liquidazioni resta quindi uno dei parametri più osservati.
Il tema XRP si inserisce anche in una fase di maggiore attività societaria e finanziaria attorno all’ecosistema. Nei giorni scorsi avevamo analizzato il caso Armada ed Evernorth legato a XRP, che aveva riacceso l’interesse sulle società esposte al token. In parallelo, la tokenizzazione degli strumenti tradizionali continua ad avanzare, come mostrato dall’operazione di Securitize su azioni Usa tokenizzate.
Per ora, il segnale principale resta doppio: il prezzo di Bitcoin ha recuperato terreno dopo lo shock delle liquidazioni, ma il capitale negli ETF non è tornato in modo uniforme. La seduta di giovedì ha premiato soltanto i fondi su XRP, mentre Bitcoin e ZEC hanno chiuso con uscite nette, confermando un mercato ancora selettivo e sensibile ai dati macro.