Cloud IA, Alphabet cresce dell’82% e Microsoft cala a 499,7 dollari
Il confronto sui grandi fornitori cloud mette in evidenza la crescita di Google Cloud, gli investimenti nei data center e il calo di Microsoft.

Amazon, Alphabet (Google) e Microsoft restano al centro del confronto tra i grandi fornitori di infrastruttura cloud, mentre la corsa all’intelligenza artificiale continua a richiedere nuovi data center. The Motley Fool ha rilanciato il tema indicando che non tutti i tre grandi iperscalatori presentano lo stesso equilibrio tra crescita, investimenti e valutazioni di Borsa. Nel frattempo Microsoft scambia a 499,7 dollari, con una variazione giornaliera negativa del 2,04%.
Il punto comune è la centralità del cloud nella costruzione dei servizi di intelligenza artificiale. Molte imprese non dispongono internamente della potenza di calcolo necessaria per addestrare o utilizzare modelli avanzati, e per questo affittano capacità da operatori con infrastrutture globali. The Motley Fool ha evidenziato che la capacità disponibile non basta ancora a coprire la domanda, spingendo i tre gruppi verso spese in conto capitale per data center nell’ordine di centinaia di miliardi di dollari tra il 2026 e il 2027.
Nel confronto, Alphabet emerge per il ritmo di crescita più elevato nel cloud. Google Cloud ha registrato nel secondo trimestre ricavi in aumento dell’82% su base annua, mentre il margine operativo è salito dal 21% al 36%, segnale che l’espansione non sta avvenendo solo tramite spesa aggressiva. Il tema si collega anche alla lettura di mercato già vista quando Berkshire ha rafforzato Alphabet puntando sull’IA di Google, mossa interpretata come una conferma dell’interesse degli investitori istituzionali per la leva cloud del gruppo.
Amazon resta invece un caso più articolato, perché abbina il commercio elettronico a una delle piattaforme cloud più rilevanti al mondo. La generazione di cassa del business principale offre spazio per finanziare l’espansione infrastrutturale, ma il mercato continua a valutare anche i rischi regolatori e la redditività dei diversi segmenti. Non a caso il titolo è tornato al centro dell’attenzione dopo che Thiel ha comprato Amazon dopo due trimestri a zero, mentre resta aperto il fronte antitrust segnalato nella vicenda su Amazon e le contestazioni della FTC sugli annunci.
Per Microsoft, la discussione ruota intorno alla capacità di sostenere investimenti elevati senza comprimere i margini costruiti nel software aziendale. Il titolo resta uno dei riferimenti principali per chi segue le azioni Microsoft, ma il calo giornaliero del 2,04% mostra che il mercato non sta premiando in modo automatico ogni esposizione all’intelligenza artificiale. La domanda, ora, è se la crescita del cloud sarà sufficiente a giustificare valutazioni già elevate rispetto agli utili attesi.
Il tema delle valutazioni non riguarda solo i tre grandi operatori cloud. La filiera dell’intelligenza artificiale ha già prodotto forti rialzi nei semiconduttori e nelle infrastrutture digitali, come emerso anche nell’analisi su NVIDIA ai massimi da due mesi con Hugging Face e nel focus sugli investimenti azionari di NVIDIA a 99 miliardi. In questo contesto, gli investitori stanno distinguendo tra aziende che monetizzano già la domanda e società che devono ancora dimostrare un ritorno chiaro sugli investimenti.
La selezione tra i grandi nomi tecnologici resta quindi più complessa rispetto alla semplice esposizione all’IA. Per chi confronta le migliori azioni da comprare, il parametro chiave non è solo la crescita dei ricavi cloud, ma il rapporto tra spesa per infrastrutture, margini operativi e flussi di cassa futuri. La partita tra Amazon, Alphabet e Microsoft si giocherà soprattutto su questo equilibrio, più che sull’etichetta comune di protagonisti dell’intelligenza artificiale.