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Illinois tassa le transazioni in Bitcoin: l’industria teme una fuga dal mercato

L’Illinois introduce una tassa dello 0,2% sulle transazioni in asset digitali dal 2027. Critiche dall’industria delle criptovalute.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Illinois tassa le transazioni in Bitcoin: l’industria teme una fuga dal mercato

Bitcoin torna al centro del confronto politico negli Stati Uniti dopo la firma, in Illinois, di una nuova imposta sulle attività in asset digitali. La misura, inserita nel bilancio statale per l’esercizio 2027, prevede una tassa dello 0,2% su operazioni come scambi, trasferimenti e servizi di custodia effettuati per clienti residenti nello Stato. Decrypt ha riportato che il governatore JB Pritzker ha firmato il provvedimento martedì, rendendo effettiva una norma destinata a partire dal 1° gennaio 2027.

La legge viene presentata come Digital Asset Privilege Tax Act e riguarda l’attività svolta da operatori che gestiscono asset digitali per conto di clienti dell’Illinois, compresi acquisti e trasferimenti. Bitcoin Magazine ha indicato che l’Illinois diventa il primo Stato americano a introdurre una tassa basata direttamente sulla transazione in criptovalute. Il provvedimento è contenuto nel Senate Bill 3019, inserito in un pacchetto di entrate da 1.624 pagine collegato a un bilancio da 55,9 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2027.

La struttura della tassa è il punto più controverso. A differenza delle imposte su plusvalenze o redditi, il prelievo scatterebbe sull’atto stesso della transazione, anche quando l’utente non realizza alcun profitto; un aspetto che rende il caso Illinois rilevante anche per chi segue il tema del comprare Bitcoin in ottica di lungo periodo e non solo speculativa. Il Crypto Council for Innovation, gruppo che riunisce esponenti del settore finanziario, tecnologico, legale e istituzionale, ha criticato duramente la norma in una lettera indirizzata al governatore.

Secondo Decrypt, l’organizzazione ha avvertito che l’imposta potrebbe avere conseguenze severe per l’industria locale e ha definito il nuovo regime fiscale il più punitivo negli Stati Uniti per gli asset digitali. Il tema tocca anche il dibattito sull’uso diretto delle criptovalute rispetto agli strumenti intermediati. Nei giorni scorsi avevamo analizzato il nodo auto-custodia, mentre un’altra lettura del mercato mostrava come gli ETF non convincono il mercato: la tassa dell’Illinois aggiunge un ulteriore livello di complessità tra detenzione personale, custodia e servizi regolati.

Bitcoin Magazine ha segnalato che la misura dovrebbe generare circa 60 milioni di dollari l’anno, una quota limitata rispetto agli oltre 800 milioni di nuove entrate attese dal pacchetto complessivo. Per i critici, però, il gettito potenziale non compensa il rischio di spingere operatori, sviluppatori e capitali verso altri Stati con regole fiscali meno onerose. Il caso arriva in una fase in cui il mercato statunitense resta sensibile sia alla regolamentazione sia alla liquidità globale.

La recente rotazione sulle criptovalute alternative ha mostrato quanto rapidamente possa cambiare la propensione al rischio, mentre il ticker BTC resta il principale riferimento per valutare il sentiment complessivo sulle criptovalute. Per ora la norma lascia quasi sei mesi di calendario politico e operativo prima dell’entrata in vigore. Il punto da seguire sarà se l’Illinois confermerà l’impostazione attuale o se le pressioni dell’industria porteranno a modifiche prima del 2027, soprattutto perché una tassa sulle transazioni potrebbe diventare un precedente osservato da altri Stati americani.

Fonti - Decrypt

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