Ives ha indicato 1.000 miliardi di capex Big Tech nel 2027: l’IA cambia tono
Dan Ives vede il minimo dei flussi di cassa liberi per Microsoft, Meta, Alphabet e Amazon nella prima metà del 2027.

Microsoft, Meta Platforms, Alphabet (Google) e Amazon potrebbero vedere una svolta nei flussi di cassa liberi dopo l’ondata di investimenti nell’intelligenza artificiale. Dan Ives, managing partner di Yorkville Ives, ha indicato la prima metà del 2027 come possibile punto di minimo, con una ripresa nella seconda parte dell’anno e un’accelerazione più visibile tra 2028 e 2030. Stocktwits ha riportato che Ives ha ridimensionato i timori di una bolla dell’intelligenza artificiale, sostenendo che la spesa per infrastrutture inizierebbe a trasformarsi in maggiore generazione di cassa.
Il passaggio è rilevante perché arriva mentre Wall Street discute se i grandi gruppi tecnologici stiano anticipando troppa domanda futura per centri dati, chip e servizi cloud. Secondo quanto indicato da Stocktwits, Ives ora prevede che la crescita delle spese in conto capitale dei grandi operatori tecnologici e cloud possa raggiungere il picco nel 2027. In precedenza, il punto di svolta era atteso più avanti, tra 2028 e 2029, mentre la nuova lettura anticipa il momento in cui il mercato potrebbe smettere di punire l’aumento degli investimenti e iniziare a guardare al ritorno economico.
Il nodo resta la dimensione assoluta della spesa. Ives ha indicato che le quattro società potrebbero comunque superare 1.000 miliardi di dollari di spese in conto capitale nel 2027, anche con un ritmo di crescita destinato poi a moderarsi. Per il gruppo di Redmond, il tema si incrocia con il recente focus su Azure e sugli strumenti di intelligenza artificiale, già al centro della nostra analisi su Microsoft e il trimestre record di Azure.
Il titolo del gruppo di Redmond quota 544,18 dollari, in calo del 2,09% nelle ultime 24 ore, segnale che il mercato resta selettivo nonostante la narrativa più costruttiva sui flussi di cassa futuri. Per chi segue le azioni Microsoft, la questione non è solo la crescita dei ricavi cloud, ma il tempo necessario perché la nuova infrastruttura per l’intelligenza artificiale produca margini e cassa in modo stabile. Il tema coinvolge anche il confronto fra i principali ecosistemi tecnologici.
Nei giorni scorsi avevamo segnalato come la pressione sugli investimenti abbia pesato anche su Alphabet, alle prese con una cassa negativa legata alla sfida IA, mentre sul fronte e-commerce e cloud resta aperto il dossier su Amazon e il ruolo di AWS nella crescita. La lettura di Ives prova a spostare l’attenzione dal costo immediato al ritorno industriale degli investimenti. Il mercato, però, non ha reagito in modo euforico.
Stocktwits ha indicato che il Roundhill Magnificent Seven ETF, identificato dal ticker MAGS, era in calo dell’1,5% in apertura giovedì, mentre il sentiment retail sul fondo è migliorato da ribassista a neutrale con un livello elevato di discussione. Il dato conferma una fase in cui l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale convive con dubbi su valutazioni, consumi energetici e sostenibilità della spesa, temi già emersi nella nostra analisi sulla pressione dei data center sui Big Tech. Per Wall Street, il punto chiave sarà verificare se la traiettoria descritta da Ives verrà confermata dai prossimi bilanci.
Se il minimo dei flussi di cassa liberi arriverà davvero nel 2027, il mercato potrebbe iniziare a distinguere con maggiore nettezza fra società capaci di monetizzare l’intelligenza artificiale e gruppi costretti solo ad aumentare la spesa. In caso contrario, il dibattito sulla sovracapacità delle infrastrutture resterà centrale ancora a lungo.