OpenAI a 50 miliardi di ricavi: Wall Street riduce l’euforia IA
OpenAI indica ricavi annualizzati vicini a 50 miliardi, sotto le attese circolate a 70 miliardi. Pressione su Microsoft e sui chip IA.

La crescita di OpenAI appare meno rapida di quanto il mercato avesse incorporato nelle ultime settimane. Stocktwits, citando il Financial Times, ha riportato che i ricavi annualizzati della società erano vicini a 50 miliardi di dollari a fine settembre, circa 20 miliardi sotto la stima di 70 miliardi circolata in precedenza tra gli investitori. La notizia ha colpito soprattutto i titoli legati alla catena dell’intelligenza artificiale, dove le aspettative sui ricavi futuri pesano ormai quanto i risultati trimestrali. Microsoft, investitore chiave di OpenAI, scambia a 522,35 dollari, in calo dell’1,40%, dopo una fase in cui il mercato aveva premiato il legame tra Azure, Copilot e domanda di calcolo, come già emerso nella nostra analisi su Microsoft e il boom IA legato ad Azure.
La pressione si è estesa anche ai principali fornitori di infrastrutture e semiconduttori. NVIDIA, Oracle, Broadcom e Intel sono finite nel gruppo osservato dagli operatori, insieme a società più direttamente esposte alla capacità di calcolo per l’IA. Anche Invesco QQQ Trust, termometro molto seguito della tecnologia statunitense, risente del raffreddamento del sentiment sui grandi nomi della crescita. Il dato sui ricavi annualizzati è diventato uno dei parametri più osservati per misurare l’adozione dell’IA generativa.
La lettura è delicata perché gli analisti la usano per confrontare OpenAI con Anthropic e per giustificare investimenti molto elevati in centri dati, chip e contratti di nuvola informatica; non a caso, la raccolta di debito per infrastrutture collegate ad Anthropic aveva già messo in evidenza la scala finanziaria della corsa all’IA nella nostra ricostruzione su 60 miliardi di debito per chip Anthropic. Il punto centrale non è che OpenAI stia rallentando in senso assoluto, ma che il livello comunicato agli investitori appare inferiore al numero che aveva alimentato l’entusiasmo più recente. Una differenza di 20 miliardi di dollari su base annualizzata cambia la percezione del rapporto tra domanda effettiva e spese già annunciate dall’intera filiera, soprattutto in un mercato azionario che ha prezzato multipli elevati sui benefici futuri dell’intelligenza artificiale.
Per Microsoft la questione è particolarmente sensibile, perché OpenAI resta una leva strategica per la narrazione su Azure e sui servizi aziendali basati sull’IA. La correzione delle attese arriva dopo una serie di segnali contrastanti, tra l’ottimismo sui prodotti integrati e le verifiche sui costi di utilizzo dei modelli, tema affrontato anche nel nostro approfondimento su Microsoft e la riduzione della spesa legata a Claude. Il comparto dei semiconduttori resta il più esposto alle revisioni delle aspettative, perché la domanda di chip avanzati dipende dalla capacità delle società di IA di trasformare utilizzo e abbonamenti in ricavi sostenibili.
La debolezza di giovedì negli indici settoriali dei chip, indicata tra il 2% e il 3%, si inserisce in un quadro già molto reattivo alle notizie su forniture, capacità produttiva e nuovi dispositivi, come visto nel caso del Surface Laptop Ultra con Microsoft, NVIDIA e Intel. La seduta conferma che Wall Street continua a credere nella crescita dell’intelligenza artificiale, ma pretende numeri più coerenti con le valutazioni raggiunte. Per gli investitori, il passaggio da 70 a 50 miliardi di dollari non cancella il tema IA, ma introduce una soglia più severa nella lettura di margini, spese in infrastrutture e ritorni attesi dalle migliori azioni da comprare nel settore tecnologico.