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Petrolio in rialzo: il rinvio dei colloqui Usa-Iran riporta tensione

Il greggio rimbalza dopo il rinvio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Brent sopra 80 dollari, mentre restano tensioni su Libano e Israele.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Petrolio in rialzo: il rinvio dei colloqui Usa-Iran riporta tensione

Il Petrolio Brent è tornato sopra 80 dollari al barile nelle prime contrattazioni asiatiche di venerdì 19 giugno 2026, mentre il mercato ricalibra il rischio geopolitico dopo il rinvio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Anche il West Texas Intermediate ha recuperato terreno, salendo a 76,28 dollari. Il movimento segnala un ritorno del premio per il rischio sul greggio, dopo che la conferma del rinvio ha ridotto le attese di una rapida distensione diplomatica.

Oilprice ha indicato che il ministero degli Esteri svizzero ha confermato il rinvio dei colloqui, senza fornire dettagli sulle ragioni della decisione. La notizia è arrivata dopo precedenti ricostruzioni secondo cui il vicepresidente statunitense J.D. Vance, atteso al tavolo, avrebbe annullato il viaggio.

Nelle stesse ore, le forze armate israeliane hanno confermato attacchi nel sud del Libano durante la notte, elemento che ha alimentato ulteriore cautela tra gli operatori. Il nodo politico resta l’intreccio tra Iran, Israele e la possibile intesa sostenuta dall’amministrazione Trump. Secondo la ricostruzione ripresa da Oilprice, Vance avrebbe messo in guardia Israele dal criticare o ostacolare il percorso diplomatico, evocando il rischio di ripercussioni sul sostegno militare statunitense.

La posizione iraniana sarebbe invece legata alla fine della guerra israeliana in Libano, tema già al centro della nostra analisi su greggio, colloqui Usa-Iran e rischio Hormuz. La reazione del mercato energetico è stata immediata perché il petrolio resta uno degli asset più sensibili alle notizie provenienti dal Medio Oriente. Un Brent sopra 80 dollari può riaprire interrogativi su inflazione, costi industriali e margini delle economie importatrici, soprattutto se la tensione dovesse prolungarsi.

Sul fronte delle criptovalute politiche, Official Trump scambia a 1,86 dollari, in calo dell’1,85% nelle 24 ore, mostrando una dinamica distinta rispetto al rialzo del greggio. Per il comparto delle valute digitali, il tema non è soltanto il legame diretto con il nome di Trump, ma anche l’impatto macroeconomico di un petrolio più caro. Un aumento persistente dell’energia può rendere più complessa la traiettoria dei tassi, un punto che abbiamo affrontato nella lettura su Federal Reserve, Bitcoin e Wall Street.

In questo contesto, chi segue le criptovalute e la nostra guida al trading di criptovalute tende a monitorare insieme dollaro, rendimenti obbligazionari e materie prime. Il rinvio non equivale alla rottura definitiva del dialogo, ma introduce un nuovo livello di incertezza in una fase già fragile per i mercati globali. La prossima direzione del greggio dipenderà dalle comunicazioni ufficiali di Washington, Teheran e Berna, oltre che dall’evoluzione del fronte libanese.

La sensibilità degli asset rischiosi resta elevata, come emerge anche dal recente approfondimento su Bitcoin e il limite dei 21 milioni, dove il mercato continua a distinguere tra fattori strutturali e shock di breve periodo.

Fonti - Oilprice

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